• 2 Aprile 2026 17:05

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Istat: migliora il rischio povertà, ma aumenta la deprivazione

Apr 2, 2026

AGI – Nel 2025 la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia scende al 22,6% dal 23,1% del 2024, pari a circa 13,2 milioni di persone. Lo rileva l’Istat nel report “Condizioni di vita e reddito delle famiglie 2024-2025”, segnalando un miglioramento che si accompagna alla crescita dei redditi e a una riduzione della disuguaglianza. La componente del rischio di povertà resta sostanzialmente stabile al 18,6%, mentre aumenta la grave deprivazione materiale e sociale (5,2% dal 4,6%) e cala in modo più marcato la quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, scesa all’8,2% dal 9,2%, in linea con l’andamento dell’occupazione.

Nel 2024, anno di riferimento dei redditi, il reddito medio annuo delle famiglie sale a 39.501 euro, in aumento del 5,3% in termini nominali e del 4,1% in termini reali. Il reddito mediano si attesta a 31.704 euro, pari a circa 2.642 euro al mese. Il recupero non colma tuttavia le perdite accumulate nel lungo periodo: in termini reali, i redditi familiari restano inferiori del 4,9% rispetto ai livelli del 2007, con un divario più marcato nel Centro (-9,3%) e nel Mezzogiorno (-6,9%), e più contenuto nel Nord-est (-2,5%) e nel Nord-ovest (-1,8%). Guardando alle componenti, la perdita rispetto al periodo pre-crisi è particolarmente accentuata per i redditi da lavoro autonomo (-21,8% in termini reali) e per quelli da capitale (-14,9%), questi ultimi penalizzati soprattutto dalla dinamica negativa degli affitti figurativi (-20,1%).

Andamento dei redditi e distribuzione

Più contenuta la flessione dei redditi da lavoro dipendente (-7,9%), mentre risultano in crescita rispetto al 2007 i redditi da pensioni e trasferimenti pubblici (+6,7%). La distribuzione dei redditi mostra segnali di miglioramento: il rapporto tra il 20% più ricco e il 20% più povero scende a 5,1 da 5,5 del 2023, mentre l’indice di Gini cala a 0,310 da 0,322.

Restano tuttavia ampi divari territoriali. Il Nord-est registra la minore incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale (11,3%), mentre nel Mezzogiorno il valore resta elevato al 38,4%, pur in lieve diminuzione rispetto al 39,2% del 2024. Le condizioni di vulnerabilità si concentrano in specifiche tipologie familiari: il rischio supera il 30% tra i monogenitori (31,6%) e le coppie con tre o più figli (30,6%), e resta elevato tra le persone sole. Il divario è particolarmente marcato per cittadinanza, con un’incidenza del 41,5% tra le famiglie con almeno uno straniero, in aumento rispetto al 37,5% del 2024, contro il 20,1% delle famiglie composte solo da italiani.

Mercato del lavoro e fragilità persistenti

Sul mercato del lavoro, i lavoratori a basso reddito rappresentano il 20,4% del totale (dal 21% del 2023), mentre il rischio di povertà lavorativa riguarda il 10,2% degli occupati tra 18 e 64 anni, sostanzialmente stabile rispetto al 10,3% dell’anno precedente. Nel complesso, i dati evidenziano un miglioramento degli indicatori sociali accompagnato da una crescita dei redditi e da una riduzione delle disuguaglianze, a fronte di persistenti fragilità legate alla struttura familiare, alla cittadinanza e ai divari territoriali.

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