• 16 Marzo 2026 22:16

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Kimi Antonelli e gli italiani sul gradino più alto: il tricolore torna a vincere in F1

Mar 16, 2026

La vittoria di Kimi Antonelli al GP di Cina è un trionfo destinato a restare nella memoria degli appassionati come uno spartiacque nella storia della F1 italiana. A soli 19 anni, al volante della Mercedes, Antonelli ha riportato un pilota azzurro sul gradino più alto del podio dopo quasi vent’anni di attesa. Sul tracciato dello Shanghai International Circuit ha dominato la gara con autorità, precedendo il compagno di squadra e regalando al Paese un’emozione che mancava dal 2006, quando Giancarlo Fisichella trionfò nel GP della Malesia. Un’impresa che riaccende il mito dell’Italia nel Circus. Una nazione dalla tradizione motoristica profondissima, culla di passione e tecnica, ma troppo spesso assente dall’albo d’oro dei piloti vincenti.

Il sogno che torna reale

La vittoria di Antonelli in Cina è la conferma che un nuovo fenomeno potrebbe essere sbocciato in F1. Nato a Bologna nel 2006, il giovane pilota ha conquistato la prima vittoria all’inizio del suo secondo anno da pilota ufficiale. Lo ha fatto dimostrando talento, freddezza e una maturità da predestinato. Un successo che certifica la nascita di un potenziale campione del mondo.

Nino Farina, il primo campione del mondo della storia

Torinese, classe 1906, Nino Farina ha un posto unico nella storia, è stato il primo Campione del Mondo di F1 nel 1950. Quando nacque il Mondiale Piloti, fu proprio lui a vincerlo al volante dell’Alfa Romeo 158. Per Farina 5 vittorie su 33 GP disputati. Il primo successo? Nella prima gara della storia del Mondiale, a Silverstone il 13 maggio 1950.

Ascari: il re indiscusso degli anni ’50

Il primo grande italiano capace di imporsi in F1 è stato Alberto Ascari, figura leggendaria degli anni ’50. Ascari resta ancora oggi uno dei re indiscussi, grazie ai due titoli consecutivi conquistati nel 1952 e nel 1953. Fu un dominatore assoluto, capace di vincere dal 1951 in poi, 13 GP, in un’epoca in cui la F1 stava ancora costruendo la propria identità sportiva e tecnica. Il suo stile di guida, elegante e preciso, unito alla forza della Scuderia Ferrari, lo trasformò in un simbolo nazionale e in un riferimento internazionale del motorsport. A distanza di più di mezzo secolo, il suo nome resta un punto di riferimento inevitabile per ogni giovane talento italiano che sogna di arrivare nel Circus.

Gli altri italiani vincenti, da Fagioli a Trulli

La presenza di piloti italiani vincenti nei GP di F1 è stata sporadica, ma comunque significativa nel corso della storia.

Luigi Fagioli

Fagioli, pilota marchigiano nato a Osimo nel 1898, si impose nel GP di Francia 1951. Un successo particolare, arrivato condividendo la sua Alfa Romeo con Fangio. Viene ricordato come il più anziano vincitore in F1 a 53 anni. Disputò 2 stagioni correndo 7 GP tra il 1951 e 1952.

Da Taruffi a Brambilla

Il GP di Svizzera 1952 parlò italiano grazie a Piero Taruffi al volante della Ferrari su uno dei tracciati più tecnici dell’epoca. Quattro anni più tardi, nel GP d’Argentina 1956, fu Luigi Musso a festeggiare condividendo la vettura con Fangio. Straordinaria anche l’impresa di Giancarlo Baghetti, che nel GP di Francia 1961 scrisse una pagina irripetibile: fu l’unico pilota capace di vincere al debutto assoluto in F1. A metà anni Sessanta arrivarono poi i successi di Lorenzo Bandini nel GP d’Austria 1964 e di Ludovico Scarfiotti nel GP d’Italia 1966. Le vittorie italiane proseguirono con Vittorio Brambilla nel GP d’Austria 1975.

Riccardo Patrese

La carriera di Patrese, iniziata nel 1977, attraversa ben 17 stagioni di F1 e lo consacra come uno dei piloti più longevi e vincenti della storia italiana nel Circus. Pur non avendo mai conquistato il titolo mondiale, il padovano classe 1954, ha costruito il suo percorso con costanza e determinazione, raccogliendo 6 vittorie e numerosi podi in un’epoca in cui l’automobilismo era uno degli sport simbolo dell’Italia in piena crescita economica.

Il suo profilo non è sempre stato accolto con favore. Nel 1978, al volante della Arrows, fu travolto dalle polemiche per il tragico incidente del GP d’Italia costato la vita a Peterson, episodio che segnò profondamente la sua immagine pubblica. La svolta arrivò nel 1982, quando Bernie Ecclestone lo volle in Brabham. Proprio in quella stagione Patrese conquistò la sua prima vittoria in carriera nel prestigioso GP di Monaco, al termine di una gara caotica e imprevedibile, segnata da incidenti e ritiri eccellenti. Nel 1983, sempre con la Brabham, tornarono tensioni e contestazioni, fischi compresi da parte dei tifosi Ferrari, nonostante il successo nel GP del Sudafrica.

Per rivederlo sul gradino più alto del podio bisogna attendere il 13 maggio 1990: a Imola, Patrese trionfa nel GP di San Marino al volante della Williams motorizzata Renault. È l’inizio della sua seconda giovinezza agonistica. Sempre con la Williams arrivano nel 1991 la quarta e la quinta vittoria in carriera, rispettivamente nel GP del Messico e nel GP del Portogallo. L’ultimo sigillo arriva nel 1992 con il trionfo nel GP del Giappone, prima del passaggio alla Benetton: il capitolo finale di una carriera lunghissima, fatta di talento, resilienza e passione.

Elio De Angelis

La prima del romano classe ’54 fu nel GP d’Austria 1982 su Lotus. A seguire Imola nel 1985. Il pilota morì nel 1986 dopo un incidente avvenuto durante i test sul circuito del Paul Ricard. Per lui 108 GP disputati tra il 1979 e il 1986.

Michele Alboreto

Un altro nome fondamentale nella storia italiana della F1 è Michele Alboreto. Milanese classe 1956, negli anni ’80 portò la Ferrari a competere per il titolo. Pur senza raggiungere il titolo iridato, Alboreto si impose come vincitore di 5 GP in 194 GP disputati. Pilota evergreen, amatissimo dal pubblico italiano vinse nel 1982 a Las Vegas e nel 1983 in Belgio su Tyrrell, nel 1985 in Canada, Germania e nel GP d’Europa nel Regno Unito su Ferrari.

Alessandro Nannini

Senese, classe 1959, Nannini è stato uno dei talenti italiani tra fine anni ’80 e inizio ’90. Pilota grintoso, veloce e spettacolare nello stile di guida, si è fatto apprezzare per aggressività controllata e grande sensibilità tecnica. Per lui 1 vittoria su Benetton nel GP Giappone del 1989 in 76 gare disputate tra il 1986 e il 1990.

Giancarlo Fisichella

L’ultimo italiano prima di Antonelli a vincere un GP è stato Giancarlo Fisichella, trionfatore nel GP di Malesia 2006. All’epoca, la vittoria di Fisichella con Renault fu accolta come una boccata d’aria fresca dopo troppi anni di attesa. Un momento di gloria che rimase unico per quasi due decenni. Ultimo vincitore italiano prima della nuova generazione. Romano classe 1973 fu il protagonista nell’era d’oro Renault di metà anni 2000, uno dei piloti italiani più longevi e continui nell’era moderna. Fisichella rappresenta il ponte tra la tradizione italiana e la F1 contemporanea, meno mediatico di altri, ma estremamente concreto nei risultati. In 230 GP disputati sono arrivate 3 vittorie: Brasile 2003 su Jordan, Australia 2005 e Malesia 2006 su Renault.

Jarno Trulli

Abruzzese, classe 1974, Trulli è stato uno dei piloti italiani più riconoscibili dell’era moderna. Tecnico, preciso e abilissimo sul giro secco, era celebre per la capacità di portare la sua monoposto al limite in qualifica. L’unica vittoria in Renault nel GP Monaco 2004, in totale 252 gare tra il 1997 e il 2011.

Tradizione rara ma preziosa

Nel quadro complessivo della F1, la vittoria di un pilota italiano è un fatto relativamente raro e rende ancora più speciale il momento storico di Antonelli. Per anni si è discusso dell’assenza di talenti italiani nella massima serie, della difficoltà. Dalla Cina, potrebbe arrivare l’inizio di una nuova era per l’Italia in F1. In un campionato sempre più globalizzato e competitivo, vedere un pilota tricolore vincere è un’emozione che rimane nel cuore; nella speranza che nei prossimi anni questa possa diventerà una costante, non l’eccezione.

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