• 3 Marzo 2026 23:47

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Liquido radiatore auto: il fluido a cui prestare attenzione per non fondere il motore

Mar 3, 2026

La gestione termica è uno degli aspetti più critici per la longevità di un propulsore. Il liquido di raffreddamento, spesso erroneamente considerato un semplice additivo per l’inverno, è in realtà un fluido fondamentale per la propria auto che opera in un range di temperature compreso tra i -40 e gli oltre 120 gradi. Trascurare la sua manutenzione è un rischio che può portare alla deformazione della testata o al grippaggio del motore, con costi di ripristino elevati.

Posso guidare se il livello è basso o la spia è accesa?

Questa è la criticità principale che ogni automobilista si trova ad affrontare. La risposta tecnica è no, è necessario fermarsi immediatamente. Se la spia della temperatura (l’icona del termometro) si accende o il livello nella vaschetta è di molto sotto il minimo, il sistema non è più in grado di scambiare calore correttamente. Continuare a guidare, anche per pochi chilometri, espone il motore a un forte stress termico. Senza una massa radiante sufficiente, la testata tende a imbarcarsi, compromettendo la tenuta della guarnizione. Se ti trovi in questa situazione ecco cosa fare:

accosta in sicurezza e spegni il motore;
non aprire il tappo della vaschetta a caldo, il circuito è sotto pressione e il liquido bollente contenuto all’interno causerebbe gravi ustioni. Attendi almeno 30 minuti;
verifica perdite visibili, se noti una pozza sotto il vano motore, il guasto è strutturale (manicotto rotto o radiatore forato) e il semplice rabbocco non sarà sufficiente per ripartire;
se il terreno è asciutto ma il livello è basso, procedi al riempimento utilizzando acqua demineralizzata o il liquido specifico indicato sul libretto. Se dopo pochi chilometri il livello scende di nuovo senza lasciare tracce a terra, è necessario portare l’auto in officina perché il motore potrebbe consumare il liquido internamente.

Perché va sostituito il fluido

Il refrigerante è una miscela di acqua demineralizzata e additivi che, con il tempo, subisce un degrado chimico. Quando queste sostanze invecchiano, il liquido perde la capacità di proteggere il motore, trasformandosi in un agente corrosivo. Ecco i motivi principali per cui la sostituzione è obbligatoria:

acidità e corrosione: il liquido vecchio diventa acido e inizia a corrodere i metalli interni come il radiatore e la testata;
danni alla pompa (cavitazione): la perdita delle proprietà anti-schiuma crea micro-bolle d’aria che distruggono le palette della pompa dell’acqua, bloccando il raffreddamento;
rischio di fusione: se il calore non viene più trasportato via dai cilindri, il motore rischia danni strutturali gravissimi in pochi minuti.

Le scadenze da rispettare di norma sono queste:

liquidi tradizionali (blu/verdi): ogni 2 anni;
liquidi moderni “long life” (rossi/viola/gialli): ogni 5 anni o 80.000 km.

Rispettare queste tempistiche significa ripristinare la protezione chimica necessaria a mantenere il motore in salute e risparmiare su riparazioni costose.

Come scegliere il prodotto corretto

Esiste molta confusione riguardo ai colori dei refrigeranti (blu, rosso, verde, giallo o viola). In ambito professionale, il colore identifica la tecnologia chimica utilizzata e la scelta del fluido non deve mai essere casuale o basata solo sull’estetica, poiché ogni motore richiede una protezione specifica:

liquidi blu/verde: contengono sali minerali, sono formulati per i motori di vecchia generazione che utilizzano radiatori in rame o ottone;
liquidi rosso/arancio: composti da acidi organici, rappresentano lo standard per i motori moderni con componenti in alluminio e leghe leggere;
liquidi viola/giallo: sono prodotti ibridi di ultima generazione (come le specifiche G12 o G13) che uniscono la protezione dei minerali alla stabilità degli organici.

Mescolare liquidi di tecnologie diverse, ad esempio un blu con un rosso, è un errore grave. Può innescare una reazione chimica che porta alla formazione di una “gelatina” all’interno del circuito. Questa ostruisce i passaggi millimetrici della testata o del radiatore, causando il surriscaldamento del motore anche se il livello nella vaschetta appare corretto. Per non sbagliare, verificate sempre la specifica tecnica (es. G12, G13) richiesta dal costruttore sul libretto di uso e manutenzione.

I segnali di allarme da non ignorare

Imparare a riconoscere i sintomi di un malfunzionamento del sistema di raffreddamento può aiutarti a evitare danni irreversibili. Oltre al controllo del livello nella vaschetta, esistono segnali visivi e olfattivi molto chiari:

colore torbido o scuro: se il liquido non è più limpido ma appare marrone o color ruggine, significa che gli additivi sono esauriti e la corrosione sta già intaccando il motore;
odore dolciastro: il fluido ha un odore molto particolare. Se lo avverti vicino all’auto dopo aver guidato o, peggio, all’interno dell’abitacolo, è probabile che ci sia una micro-perdita da un manicotto o dal radiatore del riscaldamento;
presenza di olio nella vaschetta: se aprendo il tappo noti delle macchie oleose o una sostanza simile a una “crema” scura, significa che l’olio motore sta entrando nel circuito di raffreddamento. Questo è un segnale chiaro che indica un cedimento della guarnizione della testata o dello scambiatore di calore;
residui biancastri: la presenza di incrostazioni o polvere bianca intorno ai giunti dei tubi indica una lieve perdita. Il liquido evapora a causa del calore lasciando dietro di sé i residui solidi degli additivi;
livello che scende senza perdite a terra: se il terreno è asciutto ma devi rabboccare spesso, il liquido potrebbe trafilare all’interno dei cilindri. Questo accade a causa di una fessura nella guarnizione della testata o di un guasto allo scambiatore, portando il motore a “bruciare” il refrigerante insieme al carburante.

Controllare questi dettagli una volta al mese ti permette di intercettare un guasto prima che la lancetta della temperatura salga pericolosamente, salvando l’integrità del propulsore.

Il raffreddamento nelle auto ibride ed elettriche

Nelle vetture moderne elettrificate la gestione del calore è diventata ancora più complessa e vitale. Non si tratta più solo di raffreddare un motore termico, ma di garantire la temperatura ottimale a componenti estremamente costosi come le batterie e l’elettronica di potenza (inverter). Ecco perché in questi veicoli il fluido assume ancora di più un ruolo fondamentale:

circuiti separati: spesso queste auto hanno due o tre circuiti di raffreddamento indipendenti. Uno serve per il motore termico (nelle ibride), mentre un altro, a bassa temperatura, è dedicato esclusivamente alla batteria e ai sistemi elettrici;
liquidi a bassa conducibilità: per motivi di sicurezza, molte auto elettriche utilizzano liquidi refrigeranti speciali progettati per non trasmettere elettricità. Usare un liquido standard potrebbe causare cortocircuiti interni al pacco batterie o danni permanenti ai sistemi ad alta tensione;
spurgo elettronico: a differenza delle auto tradizionali, lo spurgo dell’aria in queste vetture non può essere fatto manualmente in modo efficace. Richiede quasi sempre l’uso di un computer diagnostico che attiva le pompe elettriche interne in una sequenza specifica per espellere ogni minima bolla d’aria;
rischi di degrado della batteria: una bolla d’aria o un liquido esausto in un’auto elettrica non causano solo surriscaldamento, ma accelerano l’invecchiamento delle celle della batteria, riducendo l’autonomia e la vita utile del veicolo.

Per queste tipologie di veicoli, il fai-da-te è fortemente sconsigliato. La precisione nella scelta del fluido e nella manutenzione del sistema non è solo una questione di longevità meccanica, ma una garanzia di sicurezza per l’intero impianto elettrico di bordo.

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