• 26 Febbraio 2026 18:37

Corriere NET

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“Scene splatter in sala operatoria al Monaldi”. Rivelazioni choc dell’avvocato

Feb 26, 2026

AGI – Dalle testimonianze acquisite della procura di Napoli, “sono emersi dettagli scioccanti, dettagli ‘splatter’. Ora dobbiamo studiare i documenti ma quello che è successo in sala operatoria a Napoli, è qualcosa quasi, purtroppo, di cinematografico”. Lo dice l’avvocato Francesco Petruzzi, riferendosi alla documentazione acquisita per conto della famiglia di Domenico Caliendo, il bimbo morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso. Il legale della famiglia del bambino deceduto il 21 febbraio, fa riferimento a dichiarazioni relative all’attesa in sala operatoria dopo aver espiantato il cuore malato di Domenico, prima che arrivasse il box con l’organo del donatore in sala operatoria.

L’espianto del cuore malato di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto all’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso, è avvenuto alle 14.18, ma alle 14.22 non era ancora arrivato in sala operatoria il cuore del donatore. È quanto emerge da alcune testimonianze acquisite dalla procura di Napoli e a disposizione degli avvocati che assistono i sette indagati e la famiglia Caliendo. Inoltre, da alcuni stralci, visionati dall’AGI, di dichiarazioni fornite come sommarie informazioni (sit) emergono tensioni e atteggiamenti aggressivi, in coincidenza con i giorni con cui il caso del bambino di due anni a cui è stato impiantato un cuore danneggiato è in primo piano tra le notizie di cronaca locale e nazionale.

La lite in sala operatoria

Secondo la testimonianza, uno dei tecnici di sala viene chiamato a colloquio dal cardiochirurgo che ha seguito il trapianto, il quale chiede contezza, “con tono minaccioso” del fatto che il clampaggio è avvenuto alle 14.18 se alle 14.22 chi stava portando in ospedale il cuore del donatore era a telefono con un altro medico dell’equipe. Il tecnico avrebbe detto esplicitamente al cardiochirurgo che aveva espiantato il cuore del bambino malato, quando “il cuore era fuori dall’ospedale”. In risposta il cardiochirurgo avrebbe dato un calcio a un termosifone offendendo verbalmente il tecnico, davanti a sanitari dell’equipe.

L’arrivo del cuore del donatore

Il contenitore in cui è stato trasportato il cuore donato al piccolo Domenico Caliendo, “chiuso, arrivò qualche minuto prima delle 14.30“, secondo la ricostruzione di una testimone, ascoltata dai pm di Napoli per sommarie informazioni, nell’ambito dell’indagine sulla morte del bambino di due anni dopo il trapianto di un cuore danneggiato durante il trasporto da Bolzano.

Tempistiche del clampaggio e dell’arrivo dell’organo

Dopo il momento del ‘clampaggio‘, la chiusura cioè delle principali arterie conseguente l’asportazione del cuore malato del bimbo, che sarebbe avvenuto alle 14.18, da quanto emerge da stralci delle testimonianze visionati dall’AGI, si evince che “qualche minuto prima delle 14.30” il cuore del donatore di Bolzano è arrivato in sala operatoria all’interno del contenitore ancora chiuso e che mentre veniva ultimata “la cardiectomia il contenitore non era ancora aperto”.

La procura di Napoli non indagherà alcun medico a Bolzano

L’avvocato Francesco Petruzzi spiega poi che “la Procura di Napoli, dopo aver svolto tutte le indagini, anche attraverso i Nas di Bolzano, non intende indagare graniticamente nessuno a Bolzano“. Il legale della famiglia di Domenico Caliendo aggiunge che “addirittura hanno fatto arrivare i medici da Innsbruck al confine, e li hanno sentiti, per non dover fare un’istanza europea – spiega – i Nas di Bolzano hanno svolto un’indagine molto ampia, facendo persino una simulazione del versamento del ghiaccio secco all’interno del box”.

“Non c’è nessun errore di Bolzano, non c’è nessuna negligenza di Bolzano, ovviamente per la procura di Napoli” prosegue l’avvocato. L’Oss che ha fornito il ghiaccio secco alla dottoressa che ha eseguito l’espianto del cuore dal donatore, “l’ha portata dove era stipato il ghiaccio secco, ha chiesto alla dottoressa se questo ghiaccio andava bene e la dottoressa ha confermato che andava bene il ghiaccio”, secondo la ricostruzione resa nota da Petruzzi, che precisa: “L’Oss non ha nessuna qualifica, nessuna culpa in vigilando relativamente a questa situazione”. “L’ospedale di Bolzano non è un centro trapiantologico. Il ghiaccio secco ha motivo di esserci perché fanno conservazione ai tessuti“, sottolinea Petruzzi, attribuendo, per questa parte, la completa responsabilità alla cardiochirurga dell’ospedale Monaldi. Aspetti che verrebbero fuori da testimonianze rese agli inquirenti nei giorni scorsi.

 

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