AGI – Gli italiani sembrano proprio impiccioni. E ci sono anche dirigenti d’azienda (ma non solo) che si schermano la testa con la carta stagnola perché temono il furto delle loro idee captate chissà come. Sono alcuni tratti psicologici tra gli insospettabili che si rivolgono agli istituti di investigazione privata in Italia.
Stando a casi del genere sembra che la realtà non si viva ma si osservi dal buco della serratura. Oppure si è convinti che sia ordita da qualche Grande Fratello. “Quando la persona chiede di sapere esclusivamente quanto ha l’altro – riflette il titolare della stellata ‘Tomponzi Investigations & Intelligence’, Tommaso Jaroudi Tomponzi, 38 anni, studi in Economia, terza generazione di investigatori con la licenza della Prefettura in tasca – non c’è ‘ratio’, motivazione, un oggettivo torto subito: c’è solo interesse”.
Secondo le ultime verifiche disponibili riferite al triennio 2021-2023 e messe a disposizione dell’Osservatorio statistico Federpol (Federazione italiana degli istituti privati per le investigazioni per le informazioni e per la sicurezza inaugurata nel 1957), nel Paese sono 1791 “i titolari di licenza”. Poco meno dei 1898 rilevati dalla stessa sigla nella precedente indagine del 2019.
Il documento spiega che le agenzie sono concentrate soprattutto nel ricco Nord (776), a seguire al Centro (589) e nel Sud della penisola (426).
Non sono molte le regioni dove la presenza di detective a pagamento raggiunge un numero a tre cifre. Stando sempre ai dati Federpol, al Settentrione figurano la Lombardia (309), l’Emilia-Romagna (144) e il Veneto (140). A scendere, Toscana (141) e Lazio (283). Quindi Campania (156) e Sicilia (100). La regione con l’ammontare più basso è la Valle d’Aosta: sei autorizzazioni.
Invece, andando a vedere la classifica delle città le posizioni cambiano. Sia in vetta che in fondo. Lo studio piazza Roma al primo posto (234 istituti) e Milano al secondo (164). Mentre con una sola sede operativa compaiono Biella (Piemonte), Nuoro (Sardegna) ed Enna (Sicilia).
È un esercito che, in base a quanto riferito nell’ottobre 2024 dal Centro studi di Conflavoro (Confederazione nazionale delle piccole e medie imprese), arruola “nel settore della sicurezza e, in particolar modo delle investigazioni, 245 mila lavoratori”.
“Ci capita di occuparci un po’ di tutto”, dice Tommaso Jaroudi Tomponzi, erede dell’omonimo celeberrimo istituto di investigazioni fondato nel 1948 dal nonno Tom, nato a Pola (Croazia) 27 anni prima. È stato una figura quasi letteraria, ai confini con i personaggi protagonisti dei libri gialli: gli investigatori Edgar Allan Poe, Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Miss Marple e altri ancora.
Alcuni clienti famosi per cui Tom Ponzi ha lavorato (e motivo dell’incarico) sono sul sito web dell’agenzia: la Fiat del commendator Valletta (recupero crediti), la spa italiana dell’agroalimentare Star (truffa), la farmaceutica Squibb e Chanel n.5 nel campo della cosmetica (contraffazione), la scuderia automobilistica Ferrari (sabotaggio) e il ricco Aga Khan (infedeltà coniugale).
Dopo la guida della figlia Miriam – che nel 1997 cambiò il suo cognome da Ponzi a Tomponzi (un po’ con fece Battista Farina, che unì al nome di famiglia il diminutivo dialettale per Giuseppe, ‘Pinin’, suo padre) – oggi al timone c’è il figlio di lei: Tommaso Jaroudi Tomponzi.
“Ricevo mandati da parte di aziende di vari settori economici: chimico, farmaceutico, assicurativo, logistico, trasporti, metalmeccanico, marittimo, dei rifiuti”.
La sua superclassifica?
“Al primo posto assenteismo e accertamenti patrimoniali per il recupero del credito. Quindi bonifiche ambientali a caccia di microspie o telecamere nascoste: in case private, poche; auto e uffici, parecchi; studi legali, molti. Chiaramente le infedeltà e poi le bonifiche tecnologiche, dei telefoni cellulari. Le chiedono dall’impiegata alla Conad al politico: stessa paura”.
Siamo tutti spioni?
“Direi impiccioni. La spia vuole comprendere la verità, qui si tratta di ficcanasare negli affari degli altri, come fa la signora che vuole sapere quanti immobili o soldi investiti ha la persona che ha conosciuto per caso sul treno sedendole accanto”.
Storie strappacuore?
“I nonni che vogliono sapere se il nipote si droga. Prima di sganciare in famiglia una bomba del genere vogliono essere sicuri. Sono dolcissimi”.
Bizzarre?
“Alcune sono da X-Files” (fatti inspiegabili, ndr).
Tipo?
“Quelli che arrivano con la stagnola in testa coperta da un berretto di lana perché temono furti di idee, manipolazioni del proprio comportamento”. “Sono altamente funzionali: impiegati in banca, addirittura dirigenti di azienda. Chissà, certe energie forse esisteranno. Mia mamma era in grado di descrivermi i miei interlocutori senza averli mai visti”.
La manipolazione evoca le sètte
“Ci sono. Non quelle pseudo-religiose, che la cronaca ci ha insegnato a stigmatizzare”. “Altre organizzazioni che magari si occupano di formazione professionale: il coach ti aiuta a superare gli esami, a trovare lavoro, a superare le difficoltà della vita. In cambio, però, vuole una partecipazione economica, tempo infinito da dare dicendo: ‘Beh, se sei arrivato fin qui è grazie a me, me lo devi’. Ma ci sono anche certi Caf”.
Centri di assistenza fiscale?
“Si comportano allo stesso modo. Diventavano centri di caporalato o di intermediazione di mano d’opera a condizioni economiche al limite”.
Di recente il capo della Polizia ha firmato una circolare in cui chiede maggiori controlli degli istituti di investigazione privata, soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca. È d’accordo?
“Sì, probabilmente si tratta del dossieraggio che alcuni ‘colleghi’ hanno fatto a Milano. Questa è una professione che se uno non ha scrupoli fa girare veramente tanto denaro”.
La legge prevede che per ottenere l’autorizzazione prefettizia devi essere laureato
“I giovani che si affacciano a questo mestiere lo sanno. Al contrario, non ha l’obbligo chi ha preso il patentino prima della riforma del 2010”.
La Tomponzi quante sedi ha?
“Un tempo Roma e Milano erano le principali. Con mia madre abbiamo avuto pure Lugano (Svizzera) e Londra. Ha collaborato anche con un bravissimo collega di Mosca. Le abbiamo chiuse tutte dopo il Covid. Ho sedi operative in tutta Italia, dove sono i nostri collaboratori”.
Quanti dipendenti ha?
“Pochi, collaboratori tanti”.
Tutte le età?
“Il più giovane mi pare abbia 21 anni, il più grande 86. Ottimo nel riuscire a far parlare le persone. Cammina con le stampelle. È una tigna quell’uomo”.