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Droga acquistata sul dark web, arrestata anche Claudia Rivelli

Ott 27, 2021

AGI – “Pacco arrivato e nascosto” e “fammi sapere notizie mano a mano, se no mi agito troppo fino a giovedì”. È questo il tenore delle chat WhatsApp tra Claudia Rivelli, 71 anni, attrice e sorella dell’attrice Ornella Muti, e il figlio che si trova a Londra. Le conversazioni sono contenute nell’ordinanza cautelare a carico di 39 arrestati (28 in carcere carcere 11 ai domiciliari, tra cui figura la Rivelli) firmata dal gip di Roma Roberto Saulino. Rivelli è agli arresti domiciliari.

L’inchiesta è quella dei carabinieri dei carabinieri del Nas, coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Giovanni Conzo, sul traffico di droghe sintetiche acquistate dall’estero sul web o sul darkweb. “Il tenore delle chat WhatsApp e la circostanza che l’indagata (Rivelli ndr) camuffasse il reale contenuto delle spedizioni appaiono elementi oggettivamente indicativi della piena consapevolezza e della volontà di quest’ultima di realizzare condotte penalmente rilevanti – scrive ancora il giudice nelle 268 pagine di ordinanza – ponendosi quale schermo per agevolare il figlio nell’importazione di sostanza nel Regno Unito dove e’ considerata illegale al pari dell’Italia, in tal modo riuscendo ad aggirare i controlli doganali”.

Rivelli era stata già arrestata lo scorso 15 settembre dopo che nella sua abitazione in via della Camilluccia, a Roma, gli agenti della Polaria di Fiumicino avevano trovato e sequestrato tre flaconi contenenti complessivamente un litro di sostanza Gbl, conosciuta come la “droga dello stupro”.

L’attrice in quell’occasione, si era difesa dicendo di aver spedito la sostanza al figlio a Londra “perché lui la usa per pulire la macchina, io invece lo uso per pulire casa”. Rivelli è accusata di importazione e cessione di sostanze stupefacenti perché “illecitamente dall’Olanda, con cadenze trimestrali, importava vari flaconi di Gbl provvedendo a inviarne parte al figlio residente a Londra dopo averne sostituito confezione ed etichetta riportante indicazione ‘shampoo’ in modo da trarre in inganno la dogana”, come si legge nel capo di imputazione. 

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