La recente vittoria di Roma agli Oscar – dove ha portato a casa tre statuette – ha segnato un precedente per Netflix, divenendo a tutti gli effetti uno dei concorrenti principali della scena cinematografica mondiale, nonostante le ripetute critiche da parte dei veterani dell’industria. L’aspetto più interessante della vicenda è che non ha quasi più bisogno di una distribuzione “classica” (la pellicola di Alfonso Cuarón per accedere fra i candidati dell’Academy ha dovuto sostare per una sola settimana nelle sale americane) per ottenere grossi risultati, perché il suo solo servizio genera visualizzazione a sufficienza per supportare le produzioni. In uno scenario simile, la nuova fatica chiamata Triple Frontier continua a dimostrare l’ascesa di Netflix nel settore cinematografico?


La pellicola di J.C. Chandor si pone come una antitesi filmica della ben più nota serie d’azione I Mercenari (in originale The Expendables): se da una parte abbiamo una pomposa celebrazione del cinema action degli anni ’80 e ’90, da cui viene recuperato l’eccessivo machismo dei suoi protagonisti e una storia in cui viene esaltata la possanza dei loro corpi in scena, Triple Frontier vuole invece mettere in risalto tutti i lati più umani e in difetto del soldato contemporaneo, che deve combattere prima di tutto con la caducità della sua professione e l’impossibilità di reinserirsi nella società. I volti che danno le fattezze ai cinque protagonisti ex-marine appartengono tutti ad attori giovani del cinema d’azione come Oscar Isaac (la nuova trilogia di Star Wars), Charlie Hunnam (Sons of Anarchy, Pacific Rim), Pedro Pascal (Narcos) e Garret Hedlund (Tron Legacy) con la sola eccezione di Ben Affleck, che interpreta il più anziano del gruppo.

Riuniti dal personaggio di Isaac, i cinque veterani dopo tanti anni di servizio non ripagati dal proprio Paese vogliono prendersi una rivincita personale rubando il capitale economico di un narcotrafficante nascosto in una piccola fortezza nel mezzo di una foresta tropicale. Sin dalla preparazione del piano alla fuga con il bottino, il film dimostra di voler rappresentare qualcosa di diverso nel panorama del cinema d’azione a tema militare, contaminandolo con il registro degli heist movie. Ispirandosi ai film di Kathryn Bigelow (qui in veste di produttrice esecutiva) l’azione su schermo è credibile e segue i reali protocolli militari sin nei minimi dettagli, dal modus operandi impiegato dalle Forze Speciali nelle missioni fino al gergo radio. I corpi muscolosi degli attori non vengono valorizzati come accadeva in passato, per dare spazio alle buone prove attoriali dei loro interpreti. I cinque antieroi rinunciano ai loro giuramenti e a servire il loro Paese, mettendo le loro abilità unicamente a servizio del loro tornaconto personale e familiare, rompendo così anche tutti i codici morali che gli sono stati imposti dalla Convenzione di Ginevra durante gli anni di servizio.


Sebbene il momento della rapina rimanga il punto cardine della narrazione – e anche quello meglio diretto – il vero cuore di Triple Frontier è tutta la lunga e disperata fuga che ne consegue: braccati dai narcotrafficanti e persi nella giungla, i nostri devono uscirne vivi e portare a casa quanti più soldi possono, mentre i loro dissapori e conflitti personali tornano a tormentarli. Nonostante il ritmo cali un po’, questa parte rimane la più significativa in tutto il film per il conflitto interiore ma soprattutto per l’imponenza scenica dei paesaggi in cui è ambientata, inedita per una produzione sulla piattaforma Netflix, tutto in una discesa fisica e metaforica verso un finale al cardiopalma.

La mano del regista la si avverte in particolare nella tensione sottile ma efficace degli scontri a fuoco: “Chi ha sparato per primo?viene chiesto a Ben Affleck dopo una sparatoria con dei contadini innocenti, dopo degli interminabili e silenziosi momenti di attesa, senza doverli evidenziare con inquadrature specifiche. Nella fuga disperata dalla giungla viene fuori il lato più oscuro sopito dentro questi uomini infranti, che sono sempre vicini al punto di rottura per colpa delle quantità assurde di denaro che si portano dietro. Ad un certo punto uno dei cinque arriva persino a bruciare un intero borsone di banconote pur di avere un falò durante la notte, rievocando una sequenza simile in Narcos, e a colpire è la reazione quasi disinteressata e divertita degli altri, salvo più tardi discutere apertamente su cosa salvare fra la vita e il denaro.


Triple Frontier è un piccolo blockbuster action interessante che merita sicuramente la visione, volendosi rifare a un cinema d’azione più viscerale e che mette in risalto lo spirito del guerriero, non il suo fisico.

Vincitore di sei premi Oscar, non possiamo che ricordarvi e raccomandarvi la visione di The Hurt Lockerdella stessa Bigelow.