Per mesi, sono state costrette a prostituirsi, ricattate da un rito Voodoo. Venivano anche drogate. “Dovete pagare un debito di 30 mila euro”, diceva una maman a capo di un’organizzazione di trafficanti. Ma un giorno sono riuscite a fuggire. Due ragazze nigeriane vivono adesso sotto protezione: grazie al loro racconto i finanzieri del Gico di Palermo hanno fermato questa mattina due trafficanti nigeriani, sono accusati di far parte di un’associazione a delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione. Il provvedimento è dei sostituti procuratori Geri Ferrara e Annamaria Picozzi, del procuratore aggiunto Maurizio Scalia. Le indagini del nucleo di polizia tributaria diretto dal colonnello Francesco Mazzotta dicono che gli ultimi due trafficanti fermati fra la provincia di Agrigento e Alessandria, entrambi nigeriani (si chiamano Peter O Egwuy e Osas Edos), fanno parte della banda già bloccata a giugno. A capo dell’organizzazione c’era una maman, che abitava a Reggio Calabria; un complice stava a Napoli, gli altri due componenti del gruppo si muovevano fra Lampedusa ed Agrigento.

“Avevano preteso 30 mila euro per un lavoro in Italia”, era stato il racconto di una testimone, un’altra ragazza che si era ribellata al ricatto dei riti Voodoo. “Sognavo di fare la tata. Ma arrivata in Libia, mi ero trovata rinchiusa in una casa, assieme ad altre ragazze. Ho capito subito a cosa stavo andando incontro. Volevo fuggire, non potevo. Mi dissero che sarei dovuta andare in Sicilia. E così è stato. Appena arrivata, su un barcone, a Lampedusa, sono fuggita”.

Adesso, arrivano altri racconti dell’orrore. Le ultime due vittime erano state prelevate nei mesi scorsi da uno dei componenti dell’organizzazione al centro di prima accoglienza di Siculiana e trasferite a Reggio

Calabria, per essere avviate alla prostituzione. Una di loro era stata anche drogata.

Le intercettazioni hanno svelato tutto il resto. Osaro John, la maman, diceva: “… Quello che mi fa ringraziare Dio è che di questa ho le sue mutande e i capelli da mia madre. Quando è arrivata qui le ho preso quelli dalla vagina e dalle ascelle; quelli sono con me… Se io vedo che non mi pagheranno li porterò da quell’uomo per fare schifezza”.