Ha lavorato per 40 anni in Università, da giovane studentessa fino a diventare nel 2012 direttrice dal 2012 del dipartimento di Biologia e biotecnologie “Spallanzani” di Pavia. Sempre con grinta, professionalità, passione. Senza dimenticarsi mai le fatiche degli inizi, le difficoltà della ricerca, le rinunce che è costretto ad affrontare chi i la sogna in un mondo universitario con sempre meno mezzi finanziari. Ora Alessandra Albertini, 68 anni, è andata in pensione pochi giorni fa, ma lasciando un ricordo concreto del suo modo di vedere il lavoro, lo studio, il futuro, le giovani generazioni. Ha infatti deciso di donare all’università 250mila euro da utilizzare entro il 2023 per cofinanziare posizioni di ricercatori a tempo determinato junior e di assegnisti di ricerca. “È un gesto di fiducia nei confronti del futuro e di ringraziamento per il passato, credo nei giovani “, ha raccontato la docente alla Provincia Pavese.

Da tenpo pensava a questa donazione. Il senso civico, solidale le viene, racconta, dal padre e dal nonno che le hanno insegnato a condividere con gli altri le proprie fortune, se se ne ha l’opportunità. “Dedico quindi i 250mila euro alla memoria dei miei cari, che amavano la cultura e la generosità».

Un regalo fatto non solo all’universita che come tutte naviga in difficoltà economiche, o al dipartimento ma soprattutto alle persone che ci lavorano. “Io do la priorità alle persone: mi spiace vedere, oggi, giovani tra i 30 e i 40 anni vivere nel completo precariato, considerando anche solo la nomina a professore associato come un miraggio lontano. I tempi di stabilizzazione in università si sono dilatati rispetto a quando io sono entrata nella carriera accademica, allora si diventava docenti prima dei 34 anni. Adesso vi sono bravi scienziati che a 50 anni lottano ancora per una cattedra stabile: lo trovo ingiusto e grave» ha raccontato alla Provincia Pavese.