ROMA – Quattro gommoni a poche miglia di distanza l’uno dall’altro, più di 300 persone a bordo, due navi umanitarie tedesche della Ong Sea Watch incaricate del soccorso dalla sala operatova di Roma, il Moonbird che coordina le operazioni dall’alto. Tutto fila liscia nel Mediterraneo solcato da una catena di imbarcazioni fino a quando arriva una motovedetta della Guardia costiera libica che, come ormai prassi da mesi, intima ai volontari di allontanarsi. A quel punto decine di migranti si gettano in acqua disperati, molti senza giubbotti di salvataggio, nel tentativo di sottrarsi al recupero da parte della motovedetta libica e dunque ad un ritorno nei centri di detenzione.

Sono ore complicate nel Mediterraneo, dove l’ennesimo salvataggio conteso tra navi umanitarie e guardia costiera libica sta mettendo a rischio la vita di decine di persone. Sul posto anche due mavi militari italiane.

Tutto comincia questa mattina alle 9 ,quando dalla sala operativa di Roma la Guardia costiera assehna alla Sea Watch 3 il soccorso di un gommone con 120 persone a bordo a circa 20 miglia di navigazione. la nave umanitaria tedesca si muove in quella direzione ma nel frattempo in aiuto ai migranti arriva la più vicina Seafuchs. La sala operativa di Roma incarica la Sea Watch di andare incontro ad un secondo gommone, a 13 miglia e lungo la strada la nave ne incrocia un terzo. Vengono messe in mare le lancie e comincia la distribuzione dei giubbotti quando in prossimità di uno dei gommoni arriva una motovedetta libica. E a quel punto, terrorizzati all’idea di essere riportati indietro, decine di persone si gettano in mare.

Intanto sono 296 i migranti approdati nel porto di Pozzallo a bordo della nave da guerra portoghese “don Francisco de Almeida”, della missione Frontex. I migranti sono stati soccorsi ieri in diverse operazioni nel Canale di Sicilia. Tra le 38 donne arrivare, 11 sono state ricoverate negli ospedali di Modica e Ragusa perché in gravidanza.