MILANO – Ore 9:15. Si allenta la pressione sulle Borse mondiali, ma resta l’incertezza a giudicare dall’andamento di Asia e dalle aperture europee. Vista in recupero, invece, Wall Street che è reduce dal peggior crollo dal 18 marzo scorso con lo S&P500 che ha perso oltre 6 punti percentuali e il Dow Jones quasi sette.

Le Piazze del Vecchio continente aprono in ordine sparso: Milano gira in rialzo dello 0,5% dopo l’apertura in rosso, mentre le altre sono deboli. Londra cede l’1,2%, Francoforte l’1% e Parigi lo 0,9%. Seduta incerta sui listini asiatici: Tokyo a fine seduta registra un passivo dello 0,75%. Hong Kong scivola dell’1,25%, Shanghai dello 0,42% e Seul del 2,36%.

Un recupero “troppo” accelerato?

Sull’intensità del crollo della seduta di ieri ha pesato il rally dal quale erano reduci i listini nelle ultime settimane di recupero dai minimi di marzo. Una marcia che aveva riportato il Nasdaq in territori record e Wall Street nel suo complesso ad annullare le perdite che erano arrivate dalla pandemia in avanti. Basta pensare che le compagnie aeree avevano messo in fila la miglior dieci giorni di guadagni, salvo poi riprecipitare in basso. La valutazione dello S&P500 dopo il giovedì nero è ancora del 13% superiore a febbraio, quando la crisi pandemica è esplosa. L’indice principale americano tratta a un multiplo (21,3 volte gli utili attesi nei dodici mesi) ancora superiore al picco di febbraio.

Borse Ue incerte dopo i crolli. Timori di nuove ondate Covid e prese di profitto: le ragioni delle vendite

Un recupero, insomma, alimentato più dal rafforzamento della presenza delle Banche centrali sul mercato (alla cui azione si è unita, questa volta, anche la politica fiscale dei governi in particolare in Europa) mentre sia l’Ocse che la Fed hanno ricordato quanto la ferita economica sia grave. La Banca centrale Usa, rassicurando i mercati sul fatto che i tassi resteranno vicini a zero per tutto il 2022, ha implicitamente dato la misura di quanto sarà lunga la strada per la ripresa. Preoccupano in particolare le previsioni di disoccupazione sopra il 9% per quest’anno. Stime – ed effetti borsistici – che hanno di nuovo armato gli attacchi del presidente Donald Trump contro il governatore Jerome Powell: “Sbaglia spesso”. Intanto il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, ha messo le mani avanti dicendo che l’Americano “non può chiudere di nuovo” la sua economica in caso di recrudescenza dell’epidemia.

Prese di profitto e timori di seconda ondata

Lori Heinel di State Street ha sintetizzato a Bloomberg Tv il momento degli investitori. “Certamente ci saranno alcune preoccupazioni circa la possibilità di seconde ondate” del virus “ed è normale che i mercati siano in ansia” per questo. Ansie che si sono concentrate nelle ultime ore, quando gli Usa hanno superato i 2 milioni di casi e in alcune aree – Texas, California – si è vista una ripresa dei contagi. “Abbiamo anche assistito a un fortissimo recupero dai minimi, quindi certamente il sell-off si spiega con le prese di beneficio di qualche investitore”.

Con la preoccupazione che torna a farsi presente nelle sale operative, scende la propensione degli investitori a mettersi in portafoglio asset rischiosi e a farne le spese è tra gli altri l’euro che apre sotto quota 1,13 dollari mentre il dollaro si rafforza: la moneta europea passa di mano a 1,1296 dollari e 121,04 yen. Avanza il dollaro/yen a 107,17. La sterlina arretra a 1,2576 sul dollaro, dopo un top di 1,2812. Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre poco mosso: il differenziale si attesta a quota 189 dai 188 punti della chiusura di ieri. Il rendimento del decennale è pari all’1,465%.

Dal fronte macroeconomico si registra il calo della produzione industriale in Gran Bretagna: ad aprile -20,3%. Il dato è peggiore delle attese che prevedevano un -15,0% e contro il -4,2% precedente. Su base annuale la produzione industriale scende del 24,4% contro un atteso -19,3% e il -8,2% precedente. Meno pesante, ma pur sempre eccezionale, il dato del Giappone dove la produzione industriale si è contratta del 9,8% mensile ad aprile, dopo il -3,7% di marzo e a fronte di un previsto -9,1%. In calo del 13,3% anche la capacità di utilizzo degli impianti, contro il -3,6% di marzo. Intanto gli analisti ritengono “molto alte” le possibilità che il Sol levante torni in deflazione. I prezzi al consumo, che escludono gli alimenti freschi volatili ma includono i costi energetici, sono scesi dello 0,5% nell’esercizio in corso che si è concluso nel marzo 2021 e si prevede che l’inflazione raggiungerà un modesto 0,3% nel prossimo anno fiscale.

Tra le vittime dei timori di una nuova ondata di contagi Covid 19 c’è il petrolio, che lega a doppio filo la sua quotazione alla salute generale dell’economia e paga anche il balzo a sorpresa registrato ieri dalle scorte di greggio Usa. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono l’1,8% a 35,70 dollari e quelli sul Brent arretrano dell’1,5% a 37,97 dollari al barile.