ROMA – Lui è Mohamed Buya Turay, attaccante (classe 1995) del Djurgarden, club che ha vinto l’ultimo campionato svedese anche grazie ai suoi gol. Ne ha relizzati 15 in 29 presenze, si è laureato capocannoniere del torneo ed è finito pure nel mirino di alcuni club importanti, soprattutto di Premier League. Un infortunio non ben definito riportato con la nazionale della Sierra Leone (lo scorso 13 novembre, dopo la gara contro il Lesotho), aveva messo a serio rischio il suo processo di evoluzione, ma per fortuna questo è stato messo ormai alle spalle. A parlarne è stato lo stesso Buya Turay, che ha aperto a particolari scenari legati alla stregoneria: “Sì, mi sono quasi completamente ristabilito. Ma non mi sono fatto male contro il Lesotho. In quella partita non ho fatto contrasti particolarmente duri e non ho neanche subito tanti falli. Ho iniziato a sentire dolore al piede in albergo. Così ne ho parlato con il fisioterapista della squadra che non riusciva a capire cosa avessi. Intanto il dolore aumentava col passare delle ore…“.

Buya Turay, la magia nera dietro al suo infortunio

Secondo il giovane attaccante della Sierra Leone, insomma, il problema era da attribuire a ben altro, non certo a situazioni legate agli scontri fisici avvenuti in campo. Anche perché con il passare delle ore, la situazione diventava sempre più complicata: “Il dolore è aumentato sempre di più, fino a quando siamo andati al campo d’allenamento e si è esteso a tutta la gamba. Così ho chiamato i miei parenti che mi hanno portato dal medico di famiglia. A suo giudizio la causa dell’infortunio era da ricondurre al fatto che avessi calpestato un ‘oggetto spirituale’ al campo d’allenamento, messo lì appositamente da una persona che voleva distruggere la mia carriera. Il medico mi ha anche detto che se fossi andato in ospedale servendomi della medicina convenzionale, probabilmente sarei stato costretto a ritirarmi“. Altre possibilità al momento non sono prese in considerazione da Buya Turay: “Credo a tutto ciò che mi è stato detto. Avevo già sentito parlare di vicende simili e ora le ho provate sulla mia pelle. So anche chi è stato a farmi questo, ma non farò il nome. Posso però dire che non resterà in libertà“.