venerdì 17 marzo 2017 16:55

ROMA – I corridori italiani del Team Sky Elia Viviani, Gianni Moscon e Salvatore Puccio sono intervenuti a Sky Sport24 HD. In studio con loro anche Fausto Pinarello, Presidente Cicli Pinarello S.p.A., che per il settimo anno consecutivo fornisce le bici per il Team Sky. Gianni Moscon: «Io il futuro del ciclismo italiano? Do sempre il massimo a prescindere da quello che si dice, è più una sfida con me stesso che con gli altri». Salvatore Puccio: «Alla Sanremo abbiamo due leader: Elia e Kwiatkowski. Speriamo in un successo del Team, è quello il nostro obiettivo». In studio anche Fausto Piranello: «Avere la fortuna di dare le bici al team numero al mondo per noi è un orgoglio, un orgoglio italiano».

ELIA VIVIANI

Cosa ti aspetti da questa stagione?

Questa stagione è partita a suon di secondi posti, quindi qualcosa manca.

Bisogna eliminare Sagan?

Tra Sagan, Gaviria, Boonen e Kittel…diciamo che non sono stato battuto da chiunque, però dobbiamo mettere questa ruota davanti e sabato è un’occasione forse ghiotta quanto quella di Rio. A proposito della Sanremo… La Sanremo è la prima classica monumento dell’anno, è talmente vicina all’inizio della stagione che tanti atleti non sai in che condizione ci arrivano, qualcuno più veloce, qualcuno più resistente, è sempre un bel terno al lotto anche per il percorso. È una corsa per sprinter ma gli attaccanti sono sempre in rampa di lancio.

Quanto è difficile per un velocista come te arrivare nelle prime posizioni sul Poggio?

La Cipressa e il Poggio non sono di per se’ salite difficili, il problema è che la gara è lunga, sono 291 km e quando arrivi alla Cipressa e al Poggio sembrano le salite più dure che tu abbia mai fatto. Credo che lavorare tanto sulla resistenza sia stato uno dei primi obiettivi da raggiungere subito dopo le Olimpiadi, perché tornare su strada non è stato così semplice come pensavo, però una volta che raggiungi obiettivi importanti come quello dello scorso anno a Rio, si è pronti a ributtarsi per inseguire dei traguardi ancora più grandi. Se quindi Rio era il mio sogno quattro anni fa dopo Londra, dopo Rio la Sanremo è uno dei miei sogni per i prossimi quattro anni, con un vantaggio che ci si può provare ogni anno.

Per il tuo fisico è meglio la Sanremo o la Parigi-Roubaix?

Direi la Sanremo, un po’ per tutto. Un po’ perché è la classica per i velocisti, è un terno al lotto ma non è legata alla fortuna quanto la Roubaix, perché comunque alla Roubaix devi pregare di non avere delle forature nei momenti critici e nel momento giusto. Ovvio che anche lì se la giocano i più forti, però la Sanremo è più una corsa per me.

Con questa bici, la F10, come ti trovi in discesa e in pianura?

In salita contano più le gambe… In salita conta anche la bici, per la leggerezza. La bici che è arrivata quest’anno è più leggera, più rigida, più maneggevole in discesa, è più guidabile. Risponde più a qualsiasi movimento, o attacco, o ripresa fuori da un tornante, la linea che si prende nelle curve è molto più pulita e si riesce anche a raddrizzare nel momento in cui si fa un errore, quindi è maneggevole. Abbiamo migliorato anche l’aerodinamica, abbiamo migliorato anche su quella prendendo spunto dalla bici da crono, quindi i minimi fili sono fuori, quelli dei freni perché servono e il resto è tutto nascosto il più possibile.

Una classifica dei tuoi rivali più forti?

Sagan per quello che ha dimostrato alla Tirreno e per la condizione fisica impressionante che ha, Gaviria credo sia il velocista più duro da battere, meno conosciuto ma l’anno scorso ha dimostrato di avere resistenza e di essere potente, quindi in un arrivo in volata è il velocista da battere. Per quanto riguarda gli attaccanti, abbiamo Kwiatkowski che è uno dei migliori attaccanti. Poi tra i velocisti, Degenkolb che l’ha già vinta e ha dimostrato di andare forte alla Parigi-Nizza, lo stesso Demare l’ha vinta l’anno scorso e anche lui alla Parigi-Nizza ha dimostrato di andare forte.

Corse a tappe per te?

Il Giro d’Italia ovviamente come italiano ha un qualcosa di speciale, più di qualsiasi altra gara, quindi dopo la batosta dello scorso anno un po’ sapevamo che non ero in super condizione, c’era di mezzo la preparazione per la pista, però mi è rimasto un po’ quell’amaro dentro di voler tornare al Giro d’Italia, finirlo e vincere una volata. Tornare a provare l’emozione di Genova del 2015 è sicuramente stupendo.

E per tornare alle emozioni della pista?

Quello che ho provato a Rio, solo fra 4 anni lo potrò riprovare. Quello che ti da’ l’Olimpiade è qualcosa che va al di là del ciclismo in se’, quindi bisognerà aspettare quattro anni.

Perché in Italia, dove c’è una grande cultura del ciclismo su strada, il ciclismo su pista deve ancora sbocciare?

Penso si debba tornare ad investire sulla pista a livello federale e che con un quartetto italiano si possa tornare a vincere delle medaglie alle Olimpiadi.

Froome vincerà il Tour?

Certo, deve arrivare a cinque!