MILANO – Ore 10:10. Le Borse accelerano o tirano il freno a seconda delle indicazioni contrastanti che giungono sul fronte commerciale Usa-Cina. Sarebbe ormai a portata di mano un accordo in base al quale le due superpotenze puntano a eliminare proporzionalmente le tariffe aggiuntive “per fasi”, come ha dichiarato il portavoce del ministero del Commercio di Pechino, Gao Feng. Cina e Usa, ha detto Gao, “nelle scorse due settimane hanno condotto serie e costruttive discussioni per affrontare le specifiche preoccupazioni” e hanno raggiunto un “accordo in base al quale vorrebbero rimuovere le tariffe aggiuntive per fasi, per stabilizzare le aspettative di mercato e portare benefici alle economie di Cina, Stati Uniti e del mondo, e benefici ai consumatori e ai produttori”. La guerra tariffaria con gli Usa, ha aggiunto Gao, “sarà terminata quando tutte le tariffe saranno eliminate”. Soltanto ieri sera, però, la Reuters diffondeva la notizia che un accordo ai massimi livelli (Trump-Xi) per ratificare questa intesa sarebbe slittato almeno a dicembre.

In mezzo a queste ipotesi, i listini europei avviano gli scambi in rialzo dopo la cautela di Asia e Wall Street. Milano si rafforza al +0,9% dopo le prime battute. A Piazza Affari tengono banco le vicende bancarie. Unicredit ha riportato i conti dei nove mesi sopra le attese e il mercato festeggia, anche perché Mustier ha ceduto il suo pacchetto in Mediobanca. Giornata di conti anche in Generali, mentre è in calo Salini Impregilo dopo il via all’aumento di capitale. Occhi su Fca: l’agenzia di rating S&P ha messo in ‘credit watch’ positivo la società auto in vista di un possibile miglioramento del rating a lungo e breve termine.

Migliorano anche le altre Piazze del Vecchio continente: Londra avanza dello 0,35%, Francoforte dello 0,7% e Parigi dello 0,3%. Tokyo questa mattina ha guadagnato lo 0,11%. Ieri sera, invece, gli scambi americani si erano indeboliti con le indiscrezioni Reuters: il Dow ha chiuso invariato e il Nasdaq ha perso lo 0,29%.

L’andamento economico dell’Eurozona continua intanto a preoccupare. Dopo che i saggi di Berlino hanno tagliato le stime di crescita per la locomotiva tedesca, arrivano altre notizie negative: la produzione industriale in Germania è diminuita a settembre dello 0,6% rispetto ad agosto, registrando un risultato peggiore rispetto alle attese degli analisti (-0,4%). Su base annua la contrazione è stata del 4,3%, in questo caso leggermente migliore, riporta l’agenzia Bloomberg, delle stime degli analisti, che indicavano un calo del 4,4%. Anche nel bollettino della Bce si prende atto dei rischi: i dati più recenti, fra cui la crescita economica rallentata allo 0,2% nel secondo trimestre dallo 0,4% precedente, “continuano a indicare un’espansione moderata seppur positiva nell’area dell’euro nella seconda metà di quest’anno”, scrive l’Eurotower. Preoccupa Brexit e il Consiglio conferma di esser pronto ad adeguare gli stimoli monetari per spingere l’inflazione ancora lontana dall’obiettivo vicino al 2 per cento.

Apre a 132 punti lo spread tra Btp e Bund tedesco, col rendimento del decennale italiano all’1% sul mercato secondario. Apertura stabile per l’euro nei primi scambi della mattinata. La moneta unica passa di mano a 1,1062 dollari in calo di appena lo 0,036%. Sullo yen l’euro passa di mano a 120,45.

Tra le materie prime, il prezzo dell’oro sui mercati asiatici sale dello 0,1% dopo il +0,5% messo a segno ieri. Il metallo prezioso con consegna immediata è quotato a 1.491,39 dollari l’oncia. Il prezzo del petrolio è stabile nel mercato after hours. Dopo il calo di ieri, il greggio Wti ha perso appena un centesimo portandosi a 56,34 dollari al barile. Poco mosso anche il Brent a 61,70 dollari (-4 centesimi).