MILANO – Ore 10:40. La settimana ricomincia all’insegna della stabilità sulle Borse internazionali, con la prospettiva di una firma sulla tregua commerciale tra Usa e Cina in arrivo il giorno 15 e le molte tensioni geopolitiche sullo sfondo che non sembrano preoccupare più di tanto gli investitori. I beni rifugio come l’oro e lo yen giapponese perdono posizioni, a testimonianza che sui mercati non viene percepita più la necessità di riparare i propri soldi in quelli che sono i tradizionali “porti sicuri” in tempi di agitazione.

“Se gli animi si manterranno placati ci si attende che i mercati potranno essere più concentrati sui fondamentali, sui dati economici e sugli effetti dell’accordo uno” tra Washington e Pechino, suggerisce la nota settimanale di Giacomo Calef, country manager della casa di gestione ginevrina Notz Stucki. “Infatti non dobbiamo perdere di vista la crescita dei profitti e non pensare solo alle tensioni geopolitiche”.

Nel Vecchio Continente le Borse si muovono in ordine sparso, tutte senza variazioni di rilievo: Milano parte in rialzo, poi gira in rosso dello 0,1 per cento. Male Prysmian, che cede fin da subito oltre 2 punti percentuali dopo il nuovo intoppo che ha portato venerdì allo stop sul collegamento Western Link. In linea le altre: Parigi aggiunge lo 0,1%, Francoforte scivola dello 0,1% mentre Londra sale dello 0,4% ma con la sterlina che si sta indebolendo per i commenti su possibili tagli ai tassi da parte della Banca centrale inglese.

Questa mattina, con la Borsa di Tokyo rimasta chiusa per festività, l’azionario asiatico ex Giappone, rappresentato dall’MSCI Asia Pacific è salito di mezzo punto percentuale, dopo aver testato la scorsa settimana il record dal 2018. Shanghai è salita dello 0,75% e Hong Kong ha superato il punto percentuale di guadagno.

Tra gli investitori inizia a profilarsi l’attesa per le trimestrali delle grandi aziende americane, con Citi, Delta, JPMorgan Chase e Goldman Sachs tra le società dello S&P500 che pubblicheranno i loro conti nei prossimi giorni. L’attesa censita da Bloomberg è che i profitti siano in contrazione per il secondo trimestre consecutivo, col risultato di far diminuire la crescita dell’intero 2019 ai minimi degli ultimi tre anni.

Sul fronte valutario, leggero rialzo per l’euro scambiato a 1,1128 dollari contro 1,1113 dollari di venerdì in chiusura. Euro/yen a 122 yen. Dollaro/yen a 109,63. Si mette in evidenza in rialzo lo yuan offshore che ha superato la barriera di 6,9 per dollaro per la prima volta dallo scorso luglio. Avvio di settimana in ampliamneto per lo spread tra Btp e Bund che sale oltre 155 punti contro i 151 della chiusura di venerdì. Il rendimento del titolo decennale italiano è all’1,35%.

Sul fronte macro si registra la debolezza delle vendite al dettaglio italiane a novembre. Negativi i dati della produzione industriale in Gran Bretagna, con un calo dell’1,2% a novembre, mentre il Pil è sceso dello 0,3% mensile e salito dello 0,6% annuo.

Quotazioni del petrolio in leggero rialzo in avvio di settimana dopo il nettissimo calo dei giorni scorsi seguito alla fiammata registrata con l’acuirsi delle tensioni tra Usa e Iran. In avvio di settimana i contratti sul greggio Wti con scadenza a febbraio guadagnano 9 centesimi a 59,13 dollari al barile. Il Brent guadagna 5 centesimi a 65,03 dollari al barile. Come visto, continua il calo dell’oro in parallelo al raffreddarsi delle tensioni tra Usa ed Iran. Il lingotto con consegna immediata cede stamani lo 0,5% a 1.555 dollari l’oncia.