MILANO – Il caso Huawei torna a preoccupare i mercati, ponendo già fine a quell’ottimismo sul braccio di ferro commerciale tra Usa e Cina che era scaturito dall’incontro a margine del G20 argentino. L’arresto in Canada del direttore finanziario della società Tlc cinese, Meng Wanzhou, figlia del fondatore del colosso asiatico, ha dato il colpo di grazia alle Borse asiatiche, aggiungendo un nuovo elemento di incertezza allo stop and go nei negoziati commerciali fra le due superpotenze.

I listini europei aprono in ribasso e anche i future americani sono in negativo. Milano segna un calo dell’1,2% nelle prime battute, con vendite generalizzate e Diasorin che soffre in particolare il taglio da parte degli analisti di Kepler. In linea le altre Piazze europee: Francoforte lima l’1,3%, Parigi l’1,1% e Londra lo 0,9%. Tokyo questa mattina ha chiuso cedendo l’1,91%. Analoghe perdite sulle piazze cinesi: Shenzhen è calata del 2,16% e Shanghai dell’1,66%. Hong Kong cede il 2,96%. Pesano le motivazioni dell’arresto, maturato nell’ambito di un’indagine sulla violazione delle sanzioni all’Iran. Senza dimenticare i dubbi che gli americani nutrono sul fatto che gli smartphone cinesi possano essere usati a scopi di spionaggio.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è poco mosso a 280 punti base in avvio di giornata, con il decennale italiano che rende poco più del 3%. Oggi, come ha anticipato il vice premier Matteo Salvini, si attende un vertice sull aManovra dal quale dovranno emergere “le stime vere su lavoro, riduzione fiscale, pensioni, reddito e se avremo messo più soldi, se 16 miliardi (la cifra appostata per quota 100 e reddito di cittadinanza, ndr) sono troppi e ci sono soldi in più li dirottiamo su altro, come territorio, dissesto e altro”. L’euro apre in calo sopra 1,13 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1334 dollari e 128,15 yen. Dollaro/yen debole a 113,12. L’agenda macro europea è scarica, ad eccezione degli ordini all’industria manifatturiera in Germania che sono cresciuti dello 0,3% mensile in ottobre e sono calati del 2,7% su base annua. Gli analisti stimavano un crescita mensile pari a zero per ottobre. Negli Stati Uniti, si aspettano le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e i dati sulla bilancia commerciale a ottobre.

Fra gli appuntamenti di oggi, cerchiata in rosso dagli analisti c’è la riunione dell’Opec che deve valutare il taglio della produzione. Dopo l’abbandono del Qatar, è un punto di svolta fondamentale per il mercato del petrolio. Il Light crude Wti cede 52 cent a 52,56 dollari sul mercato asiatico e i future sul Brent arretrano di 30 cent a 61,21 dollari. Con la ripartenza delle tensioni sui mercati e fra Usa e Cina il prezzo dell’oro, tradizionale bene rifugio, torna a salire: il metallo con consegna immediata cresce dello 0,2% a 1239 dollari l’oncia, toccando i massimi da luglio.