ROMA – Per la prima volta, Jeff Bezos, numero uno di Amazon, ha svelato il numero di persone che pagano per godere del servizio Prime, che negli Stati Uniti costa 99 dollari l’anno – in Italia siamo a 36 euro dopo il contestato aumento delle scorse settimane – e prevede consegne gratuite illimitate entro due giorni da un ordine oltre a accesso a musica e video.

Nella lettera ai soci – pubblicata ogni anno dal 1997 e depositata preso la Securities and Exchange commission – Bezos ha detto che il totale ha superato i 100 milioni in tutto il mondo, più dei circa 90 milioni attesi dagli analisti. “Tredici anni dopo il lancio, abbiamo superato su scala globale i 100 milioni di membri prime paganti”, ha scritto il fondatore di quello che da un rivenditore online di libri è diventato un colosso del commercio elettronico. Alla fine del 2015 l’azienda aveva riferito di avere “decine di milioni” di clienti Prime. Nella sezione “recenti pietre miliari”, il ceo ha anche detto che Amazon Music ora conta “decine di milioni di clienti paganti” e che il 2017 è stato un anno record in termini di vendite di hardware del gruppo come le casse echo e i tablet Kindle.

Bezos ha aggiunto che per la prima volta nella storia di Amazon, nel 2017 più della metà dei pezzi venduti sulla sua piattaforma in tutto il mondo arrivava da rivenditori terzi, incluse aziende di piccola e media dimensione. Separatamente Amazon ha anche annunciato di avere pagato il suo numero uno 1,7 milioni di dollari nel 2017. Gran parte del compenso totale, invariato rispetto al 2015 e al 2016, è legato a costi per la sua sicurezza personale. Per rispettare il Dodd-Frank Act, la riforma finanziaria voluta dall’ex presidente Usa Barack Obama in seguito alla crisi del 2008, a partire da quest’anno anche Amazon ha dovuto dichiarare il compenso del proprio amministratore delegato in rapporto alla paga media di un suo dipendente. Bezos ha portato a casa 59 volte più di quanto guadagnato da un lavoratore del gruppo. In salario medio di 28.446 dollari, molto meno di quello di altri colossi tech come Facebook (240mila) o Twitter (160mila). La differenza è dovuta al fatto che, mentre punta ad ampliare la propria rete logistica, Amazon arruola sempre più operai nei magazzini. Questi ultimi sono pagati meno delle persone specializzate che lavorano al quartier generale a Seattle.

Nella lettera Bezos ha ringraziato tutti i dipendenti, il cui totale supera i 560mila. Confermando le indiscrezioni dei giorni precedenti, ha anche detto che Amazon sta lavorando per permettere ai membri Prime di avere vantaggi nei supermercati. Nessun riferimento è stato fatto alle critiche ripetute del presidente Usa, secondo cui il colosso del commercio online fa perdere soldi alle Poste americane a cui il gruppo ricorre per recapitare i pacchi ordinati sulla piattaforma. Bezos non ha mancato di ricordare che “nel 2017 Amazon ha spedito oltre 5 miliardi di articoli con Prime in tutto il mondo” e che per conto delle Pmi ne ha spediti “miliardi”. Come a dire che se il gruppo privato si arrangiasse con le proprie spedizioni, le poste ne risentirebbero. Il titolo del gruppo ieri ha guadagnato l’1,6% a 1.527,84 dollari. Nel dopo mercato è salito dell’1,7% a quota 1.554 dollari. Da inizio anno le azioni Amazon sono salite del 31% e negli ultimi 12 mesi del 69%.