• 14 Gennaio 2026 13:37

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Via libera all’export in Cina dei chip Nvidia, le condizioni imposte dagli Usa

Gen 14, 2026

AGI – L’amministrazione Trump ha formalizzato il via libera alla ripresa delle spedizioni in Cina dei chip H200 di Nvidia, imponendo una serie di condizioni operative e di sicurezza. Le nuove regole, pubblicate martedì dal Bureau of Industry and Security (BIS) del Dipartimento del Commercio, prevedono che Nvidia debba certificare l’esistenza di una “sufficiente” disponibilità di H200 per il mercato statunitense prima di poter esportare. I clienti cinesi, a loro volta, devono dimostrare procedure di sicurezza adeguate e impegnarsi a non usare i semiconduttori per finalità militari. È inoltre richiesto un processo di verifica dell’identità degli acquirenti e misure per impedire accessi remoti non autorizzati via cloud ai chip.

La mossa arriva dopo mesi di blocco di fatto delle esportazioni, partite da aprile, con un impatto diretto sul business di Nvidia nel secondo mercato mondiale e sulle società cinesi che puntano a usare gli H200 per addestrare modelli di intelligenza artificiale. L’operazione incorpora anche un elemento inusuale: Washington incasserà una quota pari al 25% delle vendite, descritta come una “fee” collegata all’accordo politico che ha sbloccato le licenze. Nel testo circolato nelle ultime ore, la logica è quella di far applicare il prelievo “come un dazio”, con un percorso di spedizione che prevede il rientro dei chip, prodotti a Taiwan, negli Stati Uniti prima dell’export verso la Cina.

Condizioni tecniche e limiti quantitativi

Sul piano tecnico, le spedizioni saranno subordinate a test condotti da un laboratorio terzo negli Stati Uniti, chiamato a verificare che i prodotti rispettino determinati parametri di performance. Nella bozza regolatoria, citata da Reuters, compare anche un limite quantitativo: la Cina non potrebbe ricevere più del 50% dei chip venduti ai clienti americani.

Reazione di Nvidia e controversie politiche

Nvidia, in dichiarazioni riportate dai media, ha accolto positivamente il cambio di rotta, sostenendo che il quadro bilancia interessi industriali e sicurezza e che consente all’azienda di competere anche nei mercati dove avanzano rivali cinesi. Sul fronte politico interno, la decisione resta contestata. I critici sostengono che le nuove condizioni evidenzino i rischi di sicurezza e che, applicate in modo rigoroso, potrebbero finire per rallentare o bloccare le autorizzazioni. La linea della Casa Bianca, secondo le ricostruzioni, punta a mantenere un presidio sul mercato cinese con un hardware considerato inferiore rispetto alle piattaforme più avanzate di Nvidia: l’H200 è indicato come un gradino sotto i Blackwell, che restano fuori dal perimetro delle vendite alla Cina.

La posizione di Pechino e la domanda interna

Da Pechino, la reazione ufficiale è di contrarietà all’impostazione statunitense. Pechino, scrive la BBC, ha criticato le restrizioni Usa sui chip, definendole una politicizzazione del commercio tecnologico e accusando Washington di destabilizzare le catene di fornitura. Sul piano pratico, però, resta un’incognita sulla domanda: secondo The Information, le autorità cinesi starebbero spingendo le big tech a privilegiare chip domestici e, in alcuni casi, a valutare gli H200 solo in circostanze specifiche (laboratori, università, ricerca). In parallelo, nei giorni scorsi sono circolate indiscrezioni su pressioni per ridurre gli acquisti di chip Nvidia “China-bound” a favore di alternative locali, mentre alcune aziende cinesi rivendicano progressi sull’addestramento di modelli con hardware prodotto in patria.

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