• 13 Febbraio 2026 22:25

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Verstappen, la nuova F1 lo annoia e confessa: “Non è più divertente guidare così”

Feb 13, 2026

C’è una frase che più di tutte fotografa lo stato d’animo di Max Verstappen davanti alla nuova era tecnica della F1: “Non è molto divertente da guidare“. Non è una provocazione isolata, né uno sfogo a caldo. È un giudizio ragionato, ripetuto, quasi meditato. E soprattutto è un segnale. Perché se il quattro volte campione del mondo, l’uomo che negli ultimi anni ha dominato la scena, arriva a dire che la F1 lo annoia, allora il tema non può essere liquidato come semplice malumore.

Giornate di test

Il secondo giorno della sessione prestagionale 2026 in Bahrain ha avuto un protagonista inatteso. Non in pista, dove al volante della Red Bull è salito il giovane Isack Hadjar, ma nel paddock. Verstappen ha parlato, senza filtri, puntando il dito contro regolamenti che definisce troppo complessi, troppo orientati alla gestione energetica, troppo lontani dall’idea pura di competizione che lui associa alla F1.

Parole forti, che fanno rumore. Anche perché arrivano in un momento di transizione storica, con la nuova power unit targata Red Bull Ford Powertrains pronta a segnare una svolta tecnica per la squadra di Milton Keynes.

Dalla gestione alla noia: “Sembra Formula E sotto steroidi”

Il cuore del discorso di Verstappen è tutto in un paragone che ha fatto sobbalzare più di un ingegnere nel paddock di Sakhir: “È più una Formula E sotto steroidi“. Il riferimento è alla Formula E, categoria dove l’efficienza energetica è la chiave di tutto, dove si guida con un occhio al display e l’altro al consumo. Per Verstappen, la nuova F1 rischia di imboccare quella stessa strada, ma con 1000 cavalli sotto il piede destro. “Guidare seguendo regole così complesse non è divertente. Si tratta più che altro di gestire“, ha spiegato. E in questa parola, gestire, c’è tutta la sua insofferenza.

La F1, nell’immaginario del campione olandese, è l’arte di spingere al limite. È il coraggio in frenata, è la precisione in ingresso curva, è la staccata all’ultimo, è la capacità di danzare sull’orlo dell’errore. Non è, almeno per lui, un esercizio continuo di calcolo energetico. “Come pilota non poter guidare al massimo non è piacevole”, ha insistito. Ogni mossa ha un impatto sul lato energetico, recupero, rilascio. Una partita a scacchi digitale che riduce lo spazio dell’istinto.

Il paradosso del dominatore insoddisfatto

C’è un paradosso evidente, a lamentarsi è il pilota che più di tutti ha saputo interpretare e dominare la F1 dell’ultimo ciclo regolamentare. Verstappen non parla da sconfitto, ma da vincente. Proprio questo a rendere le sue parole ancora più pesanti. Più di quelle di Hamilton dei giorni scorsi.

Nel primo giorno di test aveva mantenuto un tono ben diverso. “Abbiamo avuto una buona giornata, fatto tanti giri, testato diversi programmi“, aveva spiegato, sottolineando quanto il progetto Red Bull-Ford fosse nuovo rispetto ai motoristi storici. Un lavoro di apprendimento, di verifica procedure, di raccolta dati. Tutto normale, in un contesto di rivoluzione tecnica. Aveva anche precisato che i tempi sul giro non erano il focus, perché ogni team stava seguendo programmi differenti. Un’analisi lucida, da leader consapevole. Ma dietro la professionalità traspariva già una certa distanza emotiva. Tanto lavoro, tante procedure, poca spontaneità.

Red Bull-Ford: affidabile, non coinvolgente

La nuova power unit progettata a Milton Keynes, in collaborazione con Ford, è stata definita “impressionante e affidabile“. Un complimento non banale, considerando che si tratta di un progetto completamente nuovo. Verstappen lo sa, per un motorista esordiente è fondamentale testare ogni scenario, ogni procedura che potrebbe presentarsi durante un weekend di gara. Eppure, anche qui emerge il contrasto. Da una parte l’orgoglio tecnico, la consapevolezza di essere dentro un progetto pionieristico. Dall’altra la sensazione che la macchina, la RB22,  non restituisca piacere di guida. “Non è F1”, ha confessato senza mezzi termini. Una frase che pesa come un macigno.

Il punto non è la competitività pura, almeno per ora. È la qualità dell’esperienza al volante. Per Verstappen, la F1 deve essere adrenalina, non un esercizio di ottimizzazione continua.

Verstappen e Stroll

In un curioso cortocircuito temporale, a esprimere perplessità simili è stato anche il compagno di team, Stroll. Non capita spesso di vedere allineati il dominatore del campionato e il figlio d’arte canadese, la nuova F1 è riuscita nell’impresa di scontentare entrambi, seppur per motivi diversi. È un segnale che va oltre il singolo sfogo. Quando piloti con percorsi e sensibilità così differenti convergono su un punto, l’eccesso di complessità, la centralità della gestione energetica, significa che la direzione tecnica scelta potrebbe avere effetti collaterali sullo spettacolo e sul coinvolgimento dei protagonisti.

Provocazione o avvertimento?

Quando Verstappen dice “Forse sarebbe meglio guidare in Formula E“, non sta annunciando un cambio di categoria. Sta lanciando un messaggio. In questa fase della sua carriera, ha spiegato, si dedica anche ad altre attività che lo appassionano, dal simracing al mondo GT. Correre resta la sua passione, ma deve essere divertimento. È qui che emerge il vero nodo. Non è una questione di potenza o di velocità assoluta. È una questione di identità. Se la F1 diventa un campionato dove il pilota è prima di tutto un gestore di energia, quanto spazio resta per il talento puro? Quanto margine per fare la differenza con il piede destro e con il coraggio? Verstappen non chiede meno tecnologia. Chiede che la tecnologia non soffochi l’essenza della guida.

F1 tra sostenibilità e spettacolo

La rivoluzione regolamentare nasce da esigenze precise: sostenibilità, efficienza, attrattività per nuovi costruttori. L’ingresso di marchi importanti e l’l’evoluzione verso power unit più elettrificate sono parte di una strategia globale. Ma ogni scelta tecnica ha un impatto sportivo. Se il pilota deve continuamente modulare l’erogazione per non restare senza energia nei momenti chiave, la gara rischia di trasformarsi in una simulazione strategica più che in un duello all’ultimo metro. Il pubblico si appassiona ai sorpassi, ai rischi, alle staccate al limite. Non ai grafici di consumo. Verstappen, da campione e da uomo-immagine della categoria, sta mettendo il dito in una ferita potenziale, l’equilibrio tra innovazione e spettacolo.

La voglia ancora di emozionarsi

C’è un passaggio che forse è passato sotto traccia, ma che racconta molto: “Alla guida devo divertirmi“. Non è una frase scontata per un professionista abituato a vincere. È la dichiarazione di un pilota che, pur avendo già scritto pagine di storia, cerca ancora l’emozione primaria. La stessa che c’era anche nel tentativo di rimonta dello stesso anno sulla McLaren di Norris. Quando ai media ammatte che “siamo bloccati a causa di questi regolamenti“, non parla solo di tecnica. Parla di sensazioni. Di libertà. Di quella percezione di controllo totale che per anni è stata il marchio di fabbrica della F1.

La stagione 2026 deve ancora iniziare. I test sono solo test. Ma le parole di Verstappen hanno già acceso il dibattito. Se la nuova F1 rischia di annoiare il suo campione più rappresentativo, allora forse una riflessione è necessaria. Perché la F1 può cambiare motori, carburanti, architetture ibride. Può inseguire la sostenibilità e l’innovazione. Ma non può permettersi di perdere ciò che la rende unica: il piacere brutale, viscerale, totale della guida al limite. E se a dirlo è Max Verstappen, forse vale la pena ascoltare.

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