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Verso il lockdown per le feste (di L. Matarese) – L’HuffPost

Dic 14, 2020

Cinque settimane di lockdown in Olanda, Natale blindato in Germania, a Londra e a New York. Altrove si è già deciso di chiudere per provare a fermare la terza ondata, annunciata da più parti. In Italia manca ancora la quadra sulle misure da varare per tenere a bada il virus, che, sia pure più lentamente, prosegue la sua corsa. Si continuano a sfiorare i 500 morti al giorno per il Covid e il Governo deve valutare se e come stringere ancora le maglie nelle festività natalizie, specie per rendere impossibili gli assembramenti da shopping che si sono visti in tutte le grandi città, cercando di allontanare lo spettro della nuova ondata a gennaio. Una decisione arriverà entro 48 ore – “domani sera o mercoledì”, dicono fonti da Palazzo Chigi. L’ipotesi che rimbalza nelle riunioni di Governo e tecnici – incaricati di elaborare le proposte e schierati sulla linea della prudenza massima – è quella di una zona rossa nazionale nei giorni festivi e prefestivi – di fatto “un lockdown per le feste” – dalla vigilia a Santo Stefano, da San Silvestro a Capodanno, solo con i servizi essenziali aperti. Oppure quella di una sorta di grande zona arancione, con i negozi aperti e i ristoranti chiusi. E con il coprifuoco anticipato alle 18 o alle 20. Lo schema, dunque, va definito. E non mancano divisioni, proteste e incognite. Divisioni nel Governo, proteste di commercianti e ristoratori – colpiti dalle restrizioni che il nuovo giro di vite porterà con sé – e incognite sugli aiuti, i cosiddetti ristori, da programmare.

Anche nel Cts oggi sono emerse posizioni diverse tra oltranzisti e meno oltranzisti. Punti di vista distanti su diversi temi, dal periodo in cui concentrare le restrizioni all’ipotesi di tenere aperti i ristoranti anche in zona arancione, che così diventerebbe “arancione potenziato”. La sintesi, però non si è raggiunta e, dopo oltre tre ore di confronto, i tecnici hanno deciso di aggiornarsi a domani mattina.

“La battaglia non è vinta”, “i numeri sono ancora molto significativi” e “ci vuole poco a vanificare gli sforzi”, ha ripetuto stasera il ministro della Salute, Roberto Speranza. In quattro parole: serve una stretta ulteriore. Sarà ufficializzata nei prossimi giorni – “non prima di giovedì”, assicurano fonti da Palazzo Chigi – e potrebbe avere la forma di un nuovo lockdown nazionale, un “lockdown per le feste”, limitato al periodo compreso, giorno più giorno meno, tra il 23 dicembre e il 6 gennaio. Il Comitato tecnico scientifico, al quale il premier Conte e i capidelegazione, al termine di un vertice, stamattina a Palazzo Chigi, hanno affidato l’incarico di elaborare le proposte, ne ha discusso in una riunione oggi pomeriggio. Oltre tre ore di confronto sulle due ipotesi in campo: trasformare l’Italia in zona arancione o in zona rossa.

Nel caso prevalga il primo scenario, bar e ristoranti saranno chiusi, gli spostamenti limitati ma i negozi aperti. Il colore arancione comporterebbe anche l’estensione del divieto di uscita dal proprio comune.

Nel caso di zona “rossa”, invece, verrebbero vietati i movimenti non essenziali fuori dalla propria abitazione. Come in primavera, scatterebbe la serrata dei negozi e il divieto di spostamenti non essenziali fuori dalla propria abitazione – se non per urgenze, necessità e salute e con autocertificazione alla mano – lasciando però un po’ di flessibilità per Natale, almeno per garantire la partecipazione ai riti religiosi.

Speranza – tra i più rigoristi nel Governo insieme ai ministri dem Francesco Boccia e Dario Franceschini – è stato chiaro. “Le nuove misure – ha detto – possono aiutarci soprattutto nelle settimane delle vacanze di Natale ad evitare una terza ondata”, a scongiurare “una nuova recrudescenza”. Attenzione puntata sulle due settimane delle vacanze natalizie, “ il periodo più complicato, in cui il tasso di spostamenti e relazioni si alza di molto, e dovremo stare più attenti”, ha spiegato Speranza. L’obiettivo è “raffreddare” la curva del contagio, perché la pressione sugli ospedali è ancora alta e bisogna evitare quanto più possibile la terza ondata, ingestibile con i reparti di terapia intensiva ancora sotto stress. Per non parlare del rischio che non lavorare adesso per abbassare la curva potrebbe vanificare anche la campagna vaccinale che partirà a metà gennaio.

L’ipotesi di un lockdown generale priverebbe di senso anche il dibattito sugli spostamenti nei piccoli comuni e entro un certo numero di chilometri, che, nel caso si decidesse di trasformare l’Italia in una grande zona arancione, potrebbe essere l’unica deroga.

Tema, questo, al centro di dibattito e frizioni anche nel Pd tra i più rigoristi alla Franceschini e i meno rigoristi alla Andrea Marcucci. Nel pomeriggio Pd e Autonomie hanno depositato al Senato la mozione sugli spostamenti tra comuni più piccoli – cioè quelli con meno di 10.000 abitanti – nei giorni super-festivi per impegnare il governo “ad adottare tempestivamente le iniziative necessarie per consentire agli affetti più stretti di ricongiungersi il 25 e il 26 dicembre e il 1 gennaio 2021, prevedendo la possibilità di spostamento tra comuni” per evitare che quanto previsto anche nel Dpmc del 3 dicembre crei “disparità di trattamento tra residenti in comuni piccoli, medi e grandi”.

La zona rossa nazionale nei festivi e prefestivi non trova, però, tutti d’accordo nel Governo e nella maggioranza. E poi c’è il nodo ristori: la chiusura di negozi, bar e ristoranti porterebbe i gestori a chiedere un ulteriore sostegno economico. Ma la necessità della stretta, spiegano dal Cts, è legata all’impossibilità, da un lato, di un controllo capillare del territorio e dall’altro a dati dell’epidemia, come detto, ancora “preoccupanti”. Ristoratori e commercianti si sono già fatti sentire, ma il loro Sos rischia di cadere nel vuoto. Di certo apre un’altra questione nella questione. I ristori servono, ma i soldi sono finiti. Sul tema ha sollevato l’attenzione nella riunione con Conte, capidelegazione e Cts, una “scettica” Teresa Bellanova. “Ulteriori restrizioni devono già prevedere adeguati ristori – ha detto la ministra di Italia viva – Se dovessero coinvolgere anche i ristoranti, eventualità su cui resto enormemente scettica perché il rischio è il sovraffollamento incontrollato nelle case, è necessario prevedere già adesso ristori pari al 100 per cento delle perdite”. Ma i soldi non ci sono, le casse per i ristori al momento sono vuote. Certo, la questione potrebbe essere risolta mettendoli in pagamento nel 2021, ma il nodo resta stretto. Mentre, col virus che continua la sua corsa, il nuovo giro di vite si fa sempre più necessario.

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