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Verifica di maggioranza, Conte inizia dal M5s: confronto di tre ore – Il Fatto Quotidiano

Dic 14, 2020

Giuseppe Conte ha iniziato la verifica di maggioranza. Dopo il ricatto in Senato di Matteo Renzi perché sul Recovery fund si ridiscutesse tutto da capo e soprattutto dopo giorni di tensioni con gli alleati, il presidente del Consiglio ha convocato i partiti per capire quali sono “i fondamenti delle loro critiche”. Sono passati pochi giorni dalle minacce neanche troppo velate di Italia viva per far saltare il banco e aprire la crisi di governo, ma l’avvio dei colloqui ha permesso di abbassare i toni. Tanto che ora l’obiettivo principale sembra quello di rinnovare il progetto per arrivare a fine legislatura. Gli incontri sono iniziati nel pomeriggio e i primi a sedere al tavolo sono stati i 5 stelle. Quasi tre ore di incontro durante le quali il M5s ha ribadito principalmente due concetti: pensare a un rimpasto è “surreale” e loro non sono disponibili. E sulla gestione dei fondi che arriveranno dall’Europa chiedono “il coinvolgimento di tutti i ministeri”. Finito il turno del M5s è stata la volta della delegazione Pd. L’appuntamento più atteso però, rimane l’incontro con Italia viva che è in programma per martedì 15 dicembre alle 13.

L’incontro con il M5s– Al faccia a faccia con il premier si sono presentati: il capo politico Vito Crimi, i due capigruppo di Camera e Senato Davide Crippa e Ettore Licheri, il capo delegazione Alfonso Bonafede e i ministri, Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli. “Abbiamo affrontato il tema che riteniamo surreale del rimpasto ribadendo che da parte nostra non c’è nessuna disponibilità”, ha detto Crimi alla fine dell’incontro. “Di rimpasto non si discute”. Sul Recovery Fund “abbiamo cercato di far capire come sia necessario che tutti i ministeri siano coinvolti”, ha aggiunto. “Abbiamo rilanciato sui temi e sulle questioni che ci stanno più a cuore a partire dalla proroga del superbonus fino al 2023 perché credo che ci sono tanti dossier fermi e oggi l’attività del governo debba essere rilanciata facendo misure per rilanciare anche l’economia del nostro Paese. E questa è una misura fondamentale”. Patuanelli, intervenendo all’assemblea di Confindustria Brescia, ha detto: “Credo che i momenti di confronto tra le forze politiche sono necessari e dovrebbero essere più frequenti. Nelle prossime ore deve nascere un progetto per i prossimi due anni e mezzo di legislatura. Credo che in questo momento parlare di crisi o di rimpasto si tratta di utilizzare termini ormai superati. Il percorso individuato dal presidente Conte con il decreto che istituiva la cabina di regina è giusto e l’unico possibile. Una bozza di decreto veicolato ai ministri, una discussione in consiglio dei ministri, un decreto che arriva in parlamento e la trasformazione in norma. Non capisco quale altro modo ci può essere per condividere un percorso”.

L’incontro con il Pd– Intorno alle 19.30 è stato il turno della delegazione del Pd, così composta: oltre a Dario Franceschini e ai capigruppo alle Camere Graziano Delrio e Andrea Marcucci, si sono presentati i il segretario Nicola Zingaretti, il vice Andrea Orlando e la portavoce delle donne democratiche Cecilia D’Elia. Poco prima di entrare, ha parlato il dem Andrea Marcucci: “Mi sembra un passaggio importante e utile, la maggioranza non può permettersi di sbagliare”, ha dett. E a chi gli chiede se il rimpasto sarà sul tavolo Marcucci ha replicato: “No, noi parleremo di questo”.

I temi sul tavolo – Sul tavolo c’è innanzitutto la task force per la gestione delle risorse Ue. Conte nelle scorse ore ha ribadito che l’impianto generale non può essere messo in discussione, anche se ovviamente potrà subire modifiche in Parlamento. Poi ha chiarito che la struttura non sarà sovrapposta ai doverosi passaggi istituzionali”. Un messaggio rivolto direttamente ai renziani, secondo cui la governance pensata da Palazzo Chigi (composta da 6 manager e dalla cabina di regia di cui farebbero parte lo stesso Conte, il ministro dell’Economia Gualtieri e il collega dello Sviluppo economico Patuanelli) rischia invece di esautorare ministeri e Parlamento. L’obiettivo degli incontri previsti tra oggi e domani è quello di trovare un’intesa per evitare il baratro della crisi, ma non è escluso che le discussioni sul Recovery plan alla fine non portino a un vero e proprio rimpasto di governo.

Osteggiato dal presidente del Consiglio – il cui timore è che mettendo mano ai ministri possano venire meno gli equilibri che sorreggono la maggioranza – è stato più volte chiesto da Italia viva nelle scorse settimane. Il sospetto, all’interno della maggioranza, è che Renzi abbia aperto la strada della crisi nella speranza di strappare per sé (o per qualcuno dei suoi) un’altra poltrona a Palazzo Chigi. Ma l’ex premier nega, sostenendo di non aver mai voluto alcun rimpasto e che il suo unico scopo è quello di ridiscutere daccapo il Recovery plan (compresa la ripartizione dei fondi nei singoli progetti) ed evitare che Conte ottenga “pieni poteri”. In caso contrario, le ministre Bellanova e Bonetti sarebbero pronte a dimettersi innescando la crisi. Il cui esito più probabile è il ritorno alle urne, nonostante la pandemia sia ancora in corso e l’Italia rischi di perdere il treno del Recovery. Anche se da Maria Elena Boschi a Matteo Salvini si moltiplicano le aperture a un nuovo governo per impedire la fine della legislatura (scenario che non piace a molti, visto che alle prossime elezioni verranno eletti 600 parlamentari e non più 945).

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