dal nostro inviato Xavier Jacobelli

venerdì 30 settembre 2016 12:22

PISA – Chiamate Clint Eastwood e ditegli di venire a Pisa. Ditegli di venire a Pisa perché, di questa storia, un maestro del suo genio ne farebbe un film di sport bello come Invictus. Anche se Invictus ha raccontato l’epopea del Sudafrica di Mandela campione del mondo di rugby e Gattuso, invece, inchioderebbe il regista due volte Premio Oscar con lo straordinario, surreale copione che sta scrivendo con l’Associazione Calcio Pisa 1909. Più semplicemente, il Pisa.

CATENA UMANA – Il Pisa terzo in classifica in serie B assieme al Benevento, alle spalle di Cittadella e Verona. Il Pisa che non ha uno stadio dove i suoi tifosi possano entrare, i tifosi che ogni club al mondo desidererebbe avere: a Ferragosto, formano una catena umana di centinaia di persone, attorno al campo d’allenamento, per impedire che il bus sociale portasse la squadra ad Avellino dove la proprietà voleva condurla; nell’ultima di campionato, sono in duemila all’esterno dell’Arena Garibaldi a fare un chiasso d’inferno per la squadra che, dentro lo stadio vuoto, batte l’Ascoli e poi s’arrampica sugli spalti per salutare quelli che stanno fuori, ebbri di gioia e con le lacrime agli occhi. Il Pisa che ha un presidente agli arresti domiciliari e il figlio diciannovenne amministratore unico, catapultato in una dimensione terribilmente più grande di lui. Il Pisa che, oggi come oggi, non ha una proprietà capace di garantirgli un presente degno e un futuro migliore ma non se ne vuole andare e non si capisce che cosa voglia fare. Il Pisa che ha dipendenti per i quali lo stipendio al 27 è un terno al lotto: a volte esce e altre non esce, così per mesi. Il Pisa per il quale Lazzari (358 partite da professionista, 41 gol) e Mudingayi (377 partite da professionista, 5 gol, 18 presenze nella nazionale belga) si allenano da mesi senza contratto poiché non sono stati ancora tesserati, ma non battono ciglio e ogni giorno si preparano come se dovessero giocare domani. Il Pisa di Gennaro Rino Gattuso, 38 anni, leggenda del Milan e della Nazionale campione del mondo 2006. Lui del Pisa è tutto: l’allenatore, il leader, l’icona. Ringhia contro i nemici. Attacca i quaquaraquà. Difende i giocatori e la gente che li ama. Passi due ore a parlare con lui e capisci perché qui, per lui, farebbero qualunque cosa.

TUTTI UNITI – Lo avverti subito quando entri nel campo di San Piero a Grado, dove la squadra si allena. Uno si aspetta di trovare musi lunghi sotto una cappa livida. Macché. Questi sono tutti uniti attorno a Rino e non mollano di un centimetro. Il mattino e il pomeriggio corrono, sudano, faticano come se non fossero dentro un frullatore che ogni giorno sputa incognite, domande senza risposte, interrogativi che restano dentro l’ondivago indecisionismo di una proprietà che, fisicamente, a Pisa non può più mettere piede. Eppure, la squadra va. Eccome se va. «C’è una cultura del lavoro straordinaria, c’è una voglia di lottare che impressiona». E, detto dall’ex azzannacaviglie, il complimento è lusinghiero. Su Facebook impazza il gruppo #iostoconRino, per non dire del video girato dopo la gara con il Frosinone: un durissimo atto d’accusa per denunciare le inadempienze societarie, le promesse non mantenute, gli impegni disattesi, gli stipendi a singhiozzo. A San Piero, I tifosi chiedono se la squadra abbia bisogno di qualunque cosa, perché per questo Pisa sono pronti a fare qualunque cosa. Colpisce, commuove, ti tocca dentro il legame fortissimo fra la squadra e la sua gente che fa muro attorno alla squadra. Attorno a Gattuso, si muovono il segretario generale, l’avvocato Piero Baffa; il segretario sportivo Bruno Sabatini; il segretario del settore giovanile Gianni Riccio; Riccardo Silvestri («Se non fossi pisano non sarei qui: Il Pisa è qualcosa che ti entra dentro da quando sei bambino e non va più via») ed Eleonora Bon che curano i rapporti con i mezzi d’informazione. Ognuno sa che cosa deve fare e sa perché lo fa.

PER PISA – «Rino? E’ unico». Una domanda e due parole per rispondere in coro. «A me piacerebbe fare solo l’allenatore, invece, sono costretto a fare di tutto». Sorride. È in gran forma. «Ho perso cinque chili, la dieta funziona». Nella foga dell’esultanza post vittoria sul Brescia, i giocatori gli hanno strappato la camicia: «È già finita nel museo nerazzurro», informa Silvestri. E Gattuso: «Non mi fregano più. Adesso giro con una polo». Poi racconta: «La situazione è sotto gli occhi di tutti. Affonda le radici nelle vicissitudini che hanno portato Petroni senior e Lucchesi a dividere le loro strade, con Petroni senior che è diventato l’unico proprietario; il fondo di Dubai che versa la caparra, ma Petroni junior dice che non si vende più. Io sono un aziendalista, ma l’azienda deve dire la verità, deve mantenere fede agli impegni, deve essere credibile. Io lo chiamo stare in trincea questo modo di essere e non si può mai, sottolineo mai, tradire la fiducia dei tifosi. Tutto quello che noi stiamo facendo, lo facciamo per Pisa».

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“DORMO POCO” – Rino sbotta: «Non la vivo bene questa situazione, sai? Dormo poco. Penso e ripenso al campo, ai giocatori, ai tifosi, a tutto quanto abbiamo attorno. Avverto la responsabilità verso la città. La preoccupazione è grande: esiste il rischio che la situazione precipiti. La pazienza dei pisani non è infinita. I pisani sono fantastici: non ce n’è uno che ci abbia chiuso la porta in faccia. Ristoratori, albergatori, fornitori: è emozionante l’amore che hanno per noi. Ho parlato con Abodi, il presidente della Lega B: ci vogliono fatti, subito. Ma lo sai che da tre mesi ancora nessuno della proprietà ha firmato l’accordo con il Comune per i lavori all’Arena Garibaldi? Tre mesi, capisci? E sai anche che questa proprietà rischia di perdere 2 milioni di incassi al botteghino? Dico 2 milioni perché se lo stadio fosse a norma, ad ogni partita in casa ci sarebbero dai 10 mila ai 15 mila paganti. Ma come si fa, come si fa?».

“CONSIGLIATI MALE” – Rino attacca ancora: «Sono convinto che se Petroni padre non fosse agli arresti domiciliari, di riffa o di raffa avremmo già trovato una soluzione. Si è fidato di persone che l’hanno consigliato male. Viviamo in un mondo in cui è diventato normale non pagare la gente che lavora. Non va bene. Non va per niente bene. L’ho detto anche a quelli del Palazzo: non è vero che il nostro sistema non funzioni, basterebbe poco perchè andasse al massimo. Basterebbe imporre il rispetto delle regole. Punto».

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“LI ATTACCO AL MURO” – La conversazione saltabecca da un argomento all’altro. «La squadra è praticamente la stessa che ha conquistato la serie B. Ad un certo punto, però, avevo capito che le difficoltà quotidiane minacciavano di portarci alla deriva. Nello spogliatoio sentivo solo parlare di contratti, di soldi che non arrivavano, stipendi in arretrato, si parlava poco del campo. Allora, ho detto ad alta voce: mi sono rotto le scatole. Che senso ha che io rimanga qui. Io sono qui per i pisani e per voi, i miei giocatori. Sul campo si vince e si perde, ma conta solo quanto e come ci battiamo. Lo dobbiamo alla gente di Pisa. Hanno capito, hanno cambiato marcia. Sono un gruppo di lottatori. Chi non lotta io l’attacco al muro: qui non c’è questo rischio».

“SE UNO NASCE TONDO…” – Si parla degli ottant’anni di Berlusconi: «Non c’è nessuno come lui, lui ha cambiato il Milan e il calcio italiano. Lui ha insegnato al mondo che cosa significhi avere una grande società dietro una grande squadra. Lui mi ha insegnato che cosa sia il Milan, la storia del Milan, la grandezza del Milan. Quando ho combinato delle stupidaggini, come quella volta con Jordan e Berlusconi e Galliani mi hanno chiamato in sede per renderne conto, ti giuro che me la sono fatta sotto ascoltando le loro parole. Hanno fatto bene. Una squadra deve avere la sua identità, il suo carattere. Deve avere un’anima. Prendi me, per esempio. L’ho anche scritto: e uno nasce tondo non può morire quadrato. Ho provato a fare questo mestiere con distacco, ho cercato di cambiare me stesso, la mia natura, ho tentato di fare il disincantato, il disilluso. Niente da fare. Viviamo una volta sola: se non fai le cose con passione, che senso ha?». Forza Pisa sempre.