• 13 Gennaio 2025 18:22

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Uccise moglie e figlia ma evita l’ergastolo: “fu black out emozionale”

Gen 13, 2025

AGI – Torna alla ribalta il duplice omicidio di Gabriela Trandafir, 47 anni, e della figlia della donna, Renata, 22enne, assassinate a fucilate a Cavazzona di Castelfranco Emilia dal marito della donna il 13 giugno 2022. La Procura di Modena aveva chiesto l’ergastolo, ma i giudici, presidente ed estensore Ester Russo, il 9 ottobre scorso hanno riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti rispetto alle aggravanti riconosciute, ossia il rapporto di coniugio e aver commesso il fatto davanti al figlio minore della coppia. Hanno quindi escluso la premeditazione, i motivi abietti e futili e l’aver agito con crudeltà, ritenendo assorbiti i maltrattamenti nell’omicidio. Per questo motivo è stato condannato dalla Corte d’Assise di Modena a 30 anni e non all’ergastolo come chiesto dall’accusa.

 

Le motivazioni

La sentenza spiega che il movente “non può essere ricondotto e ridotto a un mero contenuto economico” ma è da riferirsi “alla condizione psicologica di profondo disagio, umiliazione ed enorme frustrazione vissuta dall’imputato, a cagione del clima di altissima conflittualità che si era venuto a creare nell’ambito del menage coniugale e della concreta evenienza che lui stesso dovesse abbandonare l’abitazione familiare e con essa anche controllo e cura del figlio”.

Per i giudici è “plausibile” che, quando la figliastra gli disse ancora una volta che avrebbe dovuto lasciare la sua casa questo “abbia determinato nel suo animo, come dallo stesso più volte sottolineato, quel black-out emozionale ed esistenziale che lo avrebbe condotto a correre a prendere l’arma” e uccidere le due che “mai e poi mai, secondo quanto affermato dai testimoni sentiti in aula, aveva prima d’allora minacciato di morte”. “La concessione delle generiche – spiegano – considera la confessione, la sostanziale incensuratezza, il corretto contegno processuale e la situazione che si era creata nell’ambiente familiare e che lo ha indotto a compiere il tragico gesto”. Non si puo’ non tenere conto, per la Corte, “di tutta quella serie di condotte unilaterali e reciproche che, susseguitesi nel tempo e cumulativamente considerate hanno senz’altro determinato l’abnorme e tuttavia causale reazione dell’imputato”. 

 

 

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