AGI – Stamane la Polizia Locale si è presentata nella sede dell’Atm per sequestrare documenti utili all’indagine e, in particolare, alla ricostruzione delle comunicazioni tra il guidatore e la Centrale Operativa. L’interesse degli investigatori si è concentrata in particolare sulle comunicazioni tra la Control Room dell’Atm e il conducente Pietro M. che ha affermato di avere avuto un malore nelle dichiarazioni spontanee la sera dell’incidente, avvenuto venerdì scorso intorno alle 16 in viale Vittorio Veneto.
Allo stato non è possibile escludere alcuna delle ipotesi relative alle cause dell’evento siano esse riconducibili a possibili errori umani o a eventuali malfunzionamenti tecnici. È la considerazione della pm Elisa Calanducci nel decreto di sequestro di documenti nella sede di Atm dal quale si apprende che il conducente è indagato per omicidio, lesioni e disastro ferroviario, tutte ipotesi di reato a titolo colposo. Le attività investigative svolte stamattina si sono rese necessarie per “verificare le condizioni di salute in cui versava l’indagato al momento del sinistro e di accertare se l’autista abbia segnalato alla sala operativa di ATM criticità o anomalie di qualunque genere”.
Le registrazioni della sala operativa
Sulla scorta di quanto riportato nell’annotazione della Polizia Giudiziaria redatta dal personale in servizio presso la Squadra Interventi Speciali della Polizia Locale di Milano – si legge ancora nel decreto – risulta che presso la Sala operativa di ATM vengono registrate e archiviati brogliacci e le chiamate effettuate fra tale struttura e gli autisti o altro personale in servizio presso ATM. La pm considera queste registrazioni “necessarie al fine di accertare i fatti accaduti nei momenti antecedenti al verificarsi del sinistro“.
Le condizioni dell’autista
L’autista che guidava il tram deragliato a Milano venerdì scorso è stato dimesso dal Policlinico con una prognosi di dieci giorni per il trauma alla testa riportato nell’incidente e per una sincope vasovagale, una breve perdita di coscienza che può essere causata da stress, dolore o altre cause.
L’accusa di disastro ferroviario
Pietro M., l’autista del tram deragliato a Milano venerdì scorso, procedeva a “velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l’edificio posto all’angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario“. È quanto si legge nel decreto di sequestro a carico del guidatore del tram numero 9 che ha portato, su delega della pm Elisa Calanducci, la Polizia Locale a compiere attività investigative nella sede dell’ATM per sequestrare le conversazioni tra la Sala Operativa dell’azienda dei trasporti e l’autista.
Nel capo d’imputazione si legge che Pietro M. “ometteva di regolare adeguatamente la velocità del mezzo condotto mentre si trovava in prossimità di una fermata e dell’intersezione stradale fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto” e con “negligenza, imprudenza e imperizia non si avvedeva che lo scambio ferroviario presente appena prima dell’intersezione citata era azionato in direzione ‘sinistra’ e ometteva di azionare il citato scambio in direzione ‘diritto’ e svoltava a sinistra a velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l’edificio posto all’angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario“.
Scambio di persona tra le vittime
C’è stata uno “scambio di persona” nella comunicazione delle generalità di una delle due vittime nel deragliamento del tram a Milano. Il procuratore di Milano, Marcello Viola, ha comunicato che l’uomo dato per morto non è il senegalese 56enne Abdou Karim Touré che invece risulta ricoverato in codice rosso ma una persona di origini africane della quale si stanno cercando i familiari per comunicargli la notizia del decesso. L’altro passeggero che ha perso la vita è Ferdinando Favia.