Un tornante stradale combina raggio ridotto, variazioni di pendenza e visibilità compromessa. Il guidatore è così chiamato a gestire in pochi metri velocità, traiettoria e trasferimenti di carico. Quando la strada sale o scende con decisione, l’auto cambia assetto ed entrano in scena fattori che in città pesano così tanto, come la presenza di ghiaia, fogliame, acqua che scorre dal monte o ombre fredde che in inverno possono nascondere ghiaccio. Più che altrove, sul tornante gli pneumatici mostrano la loro qualità o i loro limiti. Un battistrada usurato, una pressione errata o una mescola inadatta alla stagione riducono il margine di sicurezza. Ed è un principio che assume un valore ancora più alto in montagna, dove il fondo può cambiare nel giro di pochi metri.
Come individuare i tornanti prima di arrivarci
L’approssimarsi di un tornante viene indicato dal segnale di curva pericolosa ovvero il classico cartello triangolare con bordo rosso e il simbolo della curva orientato a destra o a sinistra. Questo avviso è molte volte accompagnato da un pannello integrativo rettangolare di colore bianco con la dicitura Tornante. Quando i tornanti si susseguono in serie, il pannello può riportare la scritta Tornanti e in alcuni casi anche il numero complessivo delle curve da affrontare, ad esempio “3 tornanti”.
Sui tratti montani caratterizzati da sequenze lunghe è frequente trovare segnali che indicano il numero progressivo del tornante in avvicinamento, come “1° tornante”, “2° tornante”. Nelle curve più strette, con raggio inferiore ai 30 metri e visibilità limitata, sono infine presenti i delineatori modulari di curva: pannelli rettangolari disposti in successione, con frecce bianche su fondo nero.
Ecco quindi che il primo modo per individuare in tornante così da adattare il proprio comportamento al volante è leggere la segnaletica di pericolo e i pannelli integrativi che la accompagnano. Il quadro di riferimento tecnico è il Regolamento di attuazione che prevede appunto l’impiego del segnale di curva e, per segnalare una serie di tornanti in successione, l’aggiunta di un pannello integrativo.
Sulle strade secondarie può capitare che la segnaletica sia meno generosa. In questo caso bisogna imparare a riconoscere il tornante dagli indizi che precedono la curva. Sono tipici segnali il guardrail che chiude la visuale e poi scappa verso l’esterno, il muretto a secco che segue una geometria a gomito, la carreggiata che si restringe e la pendenza che cambia. Aiuta anche la dinamica del traffico: se il veicolo davanti frena molto prima del previsto o si allarga verso il lato esterno restando nella propria corsia sta preparando una sterzata ampia per chiudere la curva senza manovre nervose.
La differenza tra una guida solida e una guida improvvisata sul tornante è quasi sempre tutta nella fase che precede l’ingresso. Se si arriva lunghi e si prova a recuperare con una frenata dentro la curva si scompone l’auto proprio mentre il raggio ridotto richiederebbe stabilità.
Perché tagliare il tornante stradale non è una buona idea
Il taglio del tornante è un vizio diffuso e altrettanto pericoloso perché la visibilità è limitata e la corsia opposta può essere occupata da moto, ciclisti, autobus o veicoli che allargano la manovra. La traiettoria sicura è quella disciplinata: restare nella propria corsia, impostare una linea pulita e prevedibile e concentrarsi sull’uscita senza cercare scorciatoie. Quando la strada è stretta, l’atteggiamento al volante più utile da tenere è guidare in modo leggibile dagli altri automobilisti.
In salita il tornante chiede motore pronto e risposta progressiva e di conseguenza una marcia troppo lunga costringe a riaccelerare con l’auto vuota mentre una marcia troppo corta porta a strattonare e a perdere fluidità. La regola è tenere il motore nel regime utile senza arrivare al tornante in folle inerzia e senza dover scalare a metà curva quando le ruote sono già impegnate. Chi guida un automatico non è esonerato dal ragionamento perché molte trasmissioni hanno logiche e modalità che vanno gestite con criterio se la pendenza è forte e il tornante è ravvicinato.
In discesa cambia tutto perché la gravità spinge e la velocità tende a crescere anche se il guidatore non fa alcunché. La scelta della marcia è la barriera contro il surriscaldamento dell’impianto frenante e contro la perdita di efficacia nelle frenate ripetute. Come comportarsi? Usare una marcia più bassa, sfruttare il freno motore e combinare frenate morbide e progressive per non stressare i freni, senza trasformare ogni tornante in una sessione di tortura per dischi e pastiglie.
Tra visibilità e punto cieco
Una buona frenata da tornante finisce prima della sterzata perché frenare mentre si gira aumenta le richieste alle gomme e rende l’auto più incline a sottosterzo o sbandate, soprattutto se il fondo è sporco. Meglio allora rallentare con decisione ma in modo progressivo sul dritto, rilasciare gradualmente e tenere l’auto stabile fino a corda e uscita.
Cresce di importanza anche lo sguardo perché se si guardi vicino la guida è a scatto e si corregge in ritardo. Se invece si cerca l’uscita appena la strada la concede, le mani diventano più morbide e la traiettoria si pulisce da sola.
Sui tornanti di montagna bisogna quindi considerare che l’altro veicolo potrebbe avere bisogno di spazio extra per chiudere la curva. In particolare se si è al volante di autobus, mezzi pesanti e camper. Anche restando in corsia, un veicolo lungo può impostare una traiettoria che “mangia” carreggiata per ragioni geometriche. la scelta prudente è aumentare la distanza, rinunciare all’idea di stare incollati e accettare che in quel tratto a decidere la velocità è la strada.
Fondo bagnato, foglie, ghiaia e gelo
Quando l’aderenza cala, il tornante amplifica ogni input, e a quel punto la guida deve diventare più lenta e più rotonda. Se si frena in ritardo l’ABS salva dall’incidente ma non regala una traiettoria e se si sterza bruscamente su un fondo sporco si va incontro a sottosterzo o perdita di aderenza al posteriore. Nei tratti in ombra la strategia sensata è entrare con un margine che non costringe a manovre d’emergenza.
In moto il tornante è ancora più esigente perché equilibrio e aderenza sono più delicati e gli errori hanno meno “ammortizzatori”. La sequenza di azioni da seguire sono rallentare prima, stabilizzare la moto, entrare puliti e gestire comandi con progressività. Frenare forte a moto inclinata o cambiare idea a metà curva è infatti il modo più rapido per perdere precisione.