• 23 Febbraio 2026 14:26

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Tesla Cybercab, il primo Robotaxi è pronto ma il debutto resta un rebus

Feb 23, 2026

Il lento, ma inesorabile cammino verso la guida completamente autonoma taglia un primo traguardo. Dalle linee della Gigafactory in Texas è uscito l’esemplare numero uno di Tesla Cybercab, con un mese di anticipo rispetto alle tabelle di marcia comunicate in precedenza. Tuttavia, le immagini circolanti in rete non devono trarre in inganno: non siamo ancora davanti alla produzione di serie. Il veicolo rientra in una flotta sperimentale che macinerà chilometri su chilometri per addestrare il software.

Le difficoltà segnalate da Musk

Lo snodo cruciale riguarda però la fase successiva. In risposta a un utente su X, lo stesso Musk ha avvertito che il via alla produzione di massa, in programma per la fine di aprile 2026, sarà inizialmente lenta. Del resto, oltre a rappresentare un nuovo modello, il Tesla Cybercab nasce con una filosofia costruttiva – l’Unboxed Process – che punta a mandare in pensione la classica catena di montaggio seriale inventata da Henry Ford.

Invece di far scorrere una scocca su un nastro, la vettura viene costruita per blocchi separati da unire solo alla fine, in modo da “sfornare” un veicolo ogni cinque secondi. Ma prima di arrivare a ritmi simili andrà affrontata una curva di apprendimento ripida, fatta di nuovi robot e componenti ridotti all’osso.

I dati dei test sulla sicurezza

In concomitanza con la sfida industriale, Tesla sta testando l’intelligenza artificiale del Cybercab su alcune Model Y circolanti tra Austin e San Francisco. I risultati emersi indicano, però, un tasso di incidenti sensibilmente superiore rispetto a quello registrato dai conducenti umani: la media attuale, scrive Electrek, ammonta a un sinistro ogni 92.000 km.

Inoltre, queste vetture sono operative solo per una minima frazione del tempo potenziale e richiedono ancora la presenza costante di un collaudatore umano pronto a intervenire. Per rendere il sistema davvero sicuro e la messa in commercio, l’azienda stima di aver bisogno di circa 10 miliardi di miglia di dati reali. Se tutto andrà come deve andare, la soglia potrebbe essere raggiunta nell’estate del 2026, dopodiché scatterà un ulteriore anno di addestramento dell’intelligenza artificiale per gestire eventuali imprevisti stradali.

L’hardware e il muro delle normative

Non meno complicato il capitolo tecnico. Secondo le stime il nuovo “cervello elettronico” di Tesla, il chip AI5, sarà disponibile a partire da metà 2027 nella migliore delle ipotesi, di conseguenza ai primi Cybercab toccherebbe “accontentarsi” della tecnologia attuale (AI4), con possibili effetti sulle ambizioni iniziali del Robotaxi. Ma la vera montagna da scalare ha natura legale: il mezzo, senza volante né pedali, costringe il legislatore a riscrivere da zero i parametri della sicurezza stradale e delle responsabilità assicurative. Tesla dovrà, pertanto, infilarsi in un labirinto di permessi speciali ed esenzioni, una trafila burocratica che rischia di far slittare il debutto commerciale.

A differenza di dieci anni fa, Tesla ha smesso di correre da sola. La concorrenza, specialmente quella cinese, è diventata agguerrita e molto avanzata a livello tecnologico. I rivali asiatici stanno già proponendo alternative credibili nel campo della guida autonoma, spesso con tempistiche più affidabili, e in questo nuovo scenario i sistematici ritardi rischiano di mettere alla prova la pazienza degli analisti. Il Cybercab è una scommessa enorme: se vinta, rivoluzionerà il trasporto urbano, se persa, potrebbe segnare il punto di rottura della fiducia verso il genio di Musk.

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