• 8 Aprile 2026 13:23

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Tango: “L’Anm non è e non sarà mai un partito” [VIDEO]

Apr 8, 2026

AGI – “L’ Anm non è e non sarà mai un partito, non detta l’agenda ai governi”. Lo ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, intervenendo dal palco al convegno “Quale giustizia dopo il referendum?” alla Sala Capranichetta in Piazza Montecitorio.

Tango ha rivendicato il ruolo della magistratura associata come contributo tecnico al dibattito: “C’è una funzione legislativa affidata al Parlamento, poi ci sono i magistrati che applicano la legge nei singoli casi. La magistratura associata offre un contributo che non puo’ che essere tecnico, di competenza e di esperienza”.

 

Video intervista di Thomas Cardinali

L’intervento di Tango

Nel suo intervento, il presidente dell’Anm ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le diverse componenti della giustizia: “Momenti di confronto tra magistratura, avvocatura e politica sono necessari, perchè consentono di ricreare condizioni di reciproco ascolto, alla base di ogni lavoro”. Tango ha quindi richiamato il clima del dibattito durante la campagna referendaria, definendolo in parte anomalo: “Non è stato normale rappresentare la magistratura come sinonimo di impunità o mancanza di imparzialità, né il clima di contrapposizione costante che si è creato”.

Allo stesso tempo, ha evidenziato come il confronto tra posizioni diverse rientri nella fisiologia democratica: “All’interno dell’avvocatura ci sono state posizioni differenti, anche opposte, ma questo fa parte di una dialettica normale”. Infine, un richiamo al valore della Costituzione e alla necessità di un confronto responsabile: “La Costituzione è di tutti, ma proprio per questo va rispettata nei suoi equilibri. Il contributo che possiamo dare è quello di chi ogni giorno affronta concretamente i problemi della giustizia”.

Le prossime mosse dell’Anm

“Non ci sottraiamo al confronto e la nostra presenza oggi lo dimostra. Se ci saranno altre occasioni, saremo pronti a coglierle”. Lo ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, a margine del convegno “Quale giustizia dopo il referendum?” alla Sala Capranichetta in Piazza Montecitorio. Tango ha però chiarito che le prossime mosse dell’Anm saranno definite a breve: “L’imminente assemblea generale di maggio detterà senso e direzione al futuro agire dell’Anm e indicherà le priorità e i temi da porre all’attenzione di tutti gli attori della giurisdizione e anche dell’interlocutore politico”.

Sul clima post-referendum, il presidente dell’Anm ha evidenziato un segnale positivo: “L’eredità è una grande apertura della società civile. I numerosi incontri nei territori hanno mostrato una forte domanda di conoscenza sulla giustizia, sul nostro lavoro e sul suo funzionamento. E’ un patrimonio che non possiamo disperdere”. Infine, un auspicio sui rapporti della magistratura con governo e maggioranza: “Spero davvero che i toni si siano abbassati, perchè un clima continuo di delegittimazione non fa bene a nessuno e non fa bene al Paese. Dobbiamo lavorare serenamente nell’interesse della collettività, ed è più facile farlo in un clima rasserenato”. 

Il tema delle grande riforme

Per Tango “le grandi riforme sono importanti, ma hanno bisogno di percorsi ponderati. Intanto bisogna intervenire sulle urgenze“. Tra le priorità indicate, Tango ha richiamato la scadenza del 30 giugno per i contratti degli addetti all’ufficio per il processo: “E’ una felice intuizione che ha prodotto risultati concreti, con aumento dello smaltimento dell’arretrato e riduzione dei tempi. Disperdere questo patrimonio sarebbe imperdonabile”.

Per il presidente dell’Anm, la strada è chiara: “Non basta stabilizzare le persone, bisogna stabilizzare l’ufficio per il processo, mantenendo queste professionalità a supporto diretto della giurisdizione e negli stessi uffici in cui operano, per non perdere competenze e tempo nella formazione”.

Altra urgenza riguarda l’entrata in vigore della riforma del giudice collegiale ad agosto: “Al di là del merito, queste innovazioni si scontrano con una evidente inadeguatezza degli organici, con il rischio di paralisi o forti rallentamenti, soprattutto nei tribunali più piccoli e nelle materie più delicate”. Da qui la richiesta di un intervento strutturale: “Se si vuole andare avanti con le riforme, bisogna prima creare le condizioni perchè funzionino, a partire da una revisione delle piante organiche basata sul reale carico di lavoro”.

Tango ha infine richiamato anche l’emergenza carceraria: “Le condizioni degli istituti penitenziari, tra sovraffollamento e alto numero di suicidi, incidono non solo sui diritti ma anche sulla sicurezza collettiva, perchè senza percorsi di reinserimento aumenta il rischio di recidiva”. “Si tratta – ha concluso – di dare piena attuazione alla Costituzione, che scommette sul cambiamento e sul recupero delle persone, con interventi concreti e immediati”. 

Sisto, “riaprire il confronto”

 “La giustizia è protetta dalla Costituzione. Bisogna prendere atto che il referendum, con l’autodifesa della Carta dai cambiamenti, rende ancora più necessario il rispetto di quei principi”, ha sottolineato il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, anche lui presente al convegno in Piazza Montecitorio. Sisto ha richiamato la necessità di riaprire il confronto, partendo anche dal segnale arrivato dalle urne: “Sono d’accordo con quanto detto dal presidente dell’Anm Tango: bisogna tener conto dei 12 milioni di cittadini che hanno ritenuto che la giustizia avesse dei problemi. Si lavora insieme, lealmente, mettendo sul tavolo i temi della giustizia”.

Nel percorso di riforma, ha sottolineato, “va rivendicata la decisività del Parlamento: chi decide è sempre il Parlamento”. In questo quadro, secondo il viceministro, “un discorso si può riprendere, anzi migliorare”, ma serve “maggiore responsabilità” dopo “la spaccatura che il Paese ha vissuto sul referendum”, con l’obiettivo di “riannodare i fili tra le diverse posizioni attraverso provvedimenti che siano segno di maturità”.

Sisto ha inoltre respinto l’idea di una “scossa politica” legata all’esito referendario: “E’ stata una scelta dei cittadini di lasciare la Costituzione così com’è. Il meccanismo dell’articolo 138 serve a questo”. E aggiunge: “Mi assumo la responsabilità di dire che è meglio una riforma respinta dai cittadini che un accordo parlamentare frutto di troppe mediazioni”.

Rivendicando il valore della partecipazione, il viceministro ha concluso: “Lo strumento della democrazia diretta è il più nobile che c’è. Dobbiamo accettarne il responso e lavorare perchè la giustizia non sia più terreno di scontro ma di incontro, nel rispetto dei ruoli”. Sul fronte operativo, Sisto ha evidenziato anche i cambiamenti interni al ministero dopo l’addio di Delmastro e Bartolozzi: “C’è stata una riorganizzazione, sono cambiati diversi assetti, in particolare il gabinetto, che sarà protagonista di questo dialogo”.

Il nuovo corso, ha spiegato, punta a rafforzare il raccordo istituzionale: “Vogliamo assumere la responsabilità di questo percorso, anche attraverso l’ufficio legislativo con Nicola Selvaggi, primo laico a ricoprire questo ruolo di capo del legislativo”. Il gabinetto, ha aggiunto, potrà essere “il punto di raccordo tra politica, magistratura e avvocatura”, grazie anche a figure tecniche: “Antonello Mura è un magistrato bravissimo, equilibrato, capace di tenere questo tipo di ragionamento”. Sulle prospettive di riforma, infine, la linea resta quella del confronto: “Non partiamo col piede sinistro, partiremo con entrambi i piedi, senza piegature da una parte o dall’altra. Le parole devono lasciare spazio ai fatti”. 

 

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