Se le cronache di Spa incoronano giustamente il ritrovato Leclerc con una strameritata seconda piazza, la vera impresa della domenica belga porta l’inconfondibile firma di Hamilton. Costretto a domare una SF-26 azzoppata e scontare una penalità, Lewis mostra cosa significa fare la differenza. Una cavalcata implacabile che piega le fredde logiche adottando “il mestiere del manico”.
Bravissimo Charles, ma Lewis?
A buon diritto gli onori della cronaca sono andati a Charles Leclerc. Il giovanotto del Principato ha tagliato il traguardo in seconda posizione, a meno di due secondi dalla Mercedes di quel Kimi Antonelli che oggi comanda le classifiche mondiali. Questo, sia ben chiaro, considerando che per una decina abbondante di tornate il monegasco ha persino accarezzato l’illusione del trionfo.
Charles è stato inappuntabile, su questo non ci piove. Ha saputo trarre il massimo profitto dal regime di Virtual Safety Car, spingendo poi sull’acceleratore con una costanza implacabile sino alla bandiera a scacchi. È la riprova che il ferrarista ha finalmente trovato la quadratura del cerchio, scrostandosi di dosso le antiche ruggini per trovare una sintonia autentica con questa SF-26.
Impresa tutt’altro che banale: andatelo a chiedere a George Russell, che in casa Mercedes con Antonelli ci deve fare i conti tutti i giorni. Ma se Leclerc ha confezionato il fine settimana perfetto, che parole ci restano per l’agire di Lewis Hamilton? Partiamo da un fatto di cronaca. Nelle interviste del giovedì, Lewis ha ribadito un concetto: anche per la campagna in Belgio ha snobbato il simulatore.
Eppure, a dispetto della modernità, continua a dettare la linea di sviluppo al muretto, affidandosi unicamente al vecchio, infallibile mestiere e a una sensibilità di guida che non si insegna. Ancora: pur recando sulla fiancata sinistra le stimmate di un incontro ravvicinato con Russell, ha condotto una corsa superba, coronato da una rimonta su Piastri nelle battute finali. Che voto assegnargli, dunque?
Hamilton: il lavoro con la Ferrari danneggiata dietro il risultato
L’intera architettura dei bargeboard della sua SF-26 è andata in fumo alla prima tornata. Ora, senza entrare in astrusi tecnicismi, è lampante che se “quegli ammennicoli” ci sono, a qualcosa pur servono. E averli integri da una sola parte significa viaggiare con i flussi sbilenchi. Eppure Lewis non ha fatto una piega: 44 giri senza un lamento, né per la vettura azzoppata né per l’iniqua sanzione.
L’imperativo categorico era uno solo: isolarsi dal mondo e domare la macchina. Hamilton ha dovuto reinventare il proprio stile di guida, tamponando gli scompensi figli dell’urto. Nel primo stint di gara, calzando gomme Medium, l’impresa gli è riuscita in fretta; i veri grattacapi sono giunti con il secondo. Cambiare mescola, in Formula 1, equivale a cambiare l’equilibrio dinamico dell’auto.
Calzate le Hard, Lewis ha patito le pene dell’inferno per ritrovare il ritmo, costretto a stravolgere le regolazioni della vettura, impianto frenante e differenziale, in primis, per raddrizzare la baracca. Ha dovuto ridisegnare le traiettorie e il modo stesso di trattare le coperture. Poi, superata l’impasse iniziale, si è messo letteralmente a volare a bordo della SF-26.
Viaggiava sul cronometro dei battistrada e, nonostante un gap di nove secondi dalla McLaren di Oscar Piastri, non ha sollevato il piede dal pedale finché non lo ha riacciuffato. Giunto negli scarichi della MCL40 numero 81, ha atteso un paio di giri prima di sbarazzarsi dell’australiano. Qualche passaggio in più, avrebbe messo nel mirino anche il terzo gradino del podio di Verstappen.
Lewis è il leader tecnico della Ferrari 2026
Una prova, quella di Hamilton, che definire monumentale è fargli torto. Una delle regole non scritte del giornalismo, si sa, vuole che le copertine vadano a chi taglia il traguardo davanti. E, lo ripetiamo, nulla deve offuscare i grandi meriti di Leclerc. Pure lui rinato dopo un pesante periodo di appannaggio condito da innumerevoli errori e rendimento opaco.
Ma a scrutare tra le pieghe della domenica automobilistica targata Gran Premio del Belgio, chi ha davvero compiuto l’impresa titanica è stato il sette volte iridato. Indomito, Lewis ha spremuto ogni singola stilla della sua SF-26, dimostrando un’osmosi con la squadra che appare, oggi, l’esatto opposto di quanto vedevamo l’anno passato.