• 23 Ottobre 2026 21:12

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Storia del termine ‘maranza’, da Jovanotti ai disordini

Ott 23, 2026

AGI – Il termine maranza ormai è entrato nel linguaggio comune e nel dibattito politico e giornalistico, con accezione dispregiativa. Ma cos’è esattamente un “maranza”, come nasce questa parola e come si è evoluto nel tempo il suo significato?

Zanichelli ha dedicato una scheda sul tema, rilevando come la lingua, in particolar modo il gergo giovanile, abbia la capacità di registrare cambiamenti socio culturali inventando parole nuove o adattando il significato di parole già esistenti.

Maranza, una parola entrata nel linguaggio comune

Un esempio di questo processo è proprio il termine maranza, diventato ormai parte del linguaggio e dell’immaginario comune: lo troviamo nei titoli dei giornali, nella lingua parlata di tutti i giorni e nei testi delle canzoni. All’inizio era una sorta di bislacco paninaro, controcorrente ma tutto sommato inoffensivo, mentre negli ultimissimi anni è diventato sinonimo di giovane teppista atto (anche) a causare disordini.

“Il capo della banda” di Jovanotti 

Il maranza, diciamo così, primigenio, è quello di Jovanotti, l’anno è il 1988, quando l’allora giovane rapper canta, nella sua ‘Il capo della banda‘: «Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente / di matti di maranza e di malati di mente / fissati con le moto e coi vestiti americani / facciamo tutto ora o al massimo domani».

Il tamarro delle periferie urbane 

Siamo nel pieno degli anni ’80 permeati del mito ‘Born in the Usa’, e il termine maranza viene usato come sinonimo di tamarro, coatto. Secondo lo Zingarelli 2026 un maranza è un giovane delle periferie urbane dai gusti e comportamenti rozzi e volgari, che si muoveva per lo più in gruppo, riferendosi al significato di questo termine negli anni ‘80 e ‘90.

Le baby gang 

Molti anni dopo, in particolare dal 2019, la parola scivola verso un nuovo significato, meno goliardico e più inquietante: con il diffondersi dei social network e in particolare di piattaforme come Tik Tok, il termine maranza appare sempre più spesso nella stampa e nei telegionali, diventando un vero e proprio fenomeno sociale. I maranza di oggi, rileva Zanichelli, hanno uno stile più definito rispetto al passato, sono più riconoscibili: tuta, spesso nera, cappuccio e accessori griffati.

La seconda definizione che troviamo nello Zingarelli, infatti, si avvicina di più all’accezione contemporanea: il maranza è appartenente a bande di ragazzi, spesso in tuta nera con cappuccio, che importunano la gente per le strade.

L’origine del termine 

Ma qual è l’etimologia del termine? La sua origine è incerta, forse dal meridionale maranza (melanzana), con possibile sovrapposizione di voci come Marrakesch o Marocco (meridionale), usate nel gergo giovanile.

Un’altra ipotesi lo fa derivare da Maranz, un marchio di impianti stereofonici Hi-Fi molto popolare negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, riferendosi ai giovani che, in macchina o alle feste, ascoltavano musica a tutto volume. Attestato anche il diminutivo, solo femminile, maranzina (giovane maranza di sesso femminile), usato con sfumatura svalutativa.

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