AGI – Sapporo 1972, i primi Giochi olimpici in Asia della storia, ma anche un’edizione memorabile per l’Italia grazie soprattutto agli ori di Gustav Thoeni e di Paul Hildgartner e Walter Plaikner nel doppio dello slittino. Sapporo alla Sessione del CIO di Roma del 1966 venne preferita con il doppio dei voti (32 a 16) alla canadese Banff.
Per l’arrivo della fiamma olimpica in Oriente, i giapponesi investirono una fortuna sugli impianti e sulle strutture della capitale dell’isola di Hokkaido. L’imperatore Hirohito divenne il terzo dignitario ad aprire i Giochi olimpici due volte (la prima nell’estate del 1964), dopo Adolf Hitler nell’inverno e nell’estate del 1936, e Giovanni Gronchi nell’inverno del 1956 (Cortina) e nell’estate del 1960 (Roma). All’evento olimpico nella terra del Sol Levante presero parte 1.006 atleti – 51 azzurri (solo 3 donne) – e tra le 35 Nazioni anche il debuttò della Repubblica di Cina (nota come Taiwan; la Cina debuttò solo a Lake Placid ’80) e delle Filippine.
A Sapporo la disputa sul professionismo
Tre giorni prima dei Giochi scoppiò una controversia sul professionismo. Il torneo di hockey su ghiaccio si svolse senza la squadra canadese che non prendeva parte alle competizioni internazionali dal 1969. Il Canada non inviò la squadra a Sapporo per protestare contro la pratica del professionismo ritenuto occulto diffusa in Unione Sovietica e nei Paesi del blocco sovietico. Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Avery Brundage minacciò di squalificare 40 sciatori che avevano ricevuto sponsorizzazioni. L’austriaco Karl Schranz, che riceveva oltre 50.000 dollari all’anno dai produttori di sci e utilizzato foto e nome per fini commerciali, fu squalificato e costretto a vivere da spettatore le gare che lo avrebbero visto protagonista.
Ciò, però, non inficiò la grande impresa del 10 febbraio compiuta dal ventenne di Trafoi, Gustav Thoeni. Terzo dopo la prima manche del gigante, in quella decisiva andò a cogliere la medaglia d’oro, la seconda di sempre dello sci alpino maschile vent’anni dopo Zeno Colò. Nello slalom speciale, Thoeni ci riprovò ma si dovette accontentare dell’argento alle spalle del sorprendente 21enne spagnolo Paco Fernandez Ochoa che conquistò quella che, a tutt’oggi, è l’unico oro olimpico invernale per il suo Paese.
Gustav fu comunque secondo e alle sue spalle si classificò cugino Roland, undici giorni più anziano. Nello slittino, sempre il 10 febbraio, arrivò l’oro nel doppio grazie ai due carabinieri altoatesini Paul Hildgartner e Walter Plaikner (erano al comando dopo la prima manche), primi ex-aequo con i tedeschi orientali Horst Hoernlein e Reinhard Bredow: un’autentica sorpresa anche perché la Germania Est aveva monopolizzato i podi della gara maschile e femminile. Nel bob a 4, Nevio De Zordo guidò il suo equipaggio (composto anche da Gianni Bonichon, Adriano Frassinelli, Corrado Dal Fabbro) alla conquista dell’argento, alle spalle della Svizzera pilotata da Jean Wicki.
Altre medaglie e sorprese a Sapporo
La presenza olimpica dell’Italia nella ‘Formula 1 del ghiaccio‘ fu garantita anche dopo il ritiro del grande Eugenio Monti. Memorabile la tripletta dei padroni di casa nel salto dal trampolino piccolo: primo oro invernale della storia per il Giappone grazie a Yukio Kasaya che lasciò argento e bronzo ai connazionali Akitsugu Konno e Seiji Aochi. Tre ori nello sci nordico alla sovietica Galina Kulakova e altrettanti nel pattinaggio velocità per l’olandese Ard Schenk. La sua popolarità in Patria è stata tale che è stato dato un nome ad un fiore in suo onore: ‘Crocus chrysanthus Ard Schenk’. Doppia sorpresa nello sci alpino femminile. La 17enne semisconosciuta svizzera di San Gallo, Marie-Thérèse Nadig sia in discesa che in slalom gigante si lasciò alle spalle la favorita austriaca Annemarie Pröll. L’americana Barbara Cochran, una delle tre sorelle della squadra statunitense di sci, è diventata la prima donna statunitense dai tempi di Andrea Mead Lawrence (Oslo ’52) a vincere una medaglia d’oro nello sci, conquistando il primo posto nello slalom speciale.
AGI – Sapporo 1972, i primi Giochi olimpici in Asia della storia, ma anche un’edizione memorabile per l’Italia grazie soprattutto agli ori di Gustav Thoeni e di Paul Hildgartner e Walter Plaikner nel doppio dello slittino. Sapporo alla Sessione del CIO di Roma del 1966 venne preferita con il doppio dei voti (32 a 16) alla canadese Banff.
Per l’arrivo della fiamma olimpica in Oriente, i giapponesi investirono una fortuna sugli impianti e sulle strutture della capitale dell’isola di Hokkaido. L’imperatore Hirohito divenne il terzo dignitario ad aprire i Giochi olimpici due volte (la prima nell’estate del 1964), dopo Adolf Hitler nell’inverno e nell’estate del 1936, e Giovanni Gronchi nell’inverno del 1956 (Cortina) e nell’estate del 1960 (Roma). All’evento olimpico nella terra del Sol Levante presero parte 1.006 atleti – 51 azzurri (solo 3 donne) – e tra le 35 Nazioni anche il debuttò della Repubblica di Cina (nota come Taiwan; la Cina debuttò solo a Lake Placid ’80) e delle Filippine.
A Sapporo la disputa sul professionismo
Tre giorni prima dei Giochi scoppiò una controversia sul professionismo. Il torneo di hockey su ghiaccio si svolse senza la squadra canadese che non prendeva parte alle competizioni internazionali dal 1969. Il Canada non inviò la squadra a Sapporo per protestare contro la pratica del professionismo ritenuto occulto diffusa in Unione Sovietica e nei Paesi del blocco sovietico. Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Avery Brundage minacciò di squalificare 40 sciatori che avevano ricevuto sponsorizzazioni. L’austriaco Karl Schranz, che riceveva oltre 50.000 dollari all’anno dai produttori di sci e utilizzato foto e nome per fini commerciali, fu squalificato e costretto a vivere da spettatore le gare che lo avrebbero visto protagonista.
Ciò, però, non inficiò la grande impresa del 10 febbraio compiuta dal ventenne di Trafoi, Gustav Thoeni. Terzo dopo la prima manche del gigante, in quella decisiva andò a cogliere la medaglia d’oro, la seconda di sempre dello sci alpino maschile vent’anni dopo Zeno Colò. Nello slalom speciale, Thoeni ci riprovò ma si dovette accontentare dell’argento alle spalle del sorprendente 21enne spagnolo Paco Fernandez Ochoa che conquistò quella che, a tutt’oggi, è l’unico oro olimpico invernale per il suo Paese.
Gustav fu comunque secondo e alle sue spalle si classificò cugino Roland, undici giorni più anziano. Nello slittino, sempre il 10 febbraio, arrivò l’oro nel doppio grazie ai due carabinieri altoatesini Paul Hildgartner e Walter Plaikner (erano al comando dopo la prima manche), primi ex-aequo con i tedeschi orientali Horst Hoernlein e Reinhard Bredow: un’autentica sorpresa anche perché la Germania Est aveva monopolizzato i podi della gara maschile e femminile. Nel bob a 4, Nevio De Zordo guidò il suo equipaggio (composto anche da Gianni Bonichon, Adriano Frassinelli, Corrado Dal Fabbro) alla conquista dell’argento, alle spalle della Svizzera pilotata da Jean Wicki.
Altre medaglie e sorprese a Sapporo
La presenza olimpica dell’Italia nella ‘Formula 1 del ghiaccio’ fu garantita anche dopo il ritiro del grande Eugenio Monti. Memorabile la tripletta dei padroni di casa nel salto dal trampolino piccolo: primo oro invernale della storia per il Giappone grazie a Yukio Kasaya che lasciò argento e bronzo ai connazionali Akitsugu Konno e Seiji Aochi. Tre ori nello sci nordico alla sovietica Galina Kulakova e altrettanti nel pattinaggio velocità per l’olandese Ard Schenk. La sua popolarità in Patria è stata tale che è stato dato un nome ad un fiore in suo onore: ‘Crocus chrysanthus Ard Schenk’. Doppia sorpresa nello sci alpino femminile. La 17enne semisconosciuta svizzera di San Gallo, Marie-Thérèse Nadig sia in discesa che in slalom gigante si lasciò alle spalle la favorita austriaca Annemarie Pröll. L’americana Barbara Cochran, una delle tre sorelle della squadra statunitense di sci, è diventata la prima donna statunitense dai tempi di Andrea Mead Lawrence (Oslo ’52) a vincere una medaglia d’oro nello sci, conquistando il primo posto nello slalom speciale.