• 24 Febbraio 2026 8:21

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Steer-by-Wire, come cambia il processo di sterzata

Feb 24, 2026

Per oltre un secolo, il legame tra guidatore e asfalto è stato garantito da un vincolo fisico imprescindibile: una colonna d’acciaio. Lo Steer-by-Wire spezza questo legame storico, sostituendo la connessione meccanica con impulsi elettrici e attuatori elettronici. Non si tratta di una semplice evoluzione, ma di un cambio di paradigma: il volante smette di essere una leva meccanica per diventare un’interfaccia di input digitale, segnando il confine tra l’auto tradizionale e il veicolo software-defined.

Com’è fatto lo Steer-by-Wire

La trasformazione principale risiede nella rimozione integrale dell’albero di sterzo e dei giunti cardanici, liberando spazio prezioso nel vano motore e migliorando la sicurezza passiva in caso di impatto frontale. Al posto della meccanica tradizionale, il sistema si basa sul feedback actuator (FBA), un motore elettrico posizionato dietro al volante, che ha il compito cruciale di simulare la resistenza della strada e restituire sensazioni tattili al guidatore. Parallelamente, sull’asse anteriore opera il road steering actuator (RSA), un modulo elettromeccanico ad alta coppia che agisce direttamente sui braccetti dello sterzo per orientare le ruote. Questa separazione fisica è mediata esclusivamente da una rete di sensori di coppia e posizione che leggono ogni minima intenzione del conducente.

Come funziona

In un sistema digitale, la sterzata non è più un trasferimento di energia cinetica ma un processo di elaborazione dati ad alta velocità. Quando il conducente ruota il volante, i sensori inviano i dati alle ECU, che elaborano l’algoritmo di sterzata considerando variabili dinamiche come la velocità del veicolo, l’accelerazione laterale e il coefficiente di attrito stimato.

L’attuatore sulle ruote esegue il movimento con una precisione millimetrica, mentre il software filtra attivamente le vibrazioni parassite e i colpi dovuti alle asperità del terreno, evitando che reazioni indesiderate si ripercuotano sulle mani del guidatore, migliorando così il comfort e la stabilità direzionale.

L’assenza di un legame meccanico fisso permette di implementare un rapporto di sterzo infinitamente variabile, svincolato dai limiti della cremagliera tradizionale. Nelle manovre a bassa velocità, come i parcheggi o i tornanti stretti, il sistema può impostare un rapporto estremamente diretto, consentendo la massima sterzata con una rotazione minima del volante. Al crescere della velocità, il rapporto si demultiplica automaticamente per garantire una stabilità direzionale superiore e una risposta meno nervosa. Questa flessibilità permette inoltre una totale integrazione con i sistemi ADAS, consentendo all’auto di eseguire manovre correttive o di mantenimento corsia con una rapidità e una fluidità inarrivabili per i sistemi meccanici convenzionali.

Sicurezza: come funziona il nodo del Fail-Safe

La sfida ingegneristica più complessa riguarda la sicurezza intrinseca del sistema, che deve garantire il controllo del veicolo anche in caso di guasto elettronico totale. Per sopperire alla mancanza del piantone di backup, i costruttori adottano un’architettura a ridondanza multipla, con circuiti di alimentazione separati (spesso a 48V) e bus di comunicazione duplicati che operano in parallelo. Le centraline di controllo utilizzano logiche di “voto” per confrontare i dati e isolare eventuali malfunzionamenti istantanei.

In scenari critici, il sistema è progettato per passare a modalità di emergenza che mantengono la direzionalità o portano il veicolo in una condizione di arresto sicuro, garantendo standard di affidabilità equivalenti o superiori a quelli dei sistemi aeronautici fly-by-wire.

Il limite fisico del 12V e i vantaggi del 48V

In un sistema di sterzo tradizionale con assistenza elettrica (EPS), il motore interviene solo per “aiutare” il movimento impresso dal guidatore. Nello Steer-by-Wire, l’attuatore sulle ruote (RSA) deve invece generare da solo tutta la forza necessaria per vincere l’attrito degli pneumatici e la resistenza del terreno, specialmente a veicolo fermo. Con un impianto a 12V, generare coppie elevate richiede correnti altissime (vicine o superiori ai 100 Ampere), che portano a un surriscaldamento dei cablaggi e richiedono cavi di sezione generosa, pesanti e difficili da gestire nel layout del veicolo. Questo limita la reattività del sistema e aumenta la complessità termica delle centraline di potenza.

L’adozione di un’architettura a 48V permette di quadruplicare la tensione, riducendo drasticamente l’intensità di corrente necessaria per ottenere la stessa potenza meccanica. Questo si traduce in motori elettrici più compatti, leggeri e capaci di accelerazioni angolari molto più rapide. Grazie alla legge di Joule, le perdite di energia sotto forma di calore si riducono di un fattore pari al quadrato della diminuzione della corrente, rendendo l’intero sistema di sterzata molto più efficiente. Questa maggiore disponibilità di energia consente agli attuatori di rispondere in frazioni di millisecondo, eliminando quel senso di “ritardo” che affliggeva i primi prototipi digitali e permettendo una gestione molto più precisa della dinamica del veicolo.

I motori utilizzati nei sistemi Steer-by-Wire a 48V sono generalmente unità sincrone a magneti permanenti (PMSM) o a riluttanza, scelti per la loro altissima densità di coppia. Poiché devono operare in condizioni critiche, come sterzate complete sotto carico pesante, l’architettura a 48V facilita l’integrazione di sistemi di monitoraggio termico avanzati. La minore corrente circolante riduce lo stress sui semiconduttori degli inverter, garantendo che il sistema possa mantenere prestazioni costanti anche durante sessioni di guida prolungate o manovre di emergenza ripetute, dove un sistema a 12V rischierebbe il “derating”, ovvero un taglio della potenza per protezione termica.

Lo Steer-by-Wire rappresenta molto più di una semplice sostituzione di componenti meccanici, è l’atto finale della digitalizzazione del telaio. Liberando l’abitacolo dai vincoli fisici del piantone, i progettisti hanno ora la libertà di reinventare completamente l’ergonomia interna, passando da volanti circolari a cloche compatte che non ostacolano la visibilità della strumentazione e possono persino retrarsi durante la guida autonoma. Questa tecnologia trasforma il veicolo in un sistema dinamico adattivo, capace di cambiare carattere con un aggiornamento software e di offrire livelli di sicurezza attiva precedentemente impensabili grazie all’integrazione immediata con i sensori di bordo.

La capacità dei produttori di calibrare il feedback actuator per restituire una sensazione di guida naturale e comunicativa sarà l’ago della bilancia per l’accettazione da parte dei guidatori più puristi. Sebbene la connessione fisica sia stata spezzata, la necessità di un legame intuitivo tra uomo e macchina rimane centrale: il futuro della sterzata risiede dunque in un delicato equilibrio tra la potenza di calcolo degli algoritmi a 48V e la sensibilità tattile richiesta da chi siede al posto di comando.

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