Ritrovarsi con l’auto in panne subito dopo aver fatto, inavvertitamente, il pieno di gasolio allungato con acqua è l’incubo di ogni automobilista. Lo hanno vissuto a proprie spese decine di utenti a Paternò, in provincia di Catania, dove una stazione di rifornimento è risultata una trappola ben allestita. I sintomi erano identici per tutti: motori che perdevano colpi all’improvviso, nuvole di fumo anomalo dallo scarico e macchine che si spegnevano senza mai ripartire.
A seguito di numerose segnalazioni giunte dai conducenti locali, la Guardia di Finanza ha recuperato 8.000 litri di gasolio pronti per essere erogati. E i campioni, spediti d’urgenza al laboratorio dell’Agenzia delle Dogane di Catania, hanno dato un risultato inequivocabile: il carburante presentava un’elevata concentrazione di acqua. A seguito degli accertamenti, i gestori dell’impianto sono stati denunciati per frode in commercio e altri reati connessi alla distribuzione di prodotti non conformi.
I danni dell’acqua nei sistemi Common Rail: quanto costa
I moderni sistemi Common Rail prevedono che il gasolio, oltre a bruciare, debba lubrificare la pompa e gli iniettori. Al contrario, l’acqua può compromettere le componenti meccaniche, perciò non c’è da sorprendersi se la macchina finisce per fermarsi all’improvviso, con il conto in officina che schizza alle stelle: spesso sostituire l’intero impianto di iniezione costa oltre 2.000 euro.
L’acqua, a differenza del gasolio, non possiede capacità lubrificanti. Quando entra nel circuito di iniezione, le superfici metalliche interne iniziano a degradarsi rapidamente a causa di ossidazione e corrosione. Ancora più grave è il rischio di “grippaggio”: la mancanza di lubrificazione porta al blocco della pompa ad alta pressione, i cui frammenti metallici finiscono poi negli iniettori distruggendoli del tutto. Inoltre, la presenza di acqua nel serbatoio favorisce la proliferazione batterica, con la nascita di alghe e depositi fangosi che intasano i filtri e impediscono il corretto afflusso di carburante.
I precedenti
Il caso di Catania si aggiunge a una lista purtroppo piuttosto lunga. Di recente un episodio simile è capitato a Busto Arsizio, con la benzina annacquata a causa di un probabile guasto alle cisterne. A Ferrara, invece, un altro impianto era finito sotto indagine verso la fine dello scorso anno. Che sia colpa della scarsa manutenzione o di una scelta deliberata per aumentare i profitti, il risultato per l’automobilista non cambia: resta a piedi con un danno economico doppio. Si paga infatti per un carburante diluito, ricevendo meno energia di quella acquistata e rischiando di rovinare la vettura in modo permanente.
Come tutelarsi
Il principale nodo critico riguarda la possibilità di ottenere un risarcimento. Collegare il guasto meccanico a un dato rifornimento non è semplice, a maggior ragione se vengono utilizzati i sistemi di pagamento tradizionali. Mentre l’impiego di bancomat o carta di credito lascia una traccia digitale della transazione, da poter poi presentare in sede legale, scegliere i contanti e buttare via subito lo scontrino rischia di costare caro, motivo per cui è preferibile conservare la ricevuta. La vigilanza delle autorità protegge i diritti dei consumatori, ma la prudenza del conducente è l’unico modo per limitare i danni di una truffa così condannabile.