• 9 Febbraio 2026 12:45

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Secondo Elon Musk l’approvazione della guida autonoma in Europa è vicina

Feb 9, 2026

Parlare di tecnologia e del futuro della mobilità senza tenere conto del quadro normativo è come descrivere un’auto da corsa senza mai citare le gomme: manca un pezzo fondamentale della storia che sta appena iniziando. Nelle ultime settimane Elon Musk, il visionario alla guida di Tesla, ha fatto una dichiarazione che ha acceso l’attenzione di appassionati e addetti ai lavori perché non riguarda una nuova funzione, ma un potenziale punto di svolta regolatorio con impatti concreti sulla diffusione della guida assistita avanzata nel Vecchio Continente. Musk ha affermato, in occasione di un evento internazionale, che l’approvazione del sistema Full Self-Driving supervisionato in Europa potrebbe arrivare già nel mese di febbraio.

Le novità sulla guida autonoma di Tesla

Al netto delle condizioni economiche o delle promesse di marketing, ciò che emerge è un cambio di prospettiva: da qui non si parla più solo di software o di algoritmi, ma di permessi formali, riconoscimenti e limiti d’uso imposti da leggi e regolamenti. Questo passaggio potrebbe determinare se e come una tecnologia così ambiziosa possa essere usata su larga scala, o restare relegata a uno stadio di test e mere dichiarazioni. Quando si affronta il tema della guida autonoma è facile perdersi in sigle o livelli di automazione che, all’atto pratico, rischiano di confondere più che chiarire. Il Full Self-Driving di Tesla, nella sua versione supervisionata, è un’evoluzione dell’Autopilot, il sistema di assistenza già presente su molte vetture del marchio, ma resta comunque una soluzione che richiede la presenza vigile di chi sta alla guida: il computer può gestire tratti di percorso, interagire con segnali, cambi corsia e traffico, ma non è ancora in grado di funzionare in totale autonomia senza alcuna supervisione umana attiva.

Ciò significa che, almeno per ora, non si tratta di un’auto che guida da sola nel senso più assoluto del termine, ma piuttosto di un avanzato strumento di assistenza alla guida che alleggerisce il carico nel traffico quotidiano. Eppure, proprio questo gradino apparentemente intermedio, sta diventando cruciale perché è qui che si confrontano normative, responsabilità e rischi, e dove si decide se possa effettivamente diventare un prodotto legale da offrire su scala più ampia. In altre parole, per Tesla non è tanto una questione di migliorare la tecnologia, quanto di farla entrare nel perimetro di ciò che regolatori e autorità competenti considerano accettabile e sicuro per l’uso su strada.

Software, responsabilità e limiti d’uso

È interessante osservare come, nel mosaico delle normative europee, possa bastare un singolo tassello per cambiare le prospettive di un intero continente. Tesla ha concentrato gli sforzi di dialogo soprattutto con l’ente di omologazione dei Paesi Bassi, la RDW, che ha assunto il ruolo di potenziale apripista per l’approvazione del Full Self-Driving supervisionato. Secondo le indicazioni fornite, la decisione attesa per febbraio potrebbe non essere un semplice sì o no, ma rappresentare un precedente normativo che altri stati membri dell’Unione Europea potrebbero decidere di riconoscere. Questo meccanismo di “riconoscimento reciproco” è peculiare del sistema europeo: un via libera su base nazionale, se riconosciuto dagli altri paesi, potrebbe accelerare notevolmente la diffusione della guida assistita avanzata, aggirando in parte i tempi lunghi e complessi di un’omologazione comunitaria completa.

iStockAvere un sistema come il Full Self-Driving supervisionato approvato in Europa potrebbe dare un forte impulso

Se ciò dovesse accadere, l’Europa potrebbe ritrovarsi in prima linea nella diffusione di tecnologie di assistenza alla guida che fino ad ora erano appannaggio di pochi mercati, come quello statunitense, aprendo scenari inediti per la mobilità del futuro. Dietro questa attesa per l’approvazione c’è un nodo che, per chi non è del settore, può sembrare lontano dalla quotidianità ma che in realtà tocca aspetti molto concreti. Quando un sistema di guida assistita avanzato viene messo su strada, non conta solo quanto è “smart” o sofisticato il software che lo alimenta, ma anche chi è responsabile in caso di incidente, quali limiti d’uso vengono imposti dalla legge e quali standard di sicurezza devono essere rispettati prima di verificarne la compatibilità con l’ambiente urbano europeo.

A volte, infatti, la tecnologia può essere pronta dal punto di vista ingegneristico, ma non conforme alle richieste normative che guardano a variabili come la conformità alle specifiche di codice stradale locali, la gestione delle situazioni di emergenza, o la presenza di un conducente pronto a intervenire. Per Tesla, insistere sulla supervisione richiesta all’automobilista non è solo una questione di prudenza tecnica, ma anche di adattamento alle normative che al momento non vedono ancora un quadro completo per la guida autonoma totale.

Un passo che può sbloccare o fermare il rollout

In questo scenario si inserisce anche il tema assicurativo, spesso trascurato nel dibattito pubblico ma decisivo per la diffusione reale di queste tecnologie: le compagnie devono poter quantificare il rischio, stabilire premi coerenti e comprendere in che misura un eventuale errore sia imputabile al sistema o al conducente. È una linea sottile, quasi un confine mobile, che cambia a seconda dei casi concreti e che obbliga legislatori e costruttori a dialogare in modo continuo. Inoltre, l’Europa ha un approccio tradizionalmente prudente quando si tratta di sicurezza stradale, e questo significa che ogni nuova funzione deve essere valutata non solo per ciò che promette di fare, ma per come si comporta in condizioni reali, nel traffico complesso delle città storiche, tra rotatorie, cantieri e segnaletica talvolta imperfetta.

Il risultato è una sorta di partita a scacchi tra innovazione tecnologica e progresso regolatorio, uno scontro che definirà non solo il destino di Tesla, ma quello di tutti i sistemi avanzati di assistenza alla guida in Europa. La dichiarazione di Musk arriva in un momento in cui l’industria automobilistica sta affrontando una fase di transizione: da un lato ci sono le vendite di veicoli elettrici e i margini sempre più compressi, dall’altro c’è la ricerca di nuove fonti di ricavo come il software e i servizi legati alla mobilità intelligente. Avere un sistema come il Full Self-Driving supervisionato approvato in Europa potrebbe dare un forte impulso non solo alle strategie commerciali di Tesla, ma anche alla percezione generale dei consumatori su ciò che è possibile aspettarsi da un veicolo moderno.

Nonostante il fatto che in passato Musk e la sua azienda abbiano fatto promesse che non sempre hanno rispettato nei tempi, questa volta la posta in gioco riguarda qualcosa di più sostanziale: non si tratta di lanciare una feature a campione, ma di inserire un prodotto in una cornice legale e di mercato che ne determinerà l’effettiva adozione. I prossimi mesi saranno quindi cruciali per capire se questa tecnologia potrà davvero trovare spazio su strade europee e, con essa, la possibilità di ridefinire il modo in cui ci spostiamo ogni giorno.

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