• 14 Aprile 2021 13:48

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Se la “rubrica di internet” cambia proprietario – La Stampa

Ott 1, 2016

Che cosa è l’Icann?

«L’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann) è una no-profit, nata nel 1998, con sede a Los Angeles. Tra i suoi compiti quello di coordinare il sistema dei nomi di dominio (Dns), quella sorta di registro distribuito che rende possibile collegare i nomi dei siti web così come normalmente li conosciamo (www.lastampa.it) con i loro indirizzi numerici o indirizzi Ip (107.154.107.10). Così come non dovete ricordarvi a memoria il numero di telefono di un collega ma cercate il suo nome in rubrica, allo stesso modo il vostro browser, quando digitate l’indirizzo di un sito, consulterà una “rubrica di internet”. A gestirla ai suoi massimi livelli è, appunto, l’Icann».

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Che cosa c’entra il governo Usa con l’ICann?

«Il governo americano, attraverso il Dipartimento del Commercio, ha avuto un ruolo di supervisione all’interno dell’Icann fin dalla sua fondazione. Anzi l’Icann nasce proprio perché in precedenza gli Stati Uniti si sono trovati a avere il controllo dei server che gestivano il sistema dei nomi di dominio, mentre il web aveva preso a svilupparsi. E l’allora amministrazione Clinton ha scelto di cedere in parte questo controllo privatizzandolo a una no-profit. Tuttavia, attraverso una agenzia del Dipartimento del Commercio, al governo Usa era rimasto un ruolo di supervisione su uno specifico aspetto, la cosiddetta root zone, cioè l’area più in alto nella struttura gerarchica del sistema, quella che contiene i nomi e gli indirizzi Ip di tutti i domini di primo livello come .com, .net, .org e via dicendo. A gestire questa area apicale fino a ieri erano tre soggetti: Icann, il Dipartimento del Commercio Usa attraverso la sua agenzia Ntia e la società americana Verisign».

Che cosa succede oggi?

«Termina il contratto del Dipartimento del Commercio con l’Icann e quindi di fatto il governo Usa esce del tutto, a livello ufficiale, dalla supervisione del sistema dei nomi di dominio. Icann diventa indipendente e sarà gestita da una comunità internazionale che include rappresentati di governi, dell’industria, accademici, esperti. La differenza principale è che la Ntia, l’agenzia del Dipartimento del Commercio, non avrà più un ruolo nell’approvare i cambiamenti ritenuti necessari all’interno della root zone, la radice del sistema. Che a livello di gestione resta comunque in mano all’Icann; e a livello di operatività resta amministrata da una società americana con sede in Virginia, VeriSign.

Chi è favorevole e chi contrario al passaggio?

«L’amministrazione Obama, le aziende internet come Facebook o Google, la stessa Icann sono favorevoli alla transizione. La levata di scudi è arrivata perlopiù da esponenti repubblicani, secondo i quali in questo modo gli Stati Uniti perderebbero il controllo su internet. Non solo: permetterebbero a Stati autoritari come Cina, Russia, Iran di avere più potere su quanto sta online. Il parere di molti esperti è che tali timori siano esagerati».

Ma alla fine cosa cambia?

«Per gli utenti nulla. E in generale cambia poco anche nella gestione del sistema. Il personale dell’Icann e i suoi protocolli restano gli stessi, ma il Dipartimento del Commercio non dovrà più approvare ogni cambiamento al file principale del sistema dei nomi di dominio. Icann ha anche promesso che non farà modifiche ai domini tradizionalmente assegnati agli statunitensi – .mil, gov., edu, e .us – senza prima ottenere un’approvazione scritta dal governo Usa».

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