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Moto 2, Franco Morbidelli: «Vinco il titolo e vado al bar»

Ott 27, 2017

di Paolo Scalera

venerdì 27 ottobre 2017 09:46

SEPANG – La sfida di Franco Morbidelli per il titolo della Moto2 è il sottoclou di quella Marquez-Dovizioso per la MotoGP. Un po,’ insomma, come il combattimento che apre la sfida per il mondiale dei massimi o, nelle gare di atletica, tutto ciò che precede(va) i 100 metri di Usain Bolt. Uno spettacolo che rischia di passare inosservato anche perché lo sfidante dell’italiano, 16 vittorie e 57 podi all’attivo, è un tranquillo combattente di lunga lena, Thomas Luthi, ex iridato della 125 ma non un personaggio. Unico appiglio una marcata somiglianza fisica con Michael Schumacher, che però ha tutt’altro carattere. Un po’ poco. Anche “Morbido”, che in Malesia con 29 punti di vantaggio si gioca il primo match point con lo svizzero è un tipo tranquillo, nonostante nel suo DNA ribolla sangue brasiliano e romano. Un mix che avrebbe dovuto dar vita a un casinista epocale e che invece ha prodotto un ragazzo serio, ma non serioso. Un pilota che sicuramente è artefice del suo destino visto che non è nato, agonisticamente, nel Motomondiale ma nella 600 Supersport, grazie al supporto della FMI e poi approda to alla VR46 Academy grazie al papà, Livio, ex pilota, prematuramente scomparso, che chiuse l’officina di Roma per trasferirsi a Tavullia quando Franco aveva 10 anni, aiutato dall’amicizia con Graziano Rossi, il padre di Vale. «So che rimanere tranquilli in questi casi è quasi impossibile – ci ha spiegato con l’usuale tranquillità il pilota che ha mixato i suoi natali con l’arguzia romagnola – E’ un momento importante del campionato e cercherò di far bene. Difficile fare strategie in questi casi. Bisogna solo essere pronti a qualsiasi eventualità».

Come Marquez con Dovi, Morbidelli ha la possibilità di chiudere i conti con Luthi a Sepang.

«Ovviamente chiudere questa sfida senza trascinarla fino a Valencia è la cosa migliore. Bisognerà però trovare il giusto equilibrio fra rischiare e portare a casa la gara. Cercherò di capire dov’è il mio limite e arrivarci il più vicino possibile». […]

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