ROMA. Mentre il Governo non esclude di prorogare oltre il 15 marzo la chiusura delle scuole, gli scienziati si dividono tra un fronte del no, di cui fanno parte quelli che considerano la misura senza «evidenza scientifica di efficacia», e quello del si, che vede nei bambini un potenziale volano di diffusione del virus. Che intanto galoppa, tanto da far pensare che 10 giorni di stop potrebbero non bastare. «In prossimità della scadenza, con un certo anticipo per evitare incertezze, cercheremo di fare un aggiornamento», ha annunciato Conte. Me se la sospensione della didattica proseguirà anche dopo il 15 marzo «non lo so nemmeno io».
I contrari
Certo è che continuare a tenere chiusi i cancelli di scuole e università si scontra col parere di tutto il comitato scientifico, che dovrebbe supportare le scelte dell’esecutivo e che invece ha bocciato la chiusura, perché «di reale efficacia solo se prolungata nel tempo». Un giudizio espresso all’unanimità dal gruppo dei «magnifici otto» che comprende scienziati e tecnici di primo livello: a partire da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, Agostino Miozzo, braccio destro di Borrelli alla Protezione civile, Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, Claudio D’Amario, direttore della prevenzione al ministero della Salute, Giuseppe Ruocco, direttore generale dello stesso dicastero.
Per arrivare a Mauro Dionisio, direttore della sanità marittima e di frontiera, Francesco Maraglino, direttore della prevenzione alla Salute e Alberto Zoli, a capo dei servizi di emergenza lombardi. Chi non le manda a dire è anche Donato Greco, epidemiologo di fama internazionale ed ex capo del centro nazionale di epidemiologia dell’Iss. «Nessuno scienziato serio può negare l’assenza di prove di efficacia. I bambini e gli scolari, contrariamente all’influenza stagionale, non trasmettono questo virus. Tra due settimane saremo esattamente dove l’epidemia avrà deciso di essere».
I favorevoli
Un fronte del no ampio e compatto al quale si contrappongono però scienziati che considerano per nulla sbagliata la decisione. Tra questi il virologo Roberto Burioni. «Mi fa ridere sentir parlare di evidenza scientifica rispetto a un virus che è apparso due mesi fa. Noi in questo momento non sappiamo se bambini e ragazzi si infettano senza ammalarsi e se trasmettono poi il virus pur senza sintomi.
Sappiamo però che la scuola è un luogo dove si diffondono più facilmente le infezioni». Pollice in su anche da parte di Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore del “Galeazzi” di Milano. «Diciamo che la misura ha un valore simbolico, ci ricorda che è importante essere auto responsabili. Non sappiamo quanto il virus circoli tra i bambini pur senza farli ammalare e comunque, sembra brutto dirlo, facendoli stare a casa limitiamo anche gli spostamenti delle loro mamme».
La pensa così anche Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa. «La chiusura delle scuole è sperimentale ma opportuna». Poi spiega: «le uniche evidenze scientifiche che possiamo prendere a modello sono quelle delle pandemie influenzali, che d’estate scompaiono. Non per il caldo come sento ripetere ma per il rallentamento dei contatti sociali, favorito anche dalla chiusura delle scuole».
L’incerto