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Pronte le istruzioni che attuano la manovra 2019: nel delineare i nuovi «percorsi trasversali» gli istituti possono aumentare il monte orario minimo dell’alternanza scuola-lavoro ma c’è il nodo risorse
di E. Bruno e C. Tucci
19 agosto 2019
3′ di lettura
C’era una volta l’alternanza scuola-lavoro e i suoi 937mila studenti coinvolti. Poi è arrivato l’esecutivo gialloverde e con la legge di bilancio 2019 l’ha rinominata «percorsi per le competenze traversali e per l’orientamento». Riducendo le ore obbligatorie (da 400 a 210 nei professionali, da 400 a 150 nei tecnici e da 200 a 90 nei licei) e, in proporzione, le risorse. In attesa delle linee guida che avrebbero spiegato agli istituti come rimodulare esperienze e fondi. Linee guida che, con cinque mesi di ritardo sulla tabella di marcia, sono pronte. E che non dovrebbero subire contraccolpi dalla crisi di governo. L’indicazione appare chiara: i nuovi limiti sono «un monte ore minimo» e ogni scuola – si legge nella bozza predisposta dal Miur e inviata al Consiglio superiore della pubblica amministrazione per il parere – può realizzare percorsi «anche per un periodo superiore».
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Il documento di 68 pagine chiarisce che i percorsi dell’ex alternanza non sono «esperienze isolate collocate in un particolare momento del curriculo», ma vanno progettati «in una prospettiva pluriennale» nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa (Ptof) del singolo istituto. Senza mai citare la parola «impresa» le linee guida si soffermano sull’importanza delle «soft skill» e ribadiscono il principio di co-progettazione delle attività (valorizzando, così, il contributo dei soggetti «non scolastici»). L’esperienza “on the job” – prosegue il testo – deve svolgersi «preferibilmente nel periodo di svolgimento delle lezioni», ma è ammessa «anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche» (Pasqua, Natale o estate), specie se la struttura ospitante è caratterizzata «da attività stagionali».
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Tutti i percorsi vanno strutturati bene a scuola, solo dopo si può sottoscrivere una convenzione con l’azienda o l’ente pubblico interessati. Confermato il doppio tutor: uno interno (un docente) e l’altro esterno. Spetta all’istituto individuare gli studenti da coinvolgere (da soli o in gruppo). Tra i loro diritti, c’è quello di ricevere una formazione qualificata, prender parte a percorsi di qualità ed essere debitamente informati sulle attività svolte; tra i doveri, ci sono invece il comportamento, la puntualità, il rispetto dei locali e del personale aziendale e la riservatezza. Ovviamente, tutta l’esperienza va svolta in assoluta sicurezza. Nessuna novità sulla maturità: durante il colloquio finale le esperienze fatte vanno raccontate attraverso una relazione o un elaborato multimediale.