Sono quindici gli indaganti nell’inchiesta su presunte morti sospette all’ospedale di Saronno. Lo ha confermato il procuratore capo di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana, che ha tuttavia precisato che una delle posizioni potrebbe essere stralciata: si tratta di una parente di Laura Taroni, l’infermiera arrestata, accusata di omessa denuncia. Le indagini proseguono. Oggi, nel comando compagnia carabinieri sono stati sentiti alcuni degli indagati, dopo gli interrogatori di garanzia ieri per i due arrestati: Laura Taroni, 40 anni, infermiera, e del suo amante, il medico del pronto soccorso Leonardo Cazzaniga, 60 anni. L’uomo è accusato di aver ucciso con dosi letali di farmaci almeno 4 pazienti del pronto soccorso, insieme avrebbero fatto fuori invece il marito di lei. I casi sospetti sono decine. L’attenzione degli inquirenti ora si concentra su medici e dirigenti ospedalieri, e su chi potrebbe aver taciuto pur sapendo cosa stesse accadendo . Pesanti le accuse rivolte in particolare al primario del Pronto soccorso e alla Commissione interna dell’ospedale che già nel 2013 esaminò i sospetti denunciati da altri lavoratori.

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E’ accusato di aver coperto quanto stesse succedendo ai pazienti trattati con ‘il protocollo Cazzaniga’, il primario del pronto soccorso Nicola Scoppetta, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. E’ indagato per omessa denuncia e favoreggiamento. Il medico non si è presentato legittimamente in caserma a Saronno dove era stato convocato, a seguito di precisi accordi con la procura. “Non ho nulla da dire”, ha replicato raggiunto al telefono il suo legale, Maurizio Pellicciotta.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, inoltre, Fabrizio Frattini, medico anestesista responsabile dell’unità di emergenza urgenza dell’ospedale di Saronno, indagato per omessa denuncia e favoreggiamento. Il professionista, componente della commissione interna dell’ospedale di Saronno a cui arrivarono le denunce degli infermieri sul presunto comportamento illecito di Cazzaniga, si è presentato in caserma a Saronno nel primo pomeriggio, accompagnato dal suo avvocato Gianluigi Tizzoni, dove ha scelto di non rispondere alle domande degli inquirenti.

Dai carabinieri, però, si è presentata invece la dottoressa Elena Soldavini, indagata anche lei per omessa denuncia: non avrebbe presentato un formale esposto di quanto sarebbe venuta a conoscenza sulle morti sospette dei familiari dell’infermiera arrestata, Laura Taroni. Insieme a un’altra infermiera, sarebbe l’autrice di un esposto anonimo depositato a Cantù nel quale raccontava dei sospetti che aveva riguardo le “morti che hanno colto in sequenza tanto ravvicinata quanto improvvisa i parenti più stretti di quella che in ospedale è nota per essere colei che intrattiene una relazione extraconiugale con il dottor Cazzaniga, tale signora Laura Taroni”. Il riferimento è alla scomparsa del marito della Taroni, morto a quarantacinque anni in casa sua il 30 giugno 2013, del suocero della donna, deceduto in ospedale a Saronno il 20 ottobre 2013, di uno zio di suo marito, caduto in una vasca di raccolta di liquami il 23 agosto 2013 e della madre della Taroni, Maria Rita Clerici, morta a casa della figlia il 4 gennaio 2014.

Secondo le carte giudiziarie è stata intercettata mentre commentava con un’altra infermiera un episodio ritenuto significativo dagli inquirenti, per dimostrare che Cazzaniga avrebbe utilizzato un suo campione di sangue per poi spacciarlo come quello del marito della compagna Laura Taroni. Nelle carte si legge la dottoressa riferirsi alle parole del dottor Nicola Scoppetta, primario del pronto soccorso di Saronno e indagato: “Gli ho detto scusa ma che cosa stai dicendo? E’ venuto qua con le provette, lui, anche lui medico, anche lui pubblico ufficiale che porta qua le provette di uno fatte da casa, addirittura se… se l’è prelevato figurati! E pensi che lui non centri in questa cosa, gli faccio? Ma cosa stai dicendo?”.

L’infermiera le risponde: “Il problema è che non sono state tenute e quindi chiaramente come fai a dire che era il suo sangue”. Poi continua: “E che è la nostra parola … cioè di chi lo ha visto contro quella di chi … la sua. Perché alla fine come si fa a dire che quel sangue non era di Massimo? Le avranno buttate via le provette”. La dottoressa prosegue: “E non lo so … è ovvio, qua ci sono un sacco di indizi pero voglio dire se lei e (un’infermiera) lo hanno visto che si prelevava il sangue e glielo ha dato, cioè, non è che ci sono molti dubbi voglio dire”.

Poi aggiunge: “Sul fatto che quel sangue lì non fosse del marito; anche perché, diciamo la verità, se il marito non era qui ed era a casa, come cazzo facevano ad andare a casa e riportare la provetta in venti minuti o quello che è? (…) Ascoltami io sono convinta che gli elementi e gli indizi sono talmente tanti e talmente pesanti che la conclusione non può essere che una! E qualsiasi giudice prenderà sta scelta, punto e stop, va bene?!”. Secondo quanto risulta agli atti, una delle infermiere presenti in pronto soccorso, avrebbe successivamente confermato di non aver mai visto il marito della Taroni in ospedale per un prelievo ma di non aver allo stesso tempo visto Leonardo Cazzaniga prelevarsi il sangue.

Sempre, dalle intercettazioni, emerge anche che la coppia Cazzaniga-Taroni aveva anche parlato di usare il teaser su un paziente. Nel corso della conversazione, registrata nell’auto della coppia in 18 agosto del 2015, Cazzaniga commentando lo sfruttamento della prostituzione, esclama: “… altro che, come dire perdonami il paragone, altro che l’omicidio di tuo marito, questo

è un deserto morale che prevedrebbe uno sterminio!”. La registrazione è stata trascritta nella richiesta di misura cautelare firmata dal procuratore di Busto Arsizio e da pm Maria Cristina Ria. Laura Taroni invita il compagno a “trovare qualcuno su cui provare il teaser”, magari un “un vecchio indementito”. Il medico le risponde: “Fai finta di niente e tac!”. Immediata la replica di lei: “Però dopo lo devi mettere via al volo!”.