• 8 Giugno 2026 9:52

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Risiko bancario, la contromossa di Intesa San Paolo su Mps

Giu 8, 2026

AGI – Il risiko bancario italiano si è riacceso nel giro di poche ore. Domenica Banco Bpm ha rotto gli indugi proponendo formalmente a Banca Monte dei Paschi di Siena un’aggregazione concordata destinata a creare il secondo gruppo bancario italiano per finanziamenti alla clientela e depositi. Nella notte è arrivata la controffensiva di Intesa Sanpaolo. Il consiglio di amministrazione di Ca’ de Sass si è riunito d’urgenza e questa mattina ha dato il via libera a un’Opas volontaria totalitaria su Mps da circa 30,6 miliardi di euro, accompagnata da un accordo con Unipol per la cessione di una banca con marchio Monte dei Paschi e 635 filiali.

La prima mossa è stata quella di Banco Bpm. Il consiglio di amministrazione dell’istituto di Piazza Meda ha deliberato all’unanimità l’invio a Mps di una comunicazione con cui ha manifestato l’interesse ad avviare un confronto per discutere e concordare un’operazione di aggregazione. Nella visione di Banco Bpm, la combinazione dovrebbe essere realizzata secondo la formula del merger of equals, con una governance “improntata a criteri di equilibrio e rappresentatività” e la salvaguardia “dei rispettivi brand, delle sedi storiche e del radicamento territoriale”.

 

 

L’operazione delineata da Banco Bpm punta alla creazione di un gruppo con una capitalizzazione di Borsa superiore a 50 miliardi di euro, inclusivo del valore delle sinergie, e con un significativo rafforzamento del posizionamento sul mercato dei capitali. Il nuovo gruppo diventerebbe il primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto e potrebbe beneficiare della complementarità tra le fabbriche prodotto delle due banche e quelle riconducibili al polo Mps-Mediobanca.

Sinergie e creazione di valore

Sul piano economico Banco Bpm stima sinergie ricorrenti superiori a 1,1 miliardi di euro lordi annui, composte da oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di sinergie di ricavo. La banca prevede inoltre una creazione di valore di almeno 5,5 miliardi di euro al netto di costi di integrazione stimati in circa 1,1 miliardi di euro lordi. Nel documento diffuso al mercato l’istituto indica anche una “potenziale generazione di utile netto pari a circa 6 miliardi di euro”, con crescita degli utili per azione a doppia cifra e una capacità distributiva superiore a quella prevista nei piani stand alone delle due banche. Tra gli elementi valorizzati da Banco Bpm figura inoltre la partecipazione detenuta da Monte dei Paschi in Generali. Secondo l’istituto, la “decisiva rilevanza” della quota consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del gruppo risultante.

La controffensiva di Intesa Sanpaolo

La reazione non si è fatta attendere. Nella serata di domenica il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo si è riunito per esaminare una possibile operazione alternativa e questa mattina ha annunciato il lancio di un’Opas volontaria totalitaria su Monte dei Paschi. L’offerta valorizza ciascuna azione Mps 10,091 euro, attraverso un corrispettivo composto da 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione e un euro in contanti. Il premio è pari al 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del 5 giugno e al 17,4% rispetto alla media ponderata degli ultimi tre mesi. L’operazione proposta da Intesa ha una dimensione estremamente significativa. Secondo la banca guidata da Carlo Messina, la combinazione darebbe vita al secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa, pari a circa 126 miliardi di euro. Il gruppo potrebbe contare su circa 20 milioni di clienti in Italia, attività finanziarie della clientela per circa 1.700 miliardi di euro e utili consolidati superiori a 16 miliardi di euro nel 2029.

Le sinergie stimate da Intesa

Le sinergie stimate da Intesa raggiungono circa 2,9 miliardi di euro ante imposte all’anno a regime dal 2029, di cui 1,5 miliardi derivanti da sinergie di costo e 1,4 miliardi da sinergie di ricavo. I costi di integrazione una tantum sono stimati in circa 2,1 miliardi di euro ante imposte.

Il ruolo di Mediobanca e Unipol

Un elemento centrale del progetto riguarda Mediobanca. In caso di successo dell’Opas, Intesa acquisirebbe indirettamente la partecipazione dell’86,348% detenuta da Monte dei Paschi nell’istituto di Piazzetta Cuccia. Contestualmente all’offerta, Intesa ha stipulato un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni. L’intesa prevede che il gruppo assicurativo acquisisca una banca operante sotto il marchio Monte dei Paschi costituita da 635 filiali e da gran parte delle strutture centrali necessarie a operare in modo autonomo. L’accordo, definito dalla banca “funzionale a gestire proattivamente le tematiche antitrust” e di “natura industriale”, rappresenta uno dei pilastri dell’operazione. Nel quadro dell’offerta su Mps, il consiglio di amministrazione di Intesa ha inoltre approvato l’acquisto del 3,01% di Generali e la sottoscrizione di un contratto derivato di copertura sulla medesima partecipazione. Secondo la banca, l’operazione “ha natura meramente finanziaria”, “ha durata temporanea” ed è funzionale a mantenere, dopo il perfezionamento dell’offerta, il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Generali secondo il metodo del patrimonio netto.

Sfida per il controllo di Mps

Nel giro di ventiquattro ore Monte dei Paschi è così diventata il centro di una competizione che coinvolge tre dei principali gruppi del sistema finanziario italiano. Da una parte Banco Bpm propone una fusione concordata tra pari per creare un nuovo campione nazionale da oltre 50 miliardi di capitalizzazione; dall’altra Intesa punta direttamente al controllo dell’istituto senese attraverso un’Opas da circa 30,6 miliardi, con l’obiettivo dichiarato di costruire uno dei principali player finanziari europei. 

 

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