Un’auto che, anche a distanza di decenni, continua a far girare la testa agli appassionati. L’Audi Quattro per molti rappresenta uno dei punti più alti della storia a quattro anelli.
Presentata al Salone di Ginevra del 1980, ha insegnato al mondo cosa significasse davvero la trazione integrale applicata a una sportiva, e ha trasformato i rally in un’altra disciplina. Oggi, a oltre quarant’anni di distanza, una piccola azienda britannica decide di rimetterla in strada a modo suo.
Si chiama Audacious Automotive e il suo nuovo progetto, battezzato Audacious IV, unisce la silhouette inconfondibile della Ur-Quattro alla meccanica di una moderna RS4, con un V8 che promette di salire di giri come pochi altri.
La nuova Audi Quattro
L’Audi Quattro era una coupé spigolosa con un cinque cilindri turbo da circa 200 CV e, soprattutto, la trazione integrale permanente, un’idea nata dai test invernali condotti dagli ingegneri Audi su un mezzo militare Volkswagen.
In pochi anni cambiò i rally: Michèle Mouton vinse nel 1981 a Sanremo, prima donna a trionfare in una gara del Mondiale, mentre Röhrl, Mikkola e Blomqvist la portarono ai titoli iridati nei primi anni Ottanta. Rimase in produzione fino al 1991 e diede il nome a tutta la famiglia di modelli con trazione integrale del marchio, che ancora oggi porta quella sigla.
Il concetto è quello del restomod: non una copia fedele né un restauro, ma una reinterpretazione che prende il meglio del passato e lo rimette in forma con la tecnologia di oggi. L’Audacious IV nasce infatti da due auto donatrici, una Audi Quattro originale e una RS4, che vengono smontate e fuse in un’unica creatura.
Il risultato mantiene lo stile spigoloso e muscoloso della coupé degli anni Ottanta, con quei passaruota squadrati e quella linea tesa che hanno fatto sognare un’intera generazione, ma lo appoggia su una base molto più evoluta. Un progetto che, nelle intenzioni dei costruttori, vuole omaggiare un’icona senza ridurla a un pezzo da museo.
Sotto è una RS4
Il cuore tecnico dell’operazione è la RS4 di generazione B7, quella della metà degli anni Duemila. Su di essa poggia l’intera costruzione: l’Audacious IV conserva la geometria del telaio, le sospensioni, l’impianto frenante, l’elettronica e il cambio manuale a sei marce.
In pratica, la parte che determina il carattere di guida resta quella di una sportiva moderna, con tutta la precisione e la sicurezza che ne conseguono, mentre la carrozzeria racconta un’altra epoca. Una scelta intelligente, perché permette di godere dell’estetica retrò senza rinunciare alla solidità di una meccanica collaudata.
Naturalmente, aumentando la potenza serve rinforzare anche ciò che sta sotto. Per questo il cambio e il sistema di trazione integrale vengono potenziati dai tecnici di Audacious, in modo da reggere le maggiori sollecitazioni. La trazione integrale, d’altronde, è il filo rosso che lega la Quattro di ieri a quella di oggi: un’idea che ha fatto la storia del marchio e che qui continua a fare da colonna portante.
Quattro varianti di potenza
Sul fronte del motore c’è una sola base, il V8 da 4,2 litri della RS4, ma le configurazioni sono tre, anzi quattro. La versione standard sviluppa circa 600 CV, già sufficienti per far impallidire la maggior parte delle sportive.
Chi vuole di più può scegliere la variante con compressore TSS, che porta la potenza a 750 CV. A queste si aggiunge una terza proposta ancora in fase di sviluppo, il vero colpo di scena: un V8 progettato per arrivare a un limitatore di 10.000 giri al minuto.
Audacious non ha ancora rivelato la potenza di questa unità, ma ha precisato che l’obiettivo sarà privilegiare la prontezza di risposta e il carattere sempre in alto. Anche questo motore sarà disponibile con o senza compressore, per un totale di quattro scelte.
Le dichiarazioni del costruttore parlano di uno scatto da 0 a 100 km/h, in 3,4 secondi, e di una velocità massima di 320 km/h.
Sono numeri dichiarati e non ancora verificati in modo indipendente, ma raccontano bene l’ambizione del progetto: una nonna delle rally trasformata in una vera hypercar su base vintage. Il V8 riceverà inoltre interventi sostanziali, anche se, per ora, il costruttore non ha chiarito in cosa consistano.
Scocca in fibra di carbonio
Per tenere sotto controllo il peso e per dare alla carrozzeria la rigidità che serve con simili potenze, Audacious ha scelto la fibra di carbonio. Delle cinquanta unità previste, ben quaranta avranno una scocca completamente in carbonio, mentre le altre dieci manterranno la finitura metallica, per chi preferisce un’estetica più tradizionale.
Una scelta che racconta quanto il progetto sia pensato per un pubblico di intenditori, capace di apprezzare tanto la tecnologia quanto la cura artigianale. Vedere un materiale tipico delle competizioni su una forma nata negli anni Ottanta è uno dei contrasti più affascinanti dell’intero lavoro.
Dentro è legata al passato
Anche l’abitacolo gioca con la nostalgia. L’ambiente interno ha un’impostazione retrò, ma si riconoscono diversi componenti della RS4 che fa da base: ad esempio il volante e la strumentazione con i quadranti analogici. L’idea è quella di dare la sensazione di sedersi in un’auto d’epoca, senza però rinunciare alla familiarità e alla qualità costruttiva di un modello più recente.
Come spesso accade nei restomod di questo livello, i futuri proprietari potranno personalizzare l’interno secondo i propri gusti, scegliendo materiali, colori e finiture per rendere l’auto davvero unica.
Costosa e limitata
Un’operazione del genere non poteva che essere esclusiva. Audacious costruirà solo cinquanta esemplari, e il prezzo parte da 350.000 sterline, che al cambio attuale corrispondono a circa 420.000 euro. Non è tutto: i tempi di realizzazione sono lunghi, circa tre anni dalla commissione alla consegna, e chi desidera la propria Audacious IV dovrà procurarsi da solo le due auto donatrici, la Ur-Quattro e la RS4, un investimento già di per sé considerevole.
Una cifra importante, dunque, per un oggetto che non è un’auto da tutti i giorni ma un pezzo da collezione, nato per chi ama la Quattro e non vuole accontentarsi di guardarla. Resta da vedere quanti appassionati accetteranno la sfida, ma una cosa è certa: l’idea di una leggenda dei rally con un V8 capace di arrivare a 10.000 giri ha tutto per far sognare.