• 6 Ottobre 2026 11:53

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Ricopre l’auto di adesivi, le telecamere di sorveglianza non la riconoscono

Ott 6, 2026

A guardarla questa Toyota Yaris sembra essere finita nelle mani di qualcuno con una passione smisurata per gli adesivi. Non sembrerebbe possibile che dietro ci sia un astuto stratagemma contro i sistemi di sorveglianza.

La protagonista è un esemplare del 2009 utilizzato a Las Vegas da Bill Swearingen, fondatore di Sixcyber, per mettere alla prova le telecamere impiegate nel riconoscimento automatico dei veicoli. E il risultato non è stato esattamente rassicurante. Il progetto si chiama noRecognition ed è stato mostrato al DEF CON 2026, dove Swearingen ha portato il suo esperimento durante la celebre conferenza dedicata alla sicurezza informatica.

Swearingen ha ricoperto l’auto con una serie di adesivi generati attraverso l’intelligenza artificiale, ottenendo una livrea difficile da ignorare per un essere umano. Il punto, però, era capire cosa avrebbe visto una macchina.

La telecamera non vede più la Yaris

La Toyota è passata davanti a una telecamera di Flock Safety, tecnologia utilizzata per individuare i veicoli e leggerne le targhe. In teoria, il dispositivo elettronico avrebbe dovuto riconoscere senza troppi problemi una normale utilitaria giapponese del 2009, ma gli adesivi hanno mandato all’aria il programma.

Nonostante all’occhio umano rimanga la Yaris, solo ricoperta da adesivi in ogni dove, la telecamera ha perso il filo, incapace di identificarla come avrebbe dovuto. L’autore della prova ha sfruttato i cosiddetti schemi avversari, immagini studiate apposta per mandare in confusione i sistemi di riconoscimento basati sull’intelligenza artificiale.

Il nome dall’aria piuttosto minacciosa nasconde immagini o elementi grafici mirati a confondere i sistemi di riconoscimento visivo. Piccole alterazioni possono interferire con il modo in cui una rete neurale interpreta ciò che riceve dalla telecamera. In questo caso non serviva nascondere fisicamente la macchina, coprirne la targa o infilarla sotto un telo: la Yaris rimaneva perfettamente visibile, eppure l’algoritmo faticava a svolgere il compito previsto.

Un esperimento, non un trucco per le multe

L’insolito espediente potrebbe suggerire utilizzi molto meno accademici. Una macchina in grado di confondere le telecamere fa venire subito in mente autovelox, controlli e sistemi automatici di lettura delle targhe, tuttavia Swearingen non ha presentato noRecognition come un sistema destinato agli automobilisti desiderosi di sparire dai radar delle autorità.

Il test serve piuttosto a mostrare i limiti di tecnologie che stanno assumendo un ruolo crescente nella sorveglianza. Se una sequenza di elementi grafici riesce a mettere in difficoltà un sistema automatico, il problema riguarda l’affidabilità delle informazioni prodotte e il modo in cui vengono poi utilizzate.

La scelta è caduta su una vecchia Yaris del 2009, nata quando sulle nostre strade sistemi del genere sembravano ancora fantascienza. Nessuna sofisticata automobile-laboratorio e nessun prototipo costruito appositamente: una normale utilitaria di diciassette anni trasformata attraverso una serie di adesivi è bastata per mettere in crisi una tecnologia decisamente più recente.

A Las Vegas una Yaris coperta così di adesivi qualche sguardo deve averlo attirato per forza, ma Swearingen aveva altri spettatori in mente visto che davanti alle telecamere la sua Toyota ha smesso di essere tanto scontata: la grafica applicata alla carrozzeria è riuscita a mandare fuori strada il riconoscimento automatico.

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