• 20 Aprile 2024 22:00

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Radicalizzazione e terrorismo: chi sono i 47 clandestini espulsi dall’Italia dopo il 7 ottobre

Apr 2, 2024

Sono quasi tutti uomini, quasi tutti musulmani, quasi tutti provenienti da paesi del Nord Africa. L’età media è di 35 anni, il paese di maggiore provenienza è la Tunisia. Sono alcuni elementi che emergono da un documento del ministero dell’Interno, visionato dal Foglio, che descrive i profili delle 47 persone espulse dall’Italia per motivi legati alla sicurezza nazionale dal 7 ottobre scorso a oggi. Dopo gli attacchi di Hamas contro Israele, e la conseguente guerra, anche nel nostro paese come nel resto d’Europa i governi hanno aumentato i livelli di sicurezza e allerta a causa del rischio attentati.

 

 

Un lungo lavoro delle forze dell’ordine ha permesso di individuare potenziali minacce per i cittadini ed evitare situazioni di rischio e attacchi terroristici. Molte delle persone espulse, infatti, sono state arrestate prima che potessero mettere in atto qualsiasi tipo di violenza. È il caso, secondo il Viminale, di Ennahal El Mehdi, un cittadino marocchino di 23 anni che a ottobre dello scorso anno ha danneggiato due crocifissi all’interno di una chiesa di Alessandria. Fermato dai carabinieri, il ragazzo ha avuto subito un atteggiamento intimidatorio, ha gridato frasi minacciose nei confronti dei cristiani e riferito di aver danneggiato i crocifissi poiché non erano espressione del “vero dio”. Nella sua abitazione sono stati ritrovati due coltelli, oltre a quello che portava con sè. Tutti motivi che ne hanno causato l’espulsione dal paese, precisamente il 7 novembre 2023.
 

Questo caso di radicalizzazione che non è ovviamente l’unico all’interno del documento del ministero. Un caso simile è quello che riguarda Hassen Zaouali, un cittadino tunisino di 32 anni che già nel 2022 era stato segnalato alle forze dell’ordine per aver esposto fuori dalla sua abitazione la bandiera dell’Isis. Su di lui, prima dell’espulsione avvenuta lo scorso dicembre, pendeva l’accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie ed era sotto libertà vigilata. Giudicato socialmente pericoloso e caratterizzato da una visione radicale dell’Islam, è stato ritrovato a Siracusa pochi giorni prima che ne fosse disposto il rimpatrio.
 

Sempre a Siracusa, all’interno del resoconto del ministero c’è anche la storia di Mutar Sillah, un cittadino gambiano di 26 anni che nel giugno del 2022, durante la celebrazione della processione del Corpus Domini, aveva tentato di avvicinarsi all’Arcivescovo urlandogli contro “Allah Akbar”. Un episodio che è stato segnalato alle forze dell’ordine e che ha permesso alla prefettura di rimpatriarlo in Gambia lo scorso 23 gennaio.
 

Molte delle persone rimpatriate in questi mesi erano già state segnalate alle forze dell’ordine. E in diversi casi non si tratta della prima esplusione. Un esempio è quello di Ibrahim Mohamed Ibrahim Tawfiq, un cittadino egiziano di 34 anni già espulso a gennaio 2023 che però il 14 ottobre si è reso responsabile, a Milano, di un’aggressione ai danni di tre passanti. In quell’occasione aveva gridato contro di loro “Allah è grande, oggi muoiono tutti”, e, per questa ragione, era stato arrestato. Tawfiq era in Italia dal 2014, quando fu arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione. Fu espulso la prima volta nel 2018, dopo la fine della sua pena, ma è tornato in Italia illegalmente la scorsa estate, passando per la Germania. Un caso simile a quello di Radhwan Lajnaf, un cittadino tunisino di 29 anni che tra il 2018 e il 2022 ha fatto più volte ingresso irregolare in Italia ed è stato espulso – per la seconda volta – lo scorso 9 gennaio.
 

C’è poi la storia, la più recente delle 47 raccolte, di un “rimpatrio di famiglia”. Salij e Rasim Sherifi, due cittadini macedoni, padre e figlio, di rispettivamente 57 e 19 anni. Sono stati espulsi entrambi lo scorso 19 marzo 2024 dopo un’indagine investigativa della Digos di Trieste. Sul web manifestavano segni di radicalizzazione islamica. I maggiori segnali notati dagli agenti sono stati una crescente retorica antisemita postata sui social da parte del padre man mano che avanzava la guerra a Gaza, accompagnate da espressioni di istigazione alla violenza. In più, il diciannovenne aveva impostato come foto del suo profilo Facebook l’immagine di un uomo con la bandiera dell’Isis e alcune foto che lo ritraevano con armi. Piccoli indizi che hanno portato il ministero a procedere con l’espulsione dei due familiari.
 

È da citare anche il caso di un’espulsione avvenuta dopo una puntata del programma “Fuori dal Coro”. Mohamed Abdo Mosaad Abdellatif Dawoud, un 24enne egiziano, lo scorso 25 ottobre aveva rilasciato un’intervista al programma condotto da Mario Giordano nel quale dichiarava “Moriamo tutti per Allah!”. Un’affermazione che lo ha imposto all’attenzione della Digos. Nel corso del mese successivo il giovane ha lanciato una bottiglia contro una volante della polizia, sempre a Milano, ed è stato colto in flagrante mentre spacciava sostanze stupefacenti. Questi reati, uniti a diversi video contenuti nel suo cellulare che lo ritraevano mentre versava del liquido infiammabile e dava fuoco a un graffito raffigurante la bandiera di Israele disegnata sul manto stradale, sono bastati per procedere alla sua espulsione, avvenuta a fine novembre scorso.
 

Infine, c’è anche l’unico caso, nell’elenco del ministero dell’Interno, la cui espulsione non ha a che fare con la radicalizzazione islamica ma, piuttosto, con quella di estrema destra. È quello che ha coinvolto Matthew Alexander Golos, un cittadino australiano di 26 anni. È stato rimpatriato nel suo paese il 29 novembre 2023. Era stato segnalato alle forze dell’ordine in quanto membro dell’organizzazione eversiva di destra “The Base”, un gruppo che nel 2021 è stato inserito dal paese come organizzazione terroristica al pari di Hezbollah. Questa rappresenta l’unica espulsione causata da una matrice diversa da quella islamica e, insieme a quella di un cittadino svedese di origini siriane, l’unica indirizzata verso un paese occidentale.
 

Visionare i profili e i precedenti delle persone espulse per motivi di pubblica sicurezza mette in luce diverse questioni. Prima di tutto, conferma come il nostro sistema sia sì efficace, ma non infallibile. Il fatto che molte persone rimpatriate in questi ultimi mesi fossero già state espulse in precedenza ne è una prova, così come i casi di chi ha fatto perdere le proprie tracce per molto tempo spostandosi sul territorio italiano. Sullo sfondo si lega anche la capacità di gestire i migranti che arrivano in Italia. Alcune delle persone esplulse erano state affidate a dei centri per il rimpatrio (Cpr), strutture evidentemente troppo spesso sovraffollate e con poco personale che possa tenere sotto controllo tutti. 

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