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Quel mare d’Olanda diventato improvvisamente gourmet

Ago 27, 2016
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In quella regione in cui l’aria sa di mare e non solo per il nome, lo Zeeland, al confine tra Olanda e Belgio, deputata da anni a seconda casa dei ricchi belgi e olandesi e meta estiva modaiola, c’è un vero e proprio boom delle attività ristorative (+6%) e il fatto che i prezzi stiano aumentando sembra non essere un problema. In generale nel 2015 il fatturato generato dal settore alberghi e ristoranti nei Paesi Bassi è cresciuto più rapidamente rispetto alla media di tutta l’Ue secondo lo Statistics Netherlands (CBS) sulla base delle proprie ricerche e dei dati Eurostat.

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Concentrazione di stelle

Al momento ci sono oltre cento stelle Michelin in Olanda e ventisette nell’arco di quelle poche centinaia di chilometri dello Zeeland: i cosiddetti “kitchen rebels” sono mediamente bistellati, hanno un’età media sotto i 35 anni, un profondo rispetto per la stagionalità degli ingredienti, un’attenzione verso i coltivatori e i prodotti locali e le loro parole d’ordine sono: creatività, innovazione e un pizzico di Rock’ n’ Roll. Importanti esperienze franco-anglofone, dove hanno imparato le basi e le tecniche de la “Grand Cuisine” e un profondo attaccamento al territorio, che li rende i primi promotori all’estero delle materie prime e dei prodotti locali completa il tutto. Bruges, a pochi chilometri dallo Zeeland e capitale fiamminga, detiene il record per il maggior numero di stelle per metro quadrato.

Il successo della ristorazione traina quello delle materie prime locali e quindi dell’agricoltura (che genera un giro d’affari di 1,7 miliardi di euro, di cui 800 milioni di valore aggiunto e il 15% dell’occupazione). Il governo sostiene e stimola l’attività agricola soprattutto gli imprenditori under 40, utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea.

La regione dello Zeeland

La regione dello Zeeland

Agricoltura 2.0

Tra le realtà più significative dello Zeeland troviamo nella piccola Eede la patria dell’asparago nella fattoria Spitsbroek, dove giovani imprenditori estraggono a mano i gambi delle piante ma utilizzano una tecnologia innovativa per pelarli, misurarli e dividerli a seconda delle dimensioni e del possibile utilizzo. Nell’azienda Biosfeer, nata dall’idea di Nick Sinke, una carriera di 20 anni in posizioni dirigenziali in aziende come HMI, Heineken, Accor e Servex, e cinque anni come consulente di gestione indipendente, si è realizzato il modello della Marleen Herbs che dalla Tasmania, prima nel mondo, coltiva e lavora le erbe officinali con metodi sostenibili e che esporta la produzione in tutto il mondo. Infine la cooperativa Food Delta Zeeland raggruppa una moltitudine di piccoli produttori locali, da chi ha ristrutturato un vecchio mulino e produce il pane alle alghe, proprio in riva al mare, a chi ha una piccola azienda di ostriche prelibate, a uno dei pochi produttori di vino dello Zeeland: il prossimo appuntamento per conoscerli è la Dutch Agrifood Week dal 12 al 25 ottobre.

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