• 21 Giugno 2026 13:10

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Punti finiti sulla patente, scatta l’obbligo di esame di revisione

Giu 21, 2026

Esiste una categoria di automobilisti che scopre di avere zero punti sulla patente solo quando viene fermata da una pattuglia o quando riceve a casa una comunicazione ufficiale che non si aspettava. Non è negligenza pura: è il risultato di un sistema che accumula decurtazioni nel tempo, spesso su infrazioni commesse a distanza di mesi l’una dall’altra, e che non invia avvisi automatici ogni volta che il saldo scende. 

La patente a punti esiste in Italia dal 2003 ed è disciplinata dall’articolo 126-bis del Codice della Strada. Ogni conducente parte da un saldo di 20 punti al momento del rilascio della patente. Quei punti possono aumentare fino a un massimo di 30, oppure diminuire a ogni violazione per cui è prevista una decurtazione. Quando arrivano a zero, le regole cambiano completamente, e capire bene cosa succede è fondamentale per non commettere errori che peggiorano la situazione.

Il decreto di revisione

L’azzeramento del punteggio sulla patente di guida e il conseguente obbligo di sottoporsi all’esame di revisione teorico-pratico costituiscono uno degli argomenti più dibattuti nell’ambito della circolazione stradale. Quando il saldo dei punti tocca lo zero, scatta un procedimento formale: il Ministero invia al conducente una lettera con la quale lo invita a rifare, entro 30 giorni, gli esami previsti per il rilascio della propria patente. Non si tratta di una sospensione immediata, durante quei trenta giorni è ancora possibile circolare. Ma è un lasso di tempo breve, che non ammette distrazioni.

L’esame da sostenere è strutturato esattamente come quello che si è fatto per prendere la patente la prima volta: una prova teorica e una prova pratica. Non c’è una versione semplificata né una scorciatoia. Si torna all’autoscuola, si ripassa il codice, si rifà il percorso. Chi lo supera si vede riaccreditare un saldo di 20 punti sulla patente, come se fosse appena diventato patentato. Chi non lo supera o non lo sostiene entro i termini, finisce in una situazione ben più seria.

Nessun saldo punti dal Ministero

C’è un aspetto di questa vicenda che mette molti automobilisti in difficoltà, e che vale la pena chiarire con chiarezza prima ancora di parlare delle conseguenze specifiche. Il sistema della patente a punti non funziona come un conto corrente bancario dove ogni transazione vi arriva con una notifica. Dal 2020, il Ministero non invia più le lettere di aggiornamento del saldo punti dopo ogni singola decurtazione.

Questo significa che l’automobilista è responsabile in prima persona del monitoraggio del proprio saldo. Gli strumenti ci sono e sono accessibili: il Portale dell’Automobilista (accessibile tramite SPID, CIE o carta d’identità elettronica) permette di consultare in tempo reale quanti punti restano, quando sono stati decurtati e per quale motivo. 

Basta il verbale

La questione giuridica che torna spesso nei dibattiti su questo tema riguarda la notifica. Molti automobilisti sostengono di non aver mai ricevuto comunicazione dell’azzeramento del saldo, e ritengono quindi di non essere obbligati a fare la revisione.

Molti automobilisti, infatti, ritengono che l’avvio del procedimento di revisione sia subordinato alla regolare ricezione delle comunicazioni con cui il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aggiorna l’utente sul saldo dei punti decurtato. Si tratta di un’interpretazione errata che viene regolarmente smentita dalla giurisprudenza, poiché l’ordinamento attribuisce un valore preminente alla conoscenza avvenuta con la notifica dei singoli verbali di contestazione delle violazioni. Il consiglio pratico, quindi, è uno solo: non aspettate che qualcuno vi avvisi. Dopo ogni multa con decurtazione, controllate il vostro saldo sul Portale dell’Automobilista. 

30 giorni per rifare l’esame

Qualora il saldo punti arrivi a zero, il Ministero dispone la revisione della patente. Il conducente riceve un provvedimento ufficiale e ha l’obbligo di sottoporsi nuovamente agli esami di idoneità tecnica (esame teorico e esame pratico) entro 30 giorni dalla notifica. Sul fronte tecnico, l’esame si compone di due parti: il quiz teorico (con le stesse domande che si utilizzano per i nuovi patentati) e la prova pratica in auto con un esaminatore della Motorizzazione Civile. Non è un aggiornamento formale: è un vero e proprio riesame delle competenze. Chi ritiene di conoscere già bene le regole sarà probabilmente in grado di prepararsi in tempi ragionevoli, ma sottovalutare la prova teorica è un errore comune.

C’è anche un aspetto che vale la pena ricordare e che alcune autoscuole non comunicano subito: è possibile sostenere l’esame solamente una volta. In caso di bocciatura in una delle due prove, infatti, si procederà con la revoca della patente. Non c’è un secondo appello. Se la prova teorica va male, la patente viene revocata. Per ottenerla di nuovo bisognerebbe ripartire dall’inizio, come se non si fosse mai guidato prima. È una conseguenza che in molti non conoscono, e che rende ancora più importante presentarsi all’esame dopo una preparazione adeguata.

Maxi multa per chi continua a guidare

La situazione che molti temono è quella di continuare a guidare ignorando il provvedimento di revisione. Qualora il titolare della patente non si sottoponga ai predetti accertamenti entro i 30 giorni previsti, la patente di guida è sospesa a tempo indeterminato con atto definitivo. Ma cosa succede concretamente se si viene fermati dopo che la patente è stata sospesa per mancata revisione? Le conseguenze sono quelle previste per la guida senza patente, che nel codice della strada aggiornato dal nuovo CdS del 2024 prevede sanzioni significative. Le multe vanno da 2.046 a 8.186 euro per chi guida un veicolo senza mai aver conseguito la patente o con patente revocata. Si tratta della violazione più grave tra quelle legate ai titoli abilitativi alla guida.

A questo si aggiunge il sequestro del veicolo. Chi viene fermato alla guida con la patente sospesa per mancata revisione rischia il fermo immediato del mezzo, che finisce al deposito a spese del proprietario fino alla regolarizzazione della situazione. Non è una multa che si paga e si dimentica: è un procedimento che blocca la vettura, produce costi aggiuntivi per il deposito e richiede poi un iter burocratico per il dissequestro. La via più semplice, come sempre in questi casi, è anche la più ovvia: monitorare il proprio saldo punti con regolarità, agire prima che si azzeri cercando di recuperare punti con i corsi specifici, e nel caso peggiore presentarsi subito all’esame di revisione non appena si riceve il provvedimento.

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