• 20 Agosto 2026 8:29

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Prezzo benzina e gasolio, davvero si potrebbe andare verso i 3 euro al litro?

Ago 20, 2026

Chi ha già stretto i denti per l’ultimo pieno rischia di doverlo fare ancora più forte nei prossimi mesi. A lanciare l’allarme è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che durante la sua ultima intervista ha delineato uno scenario tutt’altro che rassicurante per gasolio e benzina. La causa? L’evoluzione della crisi in Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz al centro delle preoccupazioni degli analisti energetici.

FederPetroli lancia l’allarme

Analizzando le tensioni geopolitiche internazionali, il numero uno dell’associazione ha raccontato come nei prossimi mesi, il prezzo del gasolio potrebbe sfondare l’inimmaginabile soglia dei 3 euro al litro. Non si tratta, va precisato, di un allarme a cuor leggero o di un rincaro previsto per i prossimi giorni, ma di una proiezione che tiene conto dei fondamentali del mercato energetico internazionale.

Marsiglia ha chiarito che raggiungere quota 3 euro al litro sul gasolio nei prossimi mesi non sarebbe difficile, precisando comunque che oggi quella soglia è ancora lontana: “Per fortuna stiamo sotto i 3 euro al litro, però in qualche mese, in assenza di de-escalation, è possibile raggiungere questa soglia“. Il nodo resta sempre lo stesso, lo Stretto di Hormuz, uno dei punti di passaggio più delicati per il trasporto mondiale di petrolio e gas. Se la tensione in quell’area dovesse continuare a salire, si potrebbe arrivare a un vero e proprio stravolgimento del mercato nel giro di pochi mesi.

I numeri, del resto, raccontano già una fase complicata: il Brent viaggia sui 92-93 dollari al barile, mentre il gas si attesta intorno ai 63 euro al MWh, un valore che secondo il presidente di FederPetroli potrebbe far sentire i suoi effetti sulle bollette energetiche di famiglie e imprese proprio tra ottobre e novembre.

Dello sconto alle accise più nessuna traccia

Nel frattempo, gli aumenti alla pompa hanno mangiato del tutto il beneficio dello sconto fiscale introdotto dal governo. Il taglio sulle accise, pari a 17 centesimi al litro solo sul gasolio e in vigore fino al 25 agosto, sembrava dover offrire un po’ di respiro agli automobilisti. Invece, l’effetto pratico si è già ridotto fino a sparire in pochi giorni, coperto a suon di rialzi al distributore.

Oggi il diesel viaggia in media intorno ai 2,099 euro al litro. Un pieno da 50 litri, ai prezzi attuali, costa circa 105 euro: a 2,50 euro salirebbe a 125, mentre a quota 3 euro si arriverebbe a 150 euro, quasi 45 euro in più rispetto a oggi per ogni rifornimento. A restare completamente fuori dallo sconto, va ricordato, resta poi la benzina, argomento su cui diverse associazioni chiedono da tempo un intervento specifico.

Imprese in difficoltà

L’impatto di un eventuale aumento del genere, però, non si fermerebbe soltanto al portafoglio degli automobilisti privati. Il gasolio alimenta buona parte dell’autotrasporto, della logistica, delle macchine agricole e di numerose attività produttive, motivo per cui un ulteriore rincaro finirebbe per trasferirsi lungo tutta la catena dei prezzi, dal trasporto merci alla distribuzione alimentare, fino all’agricoltura e all’industria.

Non a caso, le imprese della Fapi, la Federazione autonoma piccole imprese, si dicono già preoccupate perché la dinamica dei prezzi sta rapidamente assorbendo il beneficio dello sconto e chiedono al governo di valutare nuovi interventi sulle accise. Anche Confimprenditori è tornata a chiedere misure più incisive, giudicando insufficienti gli strumenti messi in campo finora. Con lo sconto in scadenza tra pochi giorni e la crisi internazionale che non accenna a placarsi, l’autunno dei carburanti si preannuncia tutt’altro che semplice.

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