Non arriva nessuna buona notizia per chi ogni giorno fa i conti con il pieno di benzina o diesel. A confermarlo, senza troppi giri di parole, sono stati proprio il vicepremier Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuti il 23 settembre alla Festa de Il Tempo, a Palazzo Wedekind, a Roma.
Un confronto pubblico che, più che rassicurare gli automobilisti italiani, ha finito per certificare quanto molti sanno già da settimane: sui prezzi dei carburanti, almeno nell’immediato, non c’è alcuna inversione di tendenza all’orizzonte.
Il prezzo del carburante non calerà
Salvini ha spiegato che a breve non caleranno né il costo del carburante, né quello dell’energia, né i costi per le imprese e le famiglie, arrivando poi alla conclusione diventata immediatamente virale: “o ti rassegni o ti attrezzi“.
Una frase pronunciata in un momento particolarmente delicato per il portafoglio degli italiani, con benzina e diesel che continuano a viaggiare su livelli record: secondo gli ultimi dati diffusi dal Mimit, la benzina in modalità self si attesta attorno ai 2,154 euro al litro, mentre il diesel arriva a toccare i 2,338 euro.
Numeri che pesano concretamente sui bilanci familiari e sui costi operativi di aziende e professionisti che si spostano quotidianamente su strada, in un contesto in cui la crisi energetica internazionale continua a farsi sentire senza sconti.
Giorgetti passa la palla all’Europa
A completare il quadro è intervenuto anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha spiegato come i prezzi dei carburanti non dipendano direttamente dal governo, ma dall’andamento delle quotazioni del Brent e dalla capacità produttiva delle raffinerie.
Una lettura tecnica della situazione che, secondo Giorgetti, rende poco efficaci gli interventi nazionali isolati: le misure che all’inizio sembrano significative finiscono per apparire quasi irrisorie di fronte alle dinamiche globali del mercato energetico. Per questo motivo, l’esecutivo ha scelto di portare la questione a livello europeo: il tema è già stato discusso nel corso di un incontro a Dublino e sarà affrontato formalmente in sede Ecofin, il consiglio dei ministri economici e finanziari dell’Unione, a inizio ottobre.
Giorgetti si è detto fiducioso che sempre più Paesi europei stiano maturando la consapevolezza che serva una risposta comune, ma la strada per arrivare a un intervento condiviso appare tutt’altro che breve, considerando i tempi tipici delle trattative comunitarie su temi economici così delicati.
Che fine ha fatto la promessa del 2018?
Le parole di Salvini riportano inevitabilmente alla memoria una promessa fatta anni fa, quando il leader della Lega, allora all’opposizione, prometteva un taglio deciso delle accise sui carburanti come misura strutturale per alleggerire il peso fiscale alla pompa.
Da allora, gli interventi messi in campo dai vari governi che si sono succeduti si sono limitati principalmente a proroghe temporanee dei tagli, legate a momenti di emergenza internazionale, senza mai trasformarsi in una riforma permanente della tassazione sui carburanti. Le accise italiane restano infatti tra le più elevate d’Europa, un fardello che pesa in modo significativo sul prezzo finale pagato al distributore, indipendentemente dall’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio.
Alla luce delle ultime dichiarazioni, la sensazione diffusa è che quella promessa resti ancora lontana dall’essere concretizzata, mentre il governo sposta sempre più l’attenzione verso un tavolo europeo che, per sua natura, richiede tempi di mediazione lunghi e risultati tutt’altro che scontati.