• 16 Marzo 2026 19:03

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Ponte sullo Stretto, il progetto slitta almeno al 2034

Mar 16, 2026

Il tema che torna ciclicamente a scuotere il dibattito politico e infrastrutturale italiano è ancora una volta il Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera titanica destinata a collegare stabilmente la Sicilia alla Calabria. Tuttavia, nonostante i proclami degli ultimi mesi, la realtà dei conti e della burocrazia ha imposto una brusca frenata: il sogno del Ministro Matteo Salvini è, per il momento, costretto a essere rimandato. Un nuovo decreto ha infatti sancito uno slittamento dei tempi e, soprattutto, una distrazione di risorse che segnala quanto il cammino verso la posa della prima pietra sia ancora disseminato di ostacoli.

Risorse destinata a Rfi

La nuova battuta d’arresto inizia tra i corridoi della Ragioneria Generale dello Stato e del Consiglio dei Ministri, dove è stato approvato il decreto sui commissari straordinari delle opere pubbliche. Il fulcro del provvedimento rivela una mossa contabile pragmatica ma simbolicamente pesante: 2,8 miliardi di euro, inizialmente destinati al Ponte, sono stati trasferiti alla Rete Ferroviaria Italiana.

Questa imponente somma servirà ad abbassare l’esposizione debitoria della società, che negli ultimi anni ha anticipato ingenti risorse alle imprese impegnate nei cantieri di tutto lo Stivale. In pratica, i fondi necessari per l’opera che dovrebbe unire lo Stretto sono stati girati per riequilibrare i conti della rete ferroviaria nazionale, rendendone il debito più sostenibile. Questa rimodulazione finanziaria è stata resa possibile proprio dai ritardi accumulati nell’avvio dei cantieri del Ponte. Poiché tra il 2026 e il 2029 la spesa effettiva sarà inferiore al previsto, il Governo ha deciso di utilizzare quelle risorse “congelate” per tappare i buchi immediati di Rfi.

Ma la conseguenza diretta di questa manovra è un allungamento dei tempi: il nuovo cronoprogramma sposta l’operatività dell’infrastruttura al 2034, un anno in più rispetto alle precedenti promesse. Secondo la società Stretto di Messina, i lavori dovrebbero iniziare a settembre, puntando a una conclusione entro il 2033, lasciando al 2034 il ruolo di primo anno di esercizio effettivo.

Ora vale la cautela

Di fronte a questo scenario, il Ministro Salvini ha dovuto abbandonare i toni trionfalistici per abbracciare una linea di estrema cautela. Lo stop imposto dalla Corte dei Conti ha pesato come un macigno sulla programmazione, costringendo l’esecutivo a rivedere scadenze che sembravano scolpite nella pietra. “Non do più scadenze mensili“, ha ammesso il Ministro, citando la giungla di ricorsi, controricorsi e comitati del “no” che continuano a rallentare l’iter burocratico. Resta ferma la soddisfazione per lo stanziamento complessivo di 13,5 miliardi di euro, ma la data dell’inaugurazione appare oggi più sfocata che mai.

Mentre il Governo difende l’opera definendola strategica per il Mezzogiorno, le opposizioni non hanno perso l’occasione per attaccare il progetto. Il deputato dem Marco Simiani ha parlato apertamente di “accanimento terapeutico”, invitando l’esecutivo a concentrarsi su infrastrutture giudicate più urgenti e concrete.

Nonostante le rassicurazioni dell’amministratore delegato Pietro Ciucci, secondo cui il costo totale non subirà variazioni per le casse pubbliche, il Ponte sullo Stretto rimane avvolto in un’aura di incertezza. Per ora, l’immagine di un’Italia unita da un’unica campata resta un disegno sulla carta, mentre la realtà quotidiana parla di debiti ferroviari da ripianare e cantieri che attendono ancora il primo colpo di piccone.

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