• 1 Aprile 2026 4:16

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Petrolio, per il Brent a marzo il più grande rialzo di sempre

Apr 1, 2026

AGI – Marzo verrà ricordato, per il petrolio, come il mese che ha registrato il più grande aumento – su base mensile – di sempre. Il prezzo del Brent è infatti salito del 59% dal 28 febbraio ossia da quando è iniziato il conflitto iraniano superando così il precedente record di aumento del 46% registrato nel settembre 1990 quando l’Iraq invase il Kuwait. Gli analisti interpellati dal Financial Times avvertono che i prezzi continueranno a rimanere elevati e potrebbero salire ulteriormente finché proseguirà il conflitto.

Il balzo del Brent è il più consistente dalla creazione del contratto futures nel 1988, ed è però inferiore a quando i prezzi si quadruplicarono tra l’ottobre 1973 e il gennaio 1974: il costo del greggio passò da 2,90 a 11,65 dollari al barile a causa dell’embargo imposto agli Stati Uniti dai paesi arabi esportatori in quanto Washington appoggiava Israele nella guerra dello Yom Kippur.

Le cause del rialzo e le previsioni di mercato

Ma il rialzo è stato ancora più evidente per i prodotti raffinati: il carburante per aerei e il diesel sono quasi raddoppiati dall’inizio dell’anno, mentre il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti, un indicatore politicamente sensibile, è salito sopra i 4 dollari al gallone (1,06 dollari al litro) per la prima volta dal 2022, e cioè dall’invasione russa. Anche il WTI, il benchmark statunitense, è salito a marzo di oltre il 55%, il suo maggiore aumento mensile dal 2020 in pieno shock per la pandemia. 

Il balzo dei prezzi del greggio fa seguito alla chiusura effettiva da parte dell’Iran dello Stretto di Hormuz, con Teheran che ha minacciato di aprire il fuoco sulle navi di passaggio. Lo stretto trasporta normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali e la sua chiusura ha già sottratto circa 300 milioni di barili all’offerta globale, pari a quasi tre giorni di consumo mondiale, in quella che gli analisti di Morgan Stanley hanno descritto come un’interruzione “di gran lunga” più grave dopo quella del 2022 da parte della Russia.

Il Brent arriverà a 110 dollari, ma poi si attesterà sui 100

I paesi del Golfo non sono riusciti a trasportare circa 10 milioni di barili e anche le raffinerie in Asia, che dipendono dalle forniture di greggio dal Medio Oriente, hanno dovuto ridurre complessivamente la capacità di circa 2-2,5 milioni di barili al giorno. Morgan Stanley prevede ora che il greggio Brent si attesterà in media a 110 dollari al barile tra aprile e giugno e a 100 dollari al barile tra luglio e settembre. Gli esperti inoltre hanno fatto presente che i prezzi non riflettono ancora pienamente la portata delle perturbazioni causate dalla guerra in Iran e che probabilmente aumenteranno ulteriormente fino a quando la domanda non verrà ridotta. E gli sforzi per il rilascio delle riserve strategiche, rileva Tamas Varga analista presso il broker petrolifero PVM, “non hanno avuto l’impatto sperato” così come la revoca delle sanzioni sul petrolio russo e persino su quello iraniano.

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