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Pescatori liberati, il comandante della Medinea in navigazione verso Mazara: “Vogliamo lavorare, non la guerra” – TGCOM

Dic 19, 2020

“I nostri carcerieri – spiega Marrone – non volevano che li guardassimo negli occhi, altrimenti ci avrebbero infilato la testa nel bidet”. Il comandante ha anche detto che i marinai spesso cucinavano per i carcerieri e dovevano loro servire il cibo, sempre con il divieto di guardarli in faccia. Infine, Marrone ha detto di aver condiviso due celle, insieme ai suoi compagni, con altri detenuti stranieri.

Il piano sanitario per il rientro – All’arrivo nel porto di Mazara un medico salirà a bordo dei pescherecci e visiterà i marinai, che una volta a terra faranno il tampone rapido e poi quello molecolare. In assenza di positivi al Covid, tutti andranno a casa e dovranno ripetere il tampone dopo cinque giorni. Al porto nuovo, dove le due barche approderanno, ci saranno un numero limitato di parenti e i giornalisti, spiega il sindaco Salvatore Quinci.

I due marinai senegalesi, che non hanno una casa, saranno ospitati in un albergo a spese dell’armatore, sempre che il tampone dia esito negativo. I senegalesi, abitualmente, lavorano come guardiani delle barche e dormono a bordo. In caso di positività, anche di un solo marinaio, tutti saranno fatti salire su un mezzo con dispositivi di biocontenimento e posti alla quarantena domiciliare. Per i senegalesi, invece, sempre in caso di positività, è previsto il trasferimento in un Covid hotel. Intanto, il sindaco ribadisce che per domenica l’accesso al porto nuovo sarà inibito per tutti, tranne che per le persone autorizzate.

Il giallo dello scambio – A parlare di una promessa per il rilascio dei marinai – tra loro 8 italiani – in cambio del rimpatrio di alcuni scafisti arrestati in Italia è un giornale arabo edito a Londra e vicino alle posizioni del generale Haftar. Il senatore di Forza italia Maurizio Gasparri ha intanto rivolto una interrogazione urgente al governo, mentre la ricostruzione del quotidiano è respinta seccamente dalla nostra intelligence. Della liberazione dei pescatori si occuperà martedì prossimo il Copasir, il Comitato parlamentare che vigili sull’operato dei nostri servizi segreti. I quattro scafisti libici reclusi in Sicilia sono in attesa del processo in Cassazione. In secondo grado sono stati condannati a pene che vanno dai venti ai trenta anni di carcere.

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