• 29 Novembre 2021 21:13

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Perché vaccinare i bambini ha più benefici che rischi

Nov 25, 2021

L’Ema ha raccomandato la vaccinazione dei bambini nella fascia di età 5-11 anni con il vaccino della Pfizer. Vorrei qui radunare alcuni semplici fatti che ogni genitore dovrebbe conoscere, per capire il perché di questa raccomandazione.

 

Innanzitutto, è bene sapere che, posto che i bambini hanno la stessa suscettibilità all’infezione degli adulti, essi possono ammalarsi gravemente di Covid-19, sperimentando problemi di salute sia a breve sia a lungo termine a causa dell’infezione. Per citare qualche dato, a metà ottobre 2021 negli Stati Uniti l’infezione da Sars-CoV-2 aveva interessato circa 2 milioni di bambini e causato quasi 100 decessi nella fascia di età fra i 5 e gli 11 anni; può sembrare poco, ma questi numeri significano che tale infezione era ormai diventata una delle prime 10 cause di morte in quella fascia di età.

A parte i casi letali, bisogna ricordare gli effetti a lungo termine dell’infezione da Sars-CoV-2: oltre a condizioni di salute rare e molto serie, come la sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C) osservata in migliaia di bambini dall’inizio della pandemia (spesso a partire da infezioni asintomatiche o paucisintomatiche), c’è anche la cosiddetta condizione di “long Covid”, vale a dire il persistere su lunghi periodi di sintomi anche dopo la negativizzazione. Questa condizione si osserva in una percentuale che un ampio studio inglese su 258.790 minori di età fra i 5 e i 17 anni dichiara essere nell’ordine del 2 per cento oltre i 56 giorni e che una recente review di 14 studi disponibili ad agosto 2021 piazza fra il 4 e il 66 per cento a 12 settimane, a seconda dei sintomi e di altre variabili considerate dagli studi. In coerenza con i dati citati, in Israele si osserva che fra i bambini di meno di 12 anni di età si riportano in circa il 2 per cento dei casi sintomi ancora persistenti a 6 mesi dall’infezione.

Questo è ciò che si rischia con il virus; ma qual è il rapporto rischi/benefici per la vaccinazione nella fascia di età considerata? La Fda ha condotto un’analisi quantitativa per valutare i numeri previsti di casi sintomatici, ricoveri, ricoveri in terapia intensiva e decessi di Covid-19 che potrebbero essere prevenuti per ogni milione di bambini vaccinati in un periodo di 6 mesi, rispetto al numero previsto di casi di miocarditi, ricoveri ospedalieri, ricoveri in terapia intensiva e decessi per milione di bambini causabili dal vaccino nello stesso periodo e per la stessa coorte. Si è assunto in modo conservativo che il rischio di miocardite/pericardite associato alla dose di 10 µg nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni fosse uguale al rischio associato con la dose di 30 µg negli adolescenti di età compresa tra 12 e 15 anni. Naturalmente, benefici del vaccino e rischi dovuti al virus variano al variare della prevalenza di Sars-CoV-2; tuttavia, al variare di questo fattore, il numero di esiti clinicamente significativi correlati al Covid-19 prevenuto supera sempre il numero di casi di miocardite in eccesso associati al vaccino, eccetto nel caso in cui la prevalenza del virus si mantenga pari al minimo sin qui osservato negli Usa. Anche in questo ultimo caso, tuttavia, la gravità attesa degli esiti dell’infezione prevenuta è maggiore della gravità delle miocarditi indotte; inoltre, che il virus non circoli mai più a livelli superiori al minimo è ovviamente irrealistico, così come è irrealistico assumere che l’incidenza di miocarditi sia pari a quella osservata negli adolescenti fra i 12 e i 15 anni, utilizzando un terzo della dose a essi somministrata.

Sulla base di questi dati e di simili ragionamenti, Fda, Cdc, Ema e altre autorità di farmacovigilanza raccomandano la vaccinazione dei bambini fra i 5 e gli 11 anni di età; e se il rapporto rischi/benefici per i bambini è favorevole, a maggior ragione la loro vaccinazione diventa urgente, visto ciò che rischiano per il virus e visto che costituiscono un serbatoio infettivo ove il virus continua a mutare e un pericolo per i soggetti suscettibili, come i non-responder o i soggetti vaccinati da lungo tempo.

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